Scialla!

Scialla!

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L’esordio di Francesco Bruni, Scialla!, è un esempio di cinema popolare nell’accezione migliore del termine: bella costruzione d’ambiente, personaggi stereotipati ma credibili, situazioni ai limiti del parossistico ma gestite con una grazia spesso superiore alla media.

Non tutti i Mali vengono per nuocere

Un padre e un figlio che non si conoscono – tutti e due a loro modo borderline – sono costretti a una convivenza forzata di alcuni mesi, durante i quali impareranno molte cose l’uno dell’altro… [sinossi]
Magari tracimasse ‘sto fiume,
almeno se n’annamo tutti a casa
Dal film

Nel passaggio di Francesco Bruni dalla tastiera di un computer alla sedia da regista vi è qualcosa di estremamente naturale, quasi si trattasse di una tappa obbligata, in un certo senso: dopotutto il lavoro svolto da Bruni in venti anni di professione, fin dagli esordi per Vito Zagarrio (Bonus Malus), Gianfranco Pannone (Piccola America) e Felice Farina (Condominio), è sempre stato teso a una scrittura che nascondesse al suo interno un’ipotesi assai concreta di messa in scena. Non è un caso che il sodalizio intrapreso con Paolo Virzì, con il quale Bruni ha scritto tutti i lungometraggi, da La bella vita fino a La prima cosa bella (film che ha permesso al duo, insieme a Francesco Piccolo, di vincere il David di Donatello per la miglior sceneggiatura), si sviluppi in maniera stratificata sulla carta prima di essere materializzata sullo schermo; la capacità di coniugare alla verve letteraria l’intuito nella ricerca dei volti giusti per rendere credibili i dialoghi è senz’ombra di dubbio uno dei punti di forza del cinema di Virzì. Un elemento sinergico, quello a cui si è appena accennato, che è alla base anche della riuscita di Scialla!, l’esordio alla regia di Bruni che ha ricevuto l’onore – e l’onere – di aprire ufficialmente il concorso di fiction di Controcampo Italiano, la sezione della Mostra del Cinema che raggiunge quest’anno la terza edizione. Scialla! nasconde al suo interno tutte le peculiarità espressive che Bruni ha dimostrato di saper maneggiare con cura: l’indagine sulla famiglia, la lettura in forma di commedia – talvolta amara – della società contemporanea, lo scandaglio di una realtà locale che abbia in ogni caso la forza di elevarsi a messaggio universale, un’anima popolare che non disdegna comunque la strizzatina d’occhio al cinema d’auteur. Dopo aver raccontato con Virzì la storia di chi vive nella “provincia dell’impero” (La bella vita è ambientato a Piombino, Ovosodo e La prima cosa bella a Livorno, Baci e abbracci nel pisano) o è costretto a scontrarsi con la metropoli (Corrado Fortuna/Tanino che se ne fugge in quel di New York, Alice Teghil e Isabella Ragonese a tu per tu con Roma rispettivamente in Caterina va in città e Tutta la vita davanti), Bruni porta davanti alla macchina da presa un personaggio finora inedito all’interno della sua filmografia. Il sedicenne Luca, grande consumatore di hip-hop e boxeur in erba, è romano fino al midollo: le sue scorribande, insieme ai fidati compagni di scuola, vanno da Ostiense a San Saba, passando per la Garbatella; il liceo dove passa senza troppo profitto le sue mattinate è a via Giulia, a due passi da Campo de’ Fiori (nella realtà il Virgilio); il suo gergo, infine, è cadenzato e arricchito da una terminologia neo-romanesca che raggiunge il suo apice nell’imperativo “scialla” che dà il titolo alla pellicola e che viene utilizzato dai giovani capitolini in sostituzione a “stai tranquillo”.

La ricerca della tranquillità, apparentemente impossibile, è proprio ciò che lega due esseri umani antitetici come Bruno e Luca, conosciutisi prima come professore di ripetizione e studente che come padre e figlio e costretti a vivere insieme per la partenza improvvisa della madre del ragazzo alla volta del Mali. Se l’intero impianto narrativo ruota attorno a questa situazione di precarietà, in una sorta di rilettura de La strana coppia alla carbonara, appare evidente come l’interesse di Bruni sia in realtà incentrato sulla brama di vivere – celata sotto coltri a dir poco pesanti – di Luca, interpretato dal bravissimo esordiente Filippo Scicchitano: anche le pur spassose disavventure del goffo e disadattato Bruno (assai apprezzabile la timbrica umorale scelta da un Fabrizio Bentivoglio che lavora abilmente di sottrazione), ridottosi a campare lavorando come ghost writer per figure dello spettacolo, come la pornostar Tina (quando è alle prese con i ritmi e i toni della commedia Barbora Bobulova continua a convincere poco), appaiono come delle rifiniture sullo sfondo. Infilato in una larga felpa con cappuccio, cuffie nelle orecchie con la musica sparata a tutto volume, Luca attraversa il mondo che lo circonda con una noncuranza bonariamente strafottente, e ruba la scena a tutti, catalizzando su di sé l’attenzione dello spettatore. Percorso di maturazione prevedibile ma scritto con cura e arguzia, Scialla! è cinema popolare nell’accezione migliore e più gratificante del termine: bella costruzione d’ambiente, personaggi stereotipati ma credibili, situazioni ai limiti del parossistico ma gestite con una grazia spesso superiore alla media. E il personaggio del boss chiamato “Poeta”, interpretato da Vinicio Marchioni, che gestisce uno spaccio di cocaina costringendo le sue pupe i suoi scagnozzi a vedere i film di Truffaut e a discutere di Pasolini e di arte contemporanea, aggiunge un tocco di surrealismo caricaturale che non stona.

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