Cara, ti amo…

Cara, ti amo…

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Cara, ti amo… non insegue un linguaggio alternativo alle commedie mainstream, ma cerca di porre all’attenzione del grande pubblico altri interpreti, altri registi, altri sceneggiatori. Bisogna riconoscere a Vallati la capacità di mettere a frutto i pregi e anche i limiti di questo suo progetto: avendo a disposizione un cast professionale e volenteroso, il regista/sceneggiatore si affida alle performance attoriali, calibrando la diligente messa in scena sulla centralità della recitazione e dello script.

Il sesso debole

Rosario, Stefano, Paolo e Raffaele sono quattro amici quarantenni alle prese con un dilemma esistenziale: non si può vivere senza le donne, ma non è neanche possibile viverci assieme. Eppure il loro destino, come quello di tutti gli uomini eterosessuali in età adulta, è di relazionarsi con l’universo femminile. Un’impresa davvero complicata a cui, però, non sanno rinunciare. Perché in fondo “tra l’astinenza e l’amore eterno esiste tutta una vasta gamma cromatica di sfumature”. È con questa consapevolezza che si ritroveranno coinvolti in situazioni spesso assurde, comiche o semplicemente surreali, in cui possibili fidanzate, amiche o amanti di una notte giocano un ruolo decisamente rilevante… [sinossi – pressbook]

L’esordio alla regia cinematografica del romano Gian Paolo Vallati, nelle vesti anche di sceneggiatore, produttore & distributore, è una gradevole commedia che si affida alle performance attoriali del nutrito cast e a una scrittura a tratti briosa, capace di regalare più di un sorriso. Ma l’aspetto più interessante di Cara, ti amo… è la genesi produttiva, l’insolita natura indipendente della pellicola. Questo indie italiano, pronto a gettarsi nella mischia della distribuzione dopo una lunga e non semplice fase di lavorazione, è una vetrina di volti e talenti nuovi o quantomeno alternativi ai soliti noti [1]. L’ironia di Angelo Orlando, il fascino di Luciano Scarpa, la simpatia di Alessandro Procoli e la presenza scenica di Massimiliano Franciosa mostrano le potenzialità di un’industria cinematografica che purtroppo stenta ad aprirsi alle novità, ricorrendo stancamente alle solite formule, spesso spremendo oltre il dovuto attori e attrici, costringendoli in ruoli inappropriati [2]. E se risuona un po’ strano affibbiare la definizione di indipendente a una commedia costruita sui cliché, girata a Roma e in linea con molti “blockbuster” nostrani (come non pensare al dittico Maschi contro femmine e Femmine contro maschi di Fausto Brizzi o a Ex: Amici come prima! di Carlo Vanzina?), non si devono dimenticare le abnormi difficoltà non solo produttive ma anche e soprattutto distributive: Cara, ti amo… non insegue un linguaggio alternativo alle commedie mainstream, ma cerca di porre all’attenzione del grande pubblico altri interpreti, altri registi, altri sceneggiatori. E sarà fondamentale per il successo del progetto di Vallati, al di là delle recensioni positive o negative e degli spazi sui vari media, il numero di schermi, la disponibilità e la fiducia degli esercenti. Insomma, un’impresa complicata ma (si spera) non impossibile.

Bisogna riconoscere a Vallati la capacità di mettere a frutto i pregi e anche i limiti di questo suo progetto: avendo a disposizione un cast professionale e volenteroso, il regista/sceneggiatore si affida alle performance attoriali, calibrando la diligente messa in scena sulla centralità della recitazione e dello script [3]. Prediligendo quadri fissi e limitando i movimenti di macchina, ma senza scivolare mai in una sterile e televisiva dialettica campo-controcampo, Vallati confeziona una pellicola che nasconde in buona parte il basso budget e le difficoltà produttive: si veda, in questo senso, la lunga sequenza iniziale, in cui sono gli attori (Rosario/Angelo Orlando e le sue improbabili conquiste amorose) e i dialoghi a illuminare una location altrimenti anonima. Quello che riesce meno a Vallati è dare respiro e spessore a una trama che solo in piccola parte si spinge oltre l’idea di partenza: Cara, ti amo… funziona a strappi, a sequenze, a suggestioni, tratteggiando il ritratto di quattro quarantenni in cerca di amore/sesso/compagnia/svago, ma senza tessere storie convincenti. L’impressione che l’esile struttura narrativa sia un pretesto per incorniciare una serie di episodi si amplifica poi nella seconda parte, soprattutto nel frettoloso e interlocutorio finale: sono soprattutto le sottotrame (l’esperienza da grafico di Paolo/Alessandro Procoli, lo spettacolo teatrale di Rosario) a evidenziare i limiti di una sceneggiatura che si accontenta forse troppo della buona idea di partenza.

Note
1. Le quattro settimane di riprese del film sono state spalmate su quasi due anni, unica strategia possibile per una produzione a basso (bassissimo) budget, che deve tener conto degli impegni del cast e della crew.
2. Lodevole anche il corposo cast femminile. Brave e belle: Emma Nitti, Sara Ricci, Nina Torresi, Elda Alvigini, Lidia Vitale e Virginia Raffaele. In un cameo Gianmarco Tognazzi, sapientemente camuffato.
3. É lo stesso Vallati a riconoscere la fruttuosa collaborazione col cast anche a livello creativo, dal lavoro sui personaggi alle felici improvvisazioni di qualche sequenza.
Info
Cara, ti amo…, il trailer.
Cara, ti amo…, il prologo.

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