La kryptonite nella borsa

La kryptonite nella borsa

di

Ironico e nostalgico, La kryptonite nella borsa segna l’esordio registico dello sceneggiatore Ivan Cotroneo: più farsa che commedia, più bozzetti che vera e propria narrazione. E tutto resta un po’ superficiale.

Superman napoletano

Napoli, 1973. Peppino Sansone ha 9 anni, una famiglia affollata e piuttosto scombinata e un cugino più grande, Gennaro, che si crede Superman. Le giornate di Peppino si dividono tra il mondo folle e colorato dei due giovani zii e la sua casa dove la mamma si è chiusa in un silenzio incomprensibile e il padre cerca di distrarlo regalandogli pulcini da trattare come animali da compagnia. Quando però Gennaro muore, la fantasia di Peppino riscrive la realtà e lo riporta in vita, come se il cugino fosse effettivamente il supereroe che diceva di essere. È grazie a questo amico immaginario che Peppino riesce ad affrontare le vicissitudini della sua famiglia e ad accostarsi al mondo degli adulti… [sinossi]

Il cinema scritto da Ivan Cotroneo dal suo diploma al Centro Sperimentale di Roma fino all’esordio in prima persona dietro la macchina da presa con La kryptonite nella borsa ha avuto a che fare con gli anni Settanta in ben più di un’occasione: sono lì a dimostrarlo titoli quali Paz! di Renato De Maria e Questo piccolo grande amore di Riccardo Donna. Non è dunque un caso forse che per la sua opera prima il quarantatreenne sceneggiatore napoletano abbia scelto di tornare alle atmosfere di una realtà sociale già collaudata in precedenza, raccontando tra l’altro la Napoli in cui lui è cresciuto, e prendendo spunto da un proprio romanzo. Quasi un tentativo di proteggersi dall’impatto con l’esperienza registica, lavorando su materiale già conosciuto e metabolizzato.

La kryptonite nella borsa è un film che vive più di suggestione che di un vero e proprio svolgimento narrativo: attraverso gli occhi del piccolo Peppino, occhialuto e deriso un po’ da tutti (a partire dai compagni di scuola), prende vita un mondo sospeso tra la realtà e la fantasia, in cui il cugino Gennaro Superman, così chiamato per la sua abitudine di vestirsi e comportarsi come il supereroe creato nel 1938 da Jerry Siegel e Joe Shuster, può morire travolto da un autobus e ricomparire nelle vesti di consigliere personale del bambino. Quella tratteggiata da Cotroneo è una Napoli colorata ma che non dimentica la propria povertà, in cui la bizzarria (il padre che regala a Peppino tre pulcini come metafora della rinascita della vita, salvo ucciderli uno per uno per totale ignoranza delle abitudini degli implumi esserini) nasce comunque sempre da situazioni perfettamente quotidiane. Un pregio, questo, che rappresenta il volto migliore del film insieme all’ottima performance dell’intero cast, capitanato da Valeria Golino e nel quale anche i personaggi meno rilevanti alla fine dell’evolversi della vicenda acquistano uno spessore umano carico di empatia e di melanconica comicità. I nodi vengono al pettine, semmai, se ci si sofferma sull’operazione nel proprio complesso e la si mette in relazione allo stato deprimente della produzione italiana attuale: La kryptonite nella borsa è un’opera che non evita (anche per scelta, c’è da sottolinearlo) il bozzettismo, preferendo inseguire spesso e volentieri la via più semplice ed evitando con cura qualsiasi asperità particolare nel racconto. Si veda il modo in cui viene affrontata la crisi depressiva della madre di Peppino, o come è tratteggiato il personaggio della collega di lavoro della stessa Golino, vessata da una famiglia che le ruba fino all’ultimo centesimo dello stipendio. Non di rado durante la visione si ha la netta percezione di avere a che fare con una farsa più che con una commedia in senso stretto, come se Cotroneo avesse voluto regalare all’amata Napoli della sua infanzia una fuga nel mondo dei sogni, in grado di travalicare l’ingombrante ostacolo della cruda realtà. Un’idea ammirevole, ma che non sempre riesce a essere calibrata a dovere nel corso del film.

Ironico e nostalgico, La kryptonite nella borsa si rifugia in un passato trasfigurato e che non ha screzi, non ha crepe, non concede alcuna riflessione sulla contemporaneità (e si concede anche un errore storico, facendo ballare l’intera famiglia Sansone sulle note di Lust for Life di Iggy Pop, che non sarebbe stata pubblicata prima del 1977, vale a dire quattro anni dopo l’ambientazione del film): ancora una volta, probabilmente, una scelta di comodo. Ivan Cotroneo esordisce con un film divertente, godibile e con il quale è possibile passare una serata priva di preoccupazioni. Era però lecito aspettarsi qualcosa di più personale e coraggioso.

Info
Il trailer de La kryptonite nella borsa.
  • la-kryptonite-nella-borsa-2011-Ivan-Cotroneo-001.jpg
  • la-kryptonite-nella-borsa-2011-Ivan-Cotroneo-002.jpg
  • la-kryptonite-nella-borsa-2011-Ivan-Cotroneo-003.jpg
  • la-kryptonite-nella-borsa-2011-Ivan-Cotroneo-004.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Un bacio RecensioneUn bacio

    di Con Un bacio, suo terzo film da regista, Ivan Cotroneo vira decisamente verso il teen-movie rischiando a più riprese sul piano della credibilità e su quello della volontà pedagogica, ma riuscendo comunque a tenere le fila grazie alla discreta solidità della scrittura.
  • In Sala

    Il Natale della mamma imperfetta

    di Spin-off in versione lungometraggio della web-serie Una mamma imperfetta, il film-tv di Ivan Cotroneo sarà in sala per un solo giorno, il 17 dicembre. Operazione interessante, ma non del tutto riuscita.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento