11 metri

11 metri di Francesco Del Grosso racconta la vita e la morte di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma che vinse lo scudetto nel 1982-83

Un colpo al cuore

Il 30 maggio 1994, a dieci anni esatti dalla finale di Coppa Campioni persa dalla Roma contro il Liverpool ai rigori, Agostino Di Bartolomei, storico capitano del secondo scudetto giallorosso, si tolse la vita, lasciando tutti nello sgomento. Attraverso una raccolta di interviste a familiari, amici, compagni e tifosi, arricchite da fotografie e immagini di repertorio inedite, il film racconta una personalità complessa, solo parzialmente nota al mondo dello sport. Una rievocazione emozionale nei luoghi a lui cari, ma soprattutto un ritratto intimo di un marito, padre, figlio, infaticabile professionista e grande amico. 11 metri è anche una riflessione su cosa vuol dire essere esclusi dal mondo che si è contribuito a costruire, caricare se stessi delle aspirazioni di un’intera squadra e ritrovarsi inadeguati quando il tempo ci passa addosso e cambia i connotati a tutto ciò che si ama… [sinossi – programma Festival di Roma 2011]
Ma Nino non aver paura
di tirare un calcio di rigore;
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore.
Un giocatore lo vedi dal coraggio
dall’altruismo e dalla fantasia…
Francesco De Gregori, La leva calcistica della classe ‘68

Esistono figure di sportivi la cui esperienza umana travalica il senso stesso di appartenenza a questa o a quella disciplina, perché al di là della loro pura apparenza mediatica nascondono un’umanità ribollente, oscura e splendida allo stesso tempo. Uomini e donne che abbandonano, volenti o nolenti, le mere pagine di cronaca sportiva per accedere alle porte del mito. Uno degli esempi più limpidi di quanto appena affermato è senza dubbio alcuno quello portato da Agostino Di Bartolomei, capitano e faro della Roma calcistica, che trascinò fino allo scudetto del 1982-83, a ben quarantuno anni dal primo, e fino a quel momento unico, successo nel campionato nazionale. Gli adolescenti e i ragazzi che oggi affollano la Curva Sud dello stadio Olimpico, intonando per Francesco Totti “un capitano, c’è solo un capitano”, ignorano con ogni probabilità come quel sintetico eppure estremamente significativo slogan fosse stato introdotto per la prima volta tra i fedelissimi giallorossi per inneggiare alla classe e al temperamento di Di Bartolomei, uno dei capitani più amati di sempre dal tifo romanista. Un tifo che vide il proprio cuore spezzarsi due volte per “colpa” di Di Bartolomei: nel luglio del 1984, quando decise di trasferirsi al Milan seguendo le orme del proprio mentore Niels Liedholm, e dieci anni dopo, quando si sparò un colpo al cuore nella sua casa di Castellabate, dove abitava con la famiglia da quando aveva deciso di appendere le scarpe “a qualche tipo di muro” (come cantò De Gregori nella Leva calcistica della classe ’68, a lui dedicata nel 1982).

Si dimostra dunque doppiamente importante un’opera come 11 metri, primo lungometraggio documentario “in solitaria” di Francesco Del Grosso dopo le co-regie portate a termine per Stretti al vento e Negli occhi, presentato come Evento Speciale (in coabitazione con la sezione L’Altro Cinema – Extra) alla sesta edizione del Festival del Film di Roma: da un lato permette di dare finalmente voce, per quanto postuma, a un uomo che non accettò mai in pieno un mondo calcistico troppo mediocre per rappresentarlo fino in fondo, e dall’altro dà la possibilità alle nuove generazioni di confrontarsi con una figura finita purtroppo presto nel dimenticatoio, forse proprio per la sua scomodità. Strutturato attraverso un percorso di rimembranza, riscoperta della memoria di chi calcò con lui i campi di calcio o fece parte della sua vita intima, 11 metri non tenta mai di trovare soluzioni in grado di circoscrivere una volta per tutte l’uomo Agostino Di Bartolomei, né si permette alcuna sentenza sulle azioni compiute: le speculazioni sui motivi che lo condussero al suicidio sono lasciate volutamente in secondo piano, così come sono state elise dal montaggio definitivo le lacrime di chi ancora oggi lo piange come amico, compagno, collega. Una narrazione cronologica che parte dai primi calci al pallone al San Filippo Neri alla Garbatella fino alla crisi post-calcistica, quando nessuno, anche a Trigoria, sembrava voler dar retta a questo ex-capitano: 11 metri è quasi la versione documentaria, complemento e appendice dell’omaggio fictionale che rese a Di Bartolomei Paolo Sorrentino nel suo esordio L’uomo in più, e Del Grosso sembra voler sottolineare questa comunione con il movimento di macchina verso il cielo del finale, ulteriore rimando al lungometraggio del 2001.
Nel suo desiderio di affabulazione e di completezza della ricerca di quando in quando Del Grosso si fa un po’ prendere la mano, affidandosi forse a un numero eccessivo di intervistati, con il rischio di una dispersione dell’attenzione e di una sovraesposizione della parola sul suono e sulla visione: alcuni interventi appaiono in effetti meno rilevanti degli altri, quasi si cercasse di dare voce a tutti coloro che potessere avere qualcosa da dire su Di Bartolomei. E se alcuni aneddoti sono giocati con estrema intelligenza anche da un punto di vista del montaggio – il crescendo contraddittorio relativo alla “fuga” dei giocatori della Roma dall’Olimpico in seguito a un parapiglia creatosi sugli spalti durante un’amichevole tra la Lazio e la nazionale Under 21, il dissacrante ricordo di Silvio Berlusconi alle prese con Papa Wojtyla durante una visita ufficiale del Milan in Vaticano – altrove sarebbe stato forse più conveniente abbandonare la memoria orale e affidarsi con maggiore continuità a un materiale di repertorio sempre efficace e coinvolgente, dal quale traspare senza alcuna possibilità di smentita la statura umana e intellettuale del numero 10 giallorosso.

Difetti di minimo conto, comunque, perché la reale forza di 11 metri sta tutta nella sua straordinaria carica emotiva, efficace anche al di là del mero tifo nei confronti della Roma – le parentesi relative alla sua esperienza nel Milan e nella Salernitana occupano ovviamente meno spazio all’interno del documentario, com’è giusto e doveroso che sia – e che non fa che confermare la capacità del ventinovenne cineasta romano nell’affrontare un’umanità caparbia e controversa, personaggi che hanno sfidato il mondo da soli, senza paure: era così per i velisti in solitaria e per Vittorio Mezzogiorno, ed è così anche per Agostino Di Bartolomei. Di fronte a 11 metri è arduo riuscire a trattenere le lacrime, con il tuffo al cuore che precede la batteria di rigori sulla quale si infranse il sogno di una consistente parte di Roma di vincere la Coppa dei Campioni o lo straziante, dolcissimo e tragico monologo che Marisa, la moglie del Capitano, dedica alla memoria di quella maledetta mattina del 30 maggio 1994, quando a dieci anni esatti dalla sconfitta con il Liverpool Agostino Di Bartolomei decise di togliersi la vita. L’efficacia emozionale del documentario è stata possibile testarla durante la proiezione festivaliera, quando una sala Petrassi gremita in ogni ordine di posto ha esultato ai gol, trattenuto il fiato ai rigori, pianto e applaudito, con una reazione umorale e partecipata rara in contesti simili. Ed è forse questa la migliore risposta, al di là di tutte le riflessioni sulla struttura, la narrazione o la scelta delle testimonianze, che Del Grosso potesse aspettarsi.

Questo mondo coglione piange il campione
quando non serve più
se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui
Antonello Venditti, Tradimento e perdono
Info
La scheda di 11 metri sul sito del Festival di Roma.
  • 11-metri-2011-01.jpg
  • 11-metri-2011-02.jpg

Articoli correlati

  • Bif&st 2014

    Fuoco amico

    di Francesco Del Grosso affronta con coraggio il caso drammatico e insolubile di Davide Cervia, scomparso nel nulla nel 1990. Al Bif&st 2014 e ora in sala grazie a Movieday.
  • Altre visioni

    Negli occhi RecensioneNegli occhi

    di , Un viaggio alla scoperta della vita e della carriera di Vittorio Mezzogiorno, uno degli attori più importanti del teatro e del cinema italiano degli ultimi trent’anni.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento