Too Big to Fail

Too Big to Fail

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Per la regia di Curtis Hanson, Too Big to Fail coniuga un piglio quasi-documentaristico a una solida struttura narrativa per raccontare la crisi dei mutui subprime. Presentato al Festival di Roma.

Wall Street Confidential

Una sconcertante cronaca della crisi finanziaria del 2008 e del fallimento del colosso Lehman Brothers. Henry “Hank” Paulson è il segretario del Tesoro ed ex Presidente e Amministratore Delegato di Goldman Sachs. Attorno a lui si muovono i magnati che governano l’economia del pianeta: il Presidente della Federal Reserve; il Presidente della New York Federal Reserve Bank; il Presidente e Amministratore Delegato di JP Morgan Chase; l’Amministratore Delegato della Lehman Brothers. Il film attraversa le intricate vite di questi potenti broker, alle prese con l’avvio del più grave crack finanziario dal 1929… [sinossi]
Nessuno voleva delle regole… stavamo facendo troppi soldi.
William Hurt (Hank Paulson), Too Big to Fail

Non è la prima volta che il Festival Internazionale del Film di Roma concede uno spazio nel corso delle sue giornate di programmazione a produzioni televisive di alta fattura: in principio fu la bella trilogia Red Riding ispirata ai romanzi di David Peace, poi l’anno scorso è stata la volta dell’episodio pilota di Boardwalk Empire diretto da Martin Scorsese, di Carlos di Olivier Assayas e de Le cose che restano di Gianluca Maria Tavarelli. La sesta edizione della kermesse capitolina non si sottrae alla tradizione e presenta al pubblico – con un’anteprima di due giorni sulla messa in onda su Sky – Too Big To Fail: Il Crollo dei Giganti, film per la tv con la regia di Curtis Hanson targato HBO.
Il regista – premiato con l’Oscar nel 1998 per L.A. Confidential – porta sullo schermo la storia ultra-recente, raccontando quello che poi verrà identificato come “l’inizio della grande crisi”: siamo nel 2008 e il sistema creditizio e ipotecario negli Stati Uniti è prossimo al collasso e, mentre le famiglie perdono la propria casa e i propri investimenti, numerosissime banche cominciano a fallire. La situazione si aggrava quando la crisi dei mutui subprime coinvolge anche veri e propri giganti di società legate alla finanza immobiliare: fra queste c’è la Lehman Brothers, operatore di credito fra i più rilevanti negli USA (la quarta più grande banca d’investimento sul mercato americano), attiva a livello globale.

Curtis Hanson segue passo dopo passo lo sviluppo della situazione, dedicandosi al periodo che va dalla fine di marzo del 2008 alla metà di ottobre dello stesso anno: nelle stanze del potere della finanza mondiale Too Big to Fail racconta l’inizio della crisi economica più grave dal 1929 sottolineandone la verticalità del crollo e la difficoltà di risoluzione. L’approccio registico e narrativo del film è quello del financial-thriller: ritmo serrato e linguaggio tecnico per una discesa negli inferi della politica finanziaria, fra fusioni bancarie, iniezioni di credito e crolli borsistici.
Il film – ispirato a un omonimo best-seller statunitense di Andrew Ross Sorkin (in cima alle classiche di vendita per oltre sei mesi nel 2009) – coniuga il piglio quasi documentarista a una struttura narrativa solida: le immagini di repertorio tratte dai telegiornali si intrecciano alla ricostruzione filmica di Hanson, che non manca di costellare la pellicola di estratti dalle dichiarazioni di Clinton, Bush jr, Reagan, in una denuncia bipartisan sul progressivo indebolimento delle difese per i risparmiatori americani e sull’inarrestabile voracità di un sistema creditizio scellerato destinato a un crack dalle mostruose ripercussioni. La ricerca di un’assoluta aderenza alla veridicità e alla credibilità delle situazioni rappresentate talora indebolisce il coinvolgimento nei confronti della narrazione, ma è l’inevitabile conseguenza della riproduzione fedele di un ambiente chiuso e autoreferenziale come quello della finanza: d’altronde l’estrema attualità del tema rende assolutamente necessaria la minuziosità della ricostruzione, tanto che spesso il cinema ha scelto di confrontarsi  con questo soggetto così contemporaneo sfruttando la tecnica del documentario (i più noti: Capitalism di Michael Moore, Inside Man di Charles Ferguson).

James Woods, Bill Pullman, Paul Giamatti, Cynthia Nixon, Edward Esner sono solo alcuni dei nomi degli interpreti eccellenti reclutati da Hanson, fra i quali brilla un tesissimo e inquieto William Hurt che nei panni di Hank Paulson (ex capo di Goldman Sachs e Segretario del Tesoro durante l’ultima presidenza di George W. Bush) è il vero fulcro della storia: è proprio attraverso questa personalità-chiave della politica economica americana che osserviamo l’inesorabile tracollo del sistema finanziario, la decostruzione di un mito di invincibilità che lascia spazio alla tragica consapevolezza che neanche i più grandi colossi sono immuni al fallimento. Le giornate nelle “stanze dei bottoni” si susseguono in un crescendo di tumultuosa apprensione destinata a divenire autentico panico, mentre le persone comuni – quei piccoli risparmiatori e investitori letteralmente spremuti dalla macchina creditizia – sono ancora immerse nell’inconsapevolezza della bolla che sta per esplodere: con grande tempismo nell’arrivo in Italia di questa fredda ricostruzione “dell’inizio della fine”, Too Big to Fail è il risultato di un lavoro di squadra eccellente, capitanato da un regista estremamente consapevole e da un cast che non tradisce le aspettative.
Un prodotto solido e onesto che racconta la storia recente con lucidità e fermezza.

Info
Il trailer di Too Big To Fail su Youtube.
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