Girl Model
di Ashley Sabin, David Redmon
Girl Model comincia e si chiude con una serie di quadri fissi: la neve, il ghiaccio, il porto, la nave, una fabbrica. La povertà prima e dopo. Redmon e Sabin seguono Nadya, incrociano Madlen, ma pedinano anche la scout Ashley, ex-modella. E con lei filmano il vuoto.
Il confine
Esiste un giro di modelle giovanissime, tra i 13 e i 17 anni, reclutate in tutto il mondo e poi spedite in Giappone come pacchi postali con l’idea di essere iniziate al lavoro nella moda ma con il vero scopo di essere fotografate e poi gettate via. Una catena di sfruttamento fondata sull’ingenuità che inizia con un talent scout, che è essa stessa una ex modella, incaricato di scoprire i volti e i corpi migliori che finiranno sulle copertine nelle riviste, senza mai curarsi molto delle proprietarie del corpo ritratto. Ricorrendo ad un cinema fatto di immagini nitide e spietate, attraenti e gelide, il documentario segue il percorso di una ragazza siberiana dal proprio villaggio fino a Tokyo. Un viaggio ricco di speranze di successo e povero di denaro, nel quale le disavventure e le umiliazioni saranno tali che la stessa troupe dovrà rompere il dogma del “non intervento” per aiutare la ragazza… [sinossi – Festival di Roma 2011]
C’è un preciso momento dell’interessante documentario diretto da David Redmon e Ashley Sabin in cui viene oltrepassato un confine teoricamente invalicabile. I due autori infrangono una regola fondamentale. Un errore. Una debolezza. Un gesto umano, compassionevole, comprensibile. La piccola Nadya, modella-bambina, non regge più la pressione, la solitudine, vuole la mamma, vuole sentire una voce conosciuta, qualcuno che la possa ascoltare e capire. Nadya crolla, piange. Nadya è un cerbiatto ferito. A Nadya serve disperatamente un telefono. Il telefono della produzione. Il confine è oltrepassato: la modella-bambina può chiamare casa.
Una telefonata non può rovinare un documentario. Girl Model è una testimonianza importante, ben realizzata, un tassello che si aggiunge a tante indagini (raggelanti) sullo sfruttamento del corpo femminile – si veda, ad esempio, il notevole Whores’ Glory di Michael Glawogger, passato alla 68. Mostra del Cinema di Venezia nella fertile sezione Orizzonti. Ma questa telefonata non può passare inosservata. David Redmon e Ashley Sabin abbandonano per un istante il loro ruolo, interferendo sugli eventi che stanno filmando. E poi? Dove saranno la prossima volta che gli occhi di Nadya si gonfieranno di lacrime? E dove sono le decine e decine di aspiranti modelle-bambine che appaiono all’inizio del lungometraggio? Cosa accadrà dopo? Redmon e Sabin perdono il controllo del loro lavoro, annullano la giusta distanza dalla storia che stanno documentando. Il gesto è misericordioso, ma altrettanto ipocrita: Nadya soffrirà in ogni caso, ma non davanti ai nostri occhi.
I corpi. Cercati, osservati, studiati, misurati, fotografati, sezionati, desiderati, venduti. I corpi delle modelle-bambine sono ovviamente al centro di Girl Model, come lo erano, seppur più brutalmente e senza tanti lustrini, nel lavoro di Glawogger. I corpi erano il centro gravitazionale anche di Crazy Horse di Frederick Wiseman (ancora Venezia 68): ma erano corpi cullati, coccolati, allenati, esaltati, rispettati. Ed erano corpi consapevoli. Nadya e Madlen non dovrebbero essere corpi, ma solo bambine. Redmon e Sabin ci mostrano la trasformazione di Nadya, il percorso dalla campagna alle agenzie di moda, dalla povertà alla speranza (tradita). Gambe da cicogna e occhi da cerbiatto, Nadya viene truccata, vestita, fotografata, filmata. Venduta ma non pagata.
Girl Model comincia e si chiude con una serie di quadri fissi: la neve, il ghiaccio, il porto, la nave, una fabbrica. La povertà prima e dopo. Redmon e Sabin seguono Nadya, incrociano Madlen, ma pedinano anche la scout Ashley, ex-modella. E con lei filmano il vuoto, perfettamente rappresentato dalla villa nel Connecticut: Ashley nega e ammette, confessa e si vanta, si mette in mostra, amando/odiando le modelle-bambine, giovani come lei non potrà più essere. Sotto il vestito niente.
Info
Il sito ufficiale di Girl Model.
Il trailer di Girl Model.
Girl Model, il blog.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Girl Model
- Paese/Anno: Francia, Giappone, Russia, USA | 2011
- Regia: Ashley Sabin, David Redmon
- Sceneggiatura: Ashley Sabin, David Redmon
- Fotografia: Ashley Sabin, David Redmon
- Montaggio: Alan Canant, Ashley Sabin, Darius Marder, David Redmon
- Interpreti: Ashley Arbaugh, Nadya Vall, Rachel Blais, Tigran Khachatrian
- Colonna sonora: Eric Taxier, Matthew Dougherty
- Produzione: Carnivalesque Films
- Durata: 77'










Whores’ Glory