La collina dei papaveri

La collina dei papaveri

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Pellicola squisitamente femminile, La collina dei papaveri disegna una città di mare dalle suggestive colline, in cui la natura domina silenziosamente e i ritmi quotidiani sembrano ancora scanditi dal buonsenso.

I nostri pensieri verso il cielo

Al principio del boom economico giapponese del 1963, gli studenti sono chiamati a essere i rappresentanti di un “Nuovo Giappone”. La sfida è uscire dalla devastazione della seconda guerra mondiale e costruire un futuro migliore senza però dimenticare il passato. Ambientato nella città portuale di Yokohama, a un anno dalle Olimpiadi di Tokyo, il film segue la vita quotidiana e scolastica della giovane Umi Komatsuzaki. Durante la disputa per la demolizione o la salvaguardia di una vecchia casa in legno della scuola, il Quartier Latin, sede dei club scolastici di filosofia e di astronomia, scrigno delle memorie di alcune generazioni, Umi e Shunya Kazama si innamorano. Ma quando il loro rapporto li avvicina al racconto delle storie delle proprie famiglie, scoprono con sgomento un segreto che li accomuna dal passato… [sinossi]
Bella ragazza, perché mandi
i tuoi pensieri verso il cielo?
Shun – La collina dei papaveri

Alla fine del romantico e nostalgico La collina dei papaveri (Kokuriko-zaka kara), opera seconda di Gorō Miyazaki, il pensiero corre al 1998, anno tragico in casa Ghibli, al delizioso I sospiri del mio cuore (meglio noto come Whisper of the Heart o Mimi wo sumaseba, realizzato nel 1995) e a Yoshifumi Kondō, talento che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Un aneurisma cancellò tanti sogni e lasciò nello Studio Ghibli un vuoto che sembrava incolmabile. I nostri pensieri verso il cielo…

La ricerca sembra finita. Nonostante il successo e le critiche positive di Arrietty – il mondo segreto sotto il pavimento (2010) di Hiromasa Yonebayashi, opera che avrebbe impreziosito oltremisura la filmografia di qualsiasi casa di produzione, la ricerca di un artista capace di tenere in piedi lo Studio Ghibli sembra arrivare a buon fine proprio con il nome predestinato, il figlio d’arte che il sottostimato esordio I racconti di Terramare (2006) sembrava aver bruciato. Sostenuto dal non trascurabile intervento paterno – sceneggiatura firmata con Keiko Niwa e design del club scolastico Quartier Latin – e dal character design di Katsuya Kondō [1], Gorō Miyazaki si è potuto misurare con una delicata love story adolescenziale che guarda alla storia del Giappone dei primi anni Sessanta, alla crescita economica, alle imminenti Olimpiadi di Tokyo e al fermento studentesco. Un po’ paradossalmente, Gorō Miyazaki si è scrollato di dosso l’ingombrante universo immaginifico paterno nonostante la sostanziosa collaborazione dell’inarrivabile genitore: se I racconti di Terramare era un sentito omaggio alle radici estetiche e narrative del padre, con un prezioso lavoro filologico troppo spesso colpevolmente trascurato nelle analisi della critica, La collina dei papaveri sembra avvicinarsi alla sensibilità e al maggiore realismo di Isao Takahata, recuperando parte delle atmosfere del capolavoro Only Yesterday (Omohide poro poro, 1991).

Spassosamente e ironicamente sul punto di scivolare nel melodramma, il nuovo film Ghibli (ri)mette in scena l’elogio delle piccole comunità, della vita e dei valori semplici, dell’etica del lavoro, della centralità della donna. Pellicola squisitamente femminile, La collina dei papaveri disegna una città di mare (come in Ponyo sulla scogliera, rovesciamento miyazakiano del cielo) dalle suggestive colline, in cui la natura domina silenziosamente e i ritmi quotidiani sembrano ancora scanditi dal buonsenso, lontanissimi dalla odierna frenesia [2]. Dal punto di vista estetico, in linea con le scelte della sua opera prima, Gorō Miyazaki continua a prediligere fondali meno dettagliati rispetto all’incredibile fotorealismo di alcuni lavori paterni [3], preferendo la forza evocativa dell’acquerello. Una scelta che si lega perfettamente al lavoro sui personaggi di Katsuya Kondō, che prosegue il compassato lavoro di aggiornamento di un character design che ha segnato l’animazione nipponica fin dai tempi del World Masterpiece Theater [4].

Merita una segnalazione il design del Quartier Latin, cuore pulsante dell’attivismo studentesco: tra il caos, le ragnatele, la polvere, gli insetti e le valanghe di libri e cianfrusaglie, questa strampalata casa dello studente sembra ammantata da un’aura magica, come il castello zampettante de Il castello errante di Howl. Il Quartier Latin è il luogo dove sogni e speranze prendono forma, punto d’incontro tra vecchie e nuove generazioni, tra esperienza ed entusiasmo. Ottimista e solare, La collina dei papaveri guarda ancora una volta al Giappone rurale, alle piccole comunità, al calore del focolare – centralità della donna, si diceva: l’assenza della figura paterna è una tragica costante della società nipponica del secondo dopoguerra.

“Sembra un melodramma da quattro soldi”. In questa illuminante battuta c’è tutta la cifra stilistica della sceneggiatura, che con estremo pudore mette in scena la tribolata relazione tra Umi e Shun, piccoli eroi romantici. Sostenuto da un ritmo brillante, lo script segue le palpitazioni dei cuori dei due adolescenti, tra corse a perdifiato e timidi silenzi. La collina dei papaveri cattura sguardi inconsueti per lo Studio Ghibli.

Note
1. Animatore di esperienza, classe 1963, Katsuya  Kondō ha curato anche il character design di Kiki’s Delivery Service ed è stato responsabile dell’animazione di Ponyo sulla scogliera e Il castello errante di Howl.
2. Devastata da un terremoto nel 1923 e pesantemente bombardata dagli americani durante la seconda guerra mondiale, Yokohama ha vissuto un forte momento di crescita a partire dagli anni Sessanta.
3. Si vedano, ad esempio, le monumentali foreste di Mononoke Hime.
4. La linee chiare e morbide che hanno da sempre contraddistinto le opere televisive e cinematografiche di Miyazaki e Takahata si impongono proprio col successo delle serie per il piccolo schermo: Heidi (1974), Marco (1976), Anna dai capelli rossi (1978) e via discorrendo. Fondamentale, come più volte ricordato dai due fondatori dello Studio Ghibli, l’influenza dell’animatore e character designer Yasuji Mori (1925-1992), venerato come un maestro.
Info
Il sito giapponese de La collina dei papaveri.
La collina dei papaveri sul sito della Lucky Red.
Il trailer italiano de La collina dei papaveri.
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