Hysteria

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Presentato in concorso alla sesta edizione del Festival di Roma, Hysteria di Tanya Wexler trae spunto dall’adattamento di un fatto realmente accaduto per raccontare una vicenda di finzione che intreccia british humor, irriverenza e confronto con la Storia.

Victoria(n)’s Secret

Pellicola che scava nelle origini del vibratore mostrando come alcune teorie mediche fossero basate sul concetto di isteria femminile, condizione accompagnata da sintomi quali irritabilità, rabbia e mancanza di sonno. I medici dell’epoca trattavano questi distrurbi con un massaggio pelvico, sostituito poi dal vibratore elettrico… [sinossi]

IV secolo a.C.: è questa la data cui si fanno risalire i più antichi documenti che attestano le prime diagnosi di sintomatologie anomale causate da uno “spostamento di utero” (in greco: hysteria). Da allora l’evoluzione del pensiero clinico è sensibilmente progredita (anche se solo nel 1952 l’Istituto Psichiatrico statunitense ha definitivamente escluso l’isteria dalla lista dei disturbi mentali), ma sarebbe purtroppo errato considerare ormai desueto l’atteggiamento sospettoso e imbarazzato nei confronti della sessualità femminile: sebbene infatti il sesso ricopra all’interno dell’esistenza umana un ruolo piuttosto rilevante nella sfera delle relazioni sociali, il rapporto fra le donne e il piacere continua spesso ad essere oggetto di diffidenti dissertazioni e in questo senso non sembrano aver sortito troppo effetto decenni di battaglie femministe (né – per i meno avvezzi alle rivoluzioni culturali e più propensi all’acquisizione di nozioni grazie alla cultura televisiva – nemmeno sei stagioni di Sex and the City et similia).

Hysteria di Tanya Wexler – presentato in concorso alla sesta edizione del Festival di Roma, segnata da una considerevole presenza di progetti declinati al femminile – trae spunto dall’adattamento di un fatto realmente accaduto per raccontare una vicenda di finzione che intreccia british humor, irriverenza e confronto con la Storia.
Siamo negli anni Ottanta del XIX secolo e nell’Inghilterra vittoriana schiacciata dal perbenismo un’invenzione sta per rivoluzionare la vita sessuale di migliaia di donne etichettate dalle diagnosi dell’epoca come malate di isteria: il vibratore. Nell’epoca degli albori dell’elettricità e del rapido sviluppo di numerosi congegni che avrebbero sconvolto la quotidianità, Mortimer Granville, giovane medico intraprendente riuscirà a escogitare un dispositivo elettro-meccanico adatto a soddisfare da un lato le esigenze di cura delle pazienti isteriche e dall’altro capace di preservare le funzioni manuali del medico curante. Fra le più quotate terapie per i casi di isteria infatti era raccomandato un massaggio manuale dell’area pelvica da perpetuarsi fino al raggiungimento del “parossismo”, un rilassamento clinico del sistema nervoso che nella concezione storica nulla aveva a che vedere con l’orgasmo (che stando agli studi dell’epoca poteva essere provocato solo dalla penetrazione di un organo maschile).
Hysteria segue le vicissitudini di Granville e in particolare il suo rapporto con l’austero dottor Dalrymple – ferreo sostenitore dei dettami medici vittoriani – e della sua coppia di figlie, l’una delicatamente conformista e l’altra esuberante e ribelle: sullo sfondo si inseguono i rimandi non solo all’evolversi della scienza ma anche alla controversa situazione sociale dell’epoca, i cui squilibri ben presto spalancheranno le porte alla modernità e al desiderio di cambiamento.

Tanya Wexler gioca con il tono elegantemente farsesco della commedia all’inglese, sfoggiando (soprattutto nei personaggi delle isteriche in cura) un aggraziato spirito caricaturale che ben si adatta all’approccio decisamente lieve con il quale la pellicola affronta il tema della malattia che – secondo indagini statistiche condotte intorno alla metà dell’Ottocento da medici britannici – interessava in quegli anni circa il 40% della popolazione femminile.
Se quindi il film si dimostra gradevole e spiritoso nei suoi momenti più disimpegnati, sembra perdere smalto e appeal quando cerca di trasferire il focus dell’azione in dimensioni più “moralizzanti”: al di là infatti dell’indispensabile contestualizzazione storico-scientifica nonché sociale dell’invenzione del vibratore, Hysteria finisce per voler inserire nell’intreccio narrativo l’elemento sovversivo-femminista lasciando che trovino spazio numerosi spunti rivoluzionari connessi all’emancipazione femminile. Un’operazione del genere sarebbe senz’altro un ottimo guizzo per interessarsi dell’evoluzione dell’attivismo delle donne nel corso degli ultimi decenni del XIX secolo, ma nell’ambito di un progetto come quello di questo film un’analisi di questo tipo appare talora un po’ distante dallo spirito della pellicola: il personaggio di Charlotte Dalrymple (interpretato da Maggie Gyllenhaal) incarna l’esemplificazione sintetica dell’anticonformista, catalizzatrice praticamente di ogni battaglia sociale propria dei suoi tempi, ma la sovraesposizione ideologica della grintosa coprotagonista non pare giovare alla costruzione del background della storia e sembra al contrario annacquare le tinte più sbarazzine della pellicola nel tentativo esasperato di suscitare una ‘riflessione’ nello spettatore.

Purtroppo però fra gli intenti della regista sembra ci fosse proprio quello di rendere cruciale il ruolo della suffraggetta Charlotte che dalla Wexler viene definita “il fulcro emotivo del film”: e in effetti la pellicola soprattutto nella seconda parte punta tutto sul sentimento, accantonando i toni più “impertinenti” per cedere il posto ai tratti da classica commedia romantica ricca di buoni sentimenti, dove l’amore sfida e combatte contro le convenzioni sociali imperanti. Addolcendo il proprio carattere per meglio plasmarsi alle sfumature più concilianti della love-story, Hysteria nel corso del suo sviluppo si ritrova a vestire panni sempre nuovi che lo portano ad avere una costruzione generale altalenante che se da una parte certamente non dona omogeneità alla pellicola dall’altra pare architettata con maestria per accattivarsi spettatori dai palati più diversi.
Senza mai lasciarsi davvero trascinare dal gusto per il grottesco e lasciandosi guidare dall’articolata scrittura dei dialoghi – che rappresentano senza dubbio un considerevole punto di forza del progetto – Tanya Wexler si appassiona alle “vicende politiche” (ovviamente intese nell’accezione etimologica del termine) che interessarono questa importante fase storica, lasciando che lo “scabroso” tema sessuale sia solo il punto di partenza per un’analisi sull’importanza della presa di coscienza del ruolo femminile nella società, affiancata da una più generica panoramica sui rapporti inter-relazionali fra esseri umani (è esemplificativo il ruolo quasi da caratterista di Rupert Everett, eccentrico finanziatore della produzione del vibratore).

Brillante e arguto ma non del tutto incisivo, Hysteria si affida consapevolmente ai canoni del genere cui si riferisce e a dispetto di una prima parte decisamente ritmata sembra cedere con troppa arrendevolezza ad alcune lungaggini narrative: il risultato è un film piacevolmente britannico, che raccoglie in sé pregi e difetti dei suoi modelli ispiratori con diligenza, senza concedersi davvero il guizzo originale e acuto che la tematica avrebbe potuto prospettare.

Info
Il trailer originale di Hysteria.
Hysteria sul canale Film su YouTube.
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