The Twilight Saga: Breaking Dawn – parte 1

The Twilight Saga: Breaking Dawn – parte 1

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The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 1 è la prima parte dell’ultimo capitolo della saga che narra i tormenti amorosi di Edward e Bella.

Il morbo di Pattinson

Bella e Edward si sposano, e partono per l’isola Esme, situata nella costa brasiliana, dove faranno la loro luna di miele. Tutto sembra andare per il meglio, ma Edward perde il controllo durante la loro prima notte d’amore, e il mattino dopo Bella si ritrova piena di lividi in tutto il corpo. Le cose precipitano quando inaspettatamente Bella scopre di essere incinta, e la repulsione di Edward per se stesso aumenta quando scoprono che la creatura che sta crescendo dentro di lei è per metà vampira, e causerà danni al suo corpo… [sinossi]

Vi è qualcosa di realmente preoccupante nel fenomeno mondiale legato al successo della saga letteraria creata da Stephenie Meyer: non si tratta solo di un’adolescenziale isteria collettiva nei confronti di una love story neanche troppo originale che fa leva sul fantastico aggiungendo un tocco di horror ai più abusati languori ormonali, né tanto meno della generale mediocrità tanto del testo scritto quanto della sua trasposizione sul grande schermo. Il “problema” è che il tormentato amore tra l’umana Bella e il vampiro (vegetariano) Edward è chiazzato in più punti da una vena spudoratamente reazionaria, che si fa beffe delle evoluzioni sociali dell’ultimo secolo. I germi di una lettura retrograda per quel che concerne l’interpretazione del ruolo della donna – immancabilmente subordinato a quello dell’uomo – erano già emersi nei primi tre capitoli della saga, ma deflagrano una volta per tutte nella prima parte dell’ultimo atto, programmaticamente diviso in due parti in modo da poter sfruttare fino alla fine le proprie potenzialità commerciali: una volta sposati i due innamorati partono per la luna di miele, e qui vengono sfiorate tematiche come la violenza domestica – il buon Edward ha difficoltà a trattenere la propria furia belluina durante l’atto sessuale – e, successivamente, l’aborto, cui Bella si oppone con tutte le proprie forze, nonostante il feto la stia inesorabilmente trascinando nella tomba. Se a questo si unisce il sibillino rimando all’accettazione della pedofilia racchiuso nell’imprinting che legherebbe il licantropo Jacob alla neonata Renesmee, davvero viene da chiedersi quale istinto primordiale la storia riesca a smuovere nelle falangi di pubescenti (ma non solo) che idolatrano la tetralogia. Tanto più che, per lo meno per quel che concerne la trasposizione cinematografica, di materiale ulteriore non se ne può rintracciare poi molto. Per quanto la ripartizione in due differenti capitoli di The Twilight Saga: Breaking Dawn sia stata motivata, sia dalla Meyer che dalla produzione, facendo riferimento all’eccessiva lunghezza del romanzo (poco meno di settecento pagine), la realtà è che a conti fatti questa prima metà si perde in una serie di lungaggini che rallentano il ritmo della narrazione fino a far sì che la stessa si inceppi.

Dall’incipit, con un furioso Jacob che riceve l’invito alle nozze della coppia, fino al ritorno degli sposini dalla brasiliana isola Esme, gli eventi si accavallano sullo schermo senza riuscire minimamente a intaccare l’interesse dello spettatore, soprattutto di colui che si avvicina da neofita a questo fenomeno di massa: si veda il modo in cui vengono inseriti in scena alcuni ospiti al matrimonio, per poi abbandonarli immediatamente al proprio destino, segno inequivocabile di una mediocrità di scrittura incancrenisce qualsiasi sviluppo drammatico. Non c’è ritmo, non esiste tensione, non si prova alcuna simpatia epidermica per dei personaggi (il triangolo composto da Edward, Bella e Jacob, ma anche l’algida e del tutto superflua famiglia di succhiasangue e la litigiosa, ma poco affascinante, tribù di lupi mannari) che nonostante le apparenze, non hanno una reale storia e identità. D’altro canto i vari Kristen Stewart, Robert Pattinson e Taylor Lautner non fanno nulla per aggiungere qualcosa di personale ai caratteri che stanno interpretando: la loro è una recitazione monodimensionale, dove gli occhi languidi o furenti e le espressioni a mezza bocca dovrebbero fare le veci dell’introspezione psicologica, mancando ovviamente il bersaglio. A parte le battute vacue, il casting poco avveduto e la morale bigotta desunta dal testo scritto, Bill Condon in cabina di regia cerca quantomeno di barcamenarsi, e dopo un inizio zoppicante, dove non riesce a evitare alcune risibili cadute di stile – Edward che sfonda il letto durante la prima notte di nozze – mette a punto per il crescendo finale alcune soluzioni non disprezzabili, che finalmente spostano l’ago della bilancia dal rosa tenue della banalità alla Harmony al rosso acceso dell’horror. Nulla che salvi il film dalla mediocrità tipica della saga, ma per lo meno si percepisce un minimo scarto rispetto alla nullità autoriale dei capitoli firmati da David Slade e Chris Weitz. E, di questi tempi, viene persino naturale accontentarsi…

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Il trailer di The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 1.

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