Immortals

Immortals

di

Immortals è un’operazione folle e forse anche sconsiderata, ma dalla cui magniloquente estetica è davvero arduo riuscire a trovare una via di uscita. Tarsem è un regista al di fuori di qualsiasi schema, ma che ama imprigionarvisi di propria spontanea volontà, abnegazione che è allo stesso tempo il suo più grande difetto e il suo più splendido pregio.

L’arco di Epiro

Il giovane guerriero Teseo guida i suoi uomini in una battaglia con gli dei immortali per sconfiggere gli antichi Titani e salvare così l’umanità… [sinossi]
Tu hai mai visto una porta ideata per essere violata?
Mickey Rourke/Iperione, Immortals

Il patrimonio mitologico arrivato fino a oggi dalle fonti della Grecia antica ha influenzato fin nelle fondamenta la struttura epica e narrativa sulla quale si basa la letteratura moderna e contemporanea occidentale: un dato di fatto che non può essere in alcun modo messo in discussione, e che dimostra una volta per tutte la sua rilevanza allorquando si volge lo sguardo verso il dorato mondo Hollywoodiano, Olimpo alla disperata ricerca dell’immortalità di cui potevano godere gli dei del tempo che fu. Quando apparve sugli schermi, appena quattro anni fa, 300 di Zack Snyder, fu chiaro che la riscrittura – o, per taluni, il saccheggio – della Storia greca avrebbe potuto approfittare dello sviluppo delle nuove tecnologie di ripresa e post-produzione per fare breccia nel sistema industriale a stelle e strisce, proponendo un vero e proprio sottogenere nel campo del fantastico e del kolossal epico. Una profezia non troppo distante dalla verità se è vero che, oltre a Scontro tra Titani e Immortals, più o meno riusciti viaggi alla ricerca del tempo degli dei e degli eroi, è approdato sugli schermi anche il pessimo Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, fantasy che costringe la mitologia a confrontarsi con il mondo odierno.

Tralasciando Scontro tra Titani, troppo spudoratamente mediocre e dozzinale per poter ambire a dire la sua su questa deriva della macchina industriale, è doveroso notare come Immortals non abbia nulla a che spartire con il film di Snyder, se si eccettua la condivisione dei medesimi produttori. Per quanto l’apparato pubblicitario allestito per accompagnare l’uscita sugli schermi di mezzo mondo delle avventure – rivedute e corrette – del giovane Teseo cerchi in tutti i modi di riportare alla mente dello spettatore ignaro i fasti del campione d’incassi del 2007, 300 e Immortals si muovono su coordinate espressive completamente divergenti, se non addirittura in netto contrasto le une con le altre. Laddove, nel riproporre con fedeltà quasi calligrafica le tavole disegnate da Miller, Snyder portava a termine una coraggiosa (e in gran parte dei casi non compresa) operazione di ridefinizione dell’epos classico, dando alito vitale a una narrazione volutamente reiterata fino alle estreme conseguenze, studio analitico, esagitato e iper-lavorato dell’atto guerresco in quanto tale, scevro da letture “altre”, il cineasta indiano Tarsem Singh – noto ai più con il solo nome proprio Tarsem – delinea il suo Teseo prendendo spunto dalla struttura della letteratura fantastica. Perché è  in questo punto focale che si può cogliere fino in fondo la profonda differenza che intercorre tra i due film: pur nella sua mancanza di aderenza antropologica e nel suo uso parossistico del colore e degli sfondi, 300 è da considerarsi un’interpretazione “reale” – e qui l’aggettivo va compreso in tutte le sue sfaccettature – della leggendaria battaglia delle Termopili che vide gli opliti spartani capitanati da Leonida contrapporsi all’esercito persiano, mentre Immortals, con i suoi dei pronti a lanciarsi dalla vetta dell’Olimpo per difendere gli umani da loro protetti, non ha alcuna remora a sottolineare la propria totale adesione alla lettura religiosa e divina del mito. A tutto questo si aggiungono, è ancor più il caso di sottolinearlo, le difformità peculiari che esistono tra la messa in scena di Snyder e quella di Tarsem, con il secondo che non avendo alcun riferimento iconografico diretto – al contrario del regista statunitense, impegnato nell’accurato lavoro di ricreazione dell’immaginario partorito da Miller nella sua graphic novel – fa ricorso in tutto e per tutto al proprio apparato visionario.

Chiunque abbia avuto modo di vedere sia il vasto lavoro portato a termine da Tarsem nel campo del videoclip sia i due lungometraggi antecedenti a questo (l’inconcludente e fin troppo esibito thriller onirico The Cell e l’assai più affascinante e convincente racconto tra l’epico e il picaresco di The Fall), potrà farsi un’idea di massima di ciò che lo aspetta nelle due ore e poco meno nelle quali si dipana la trama racchiusa in Immortals: uno sfoggio di tecnica che a uno sguardo rapido e disattento può facilmente essere scambiato per puro onanismo artistico animato da un (in)sano amore per la grandeur cinematografica. In effetti tra costumi dai colori sempre in perenne contrasto con lo sfondo sui quali si stagliano, arzigogolate architetture degli spazi, utilizzo di materiali grezzi ma allo stesso tempo finemente levigati e via discorrendo si è costretti a confrontarsi con un estetismo a pochi passi dal kitsch. Un kitsch però talmente studiato a tavolino e ragionato da non apparire mai realmente pacchiano: l’elefantiaca e vulcanica vena visionaria di Tarsem prende ben presto il sopravvento su tutto e tutti, bombardando lo schermo con una vera e propria gragnola di immagini iper-lavorate, cristallizzate nel tempo e nello spazio eppure contemporaneamente cariche di una violenza malata, malsana e disgustosa. Sullo schermo prendono corpo (e carne, e sangue) le idee di un regista che utilizza la macchina da presa come fosse una tavolozza di colori da sparpagliare: il fatto che una così spudorata dichiarazione di libertà creativa sia possibile riscontrarla anche tra le pieghe di un prodotto esplicitamente commerciale è qualcosa di così estraneo alla prassi da dover essere rimarcato con forza.

Per lo spettatore è consigliabile abbandonare ben presto una narrazione fin troppo classica, con il tema della cerca (in questo caso relativa all’arco di Epiro, disperso secondo la leggenda dopo la sanguinosa battaglia tra gli dei e i Titani) e quello del viaggio dell’Eroe che si compenetrano l’uno nell’altro, uniti a una figura di villain fin troppo standardizzato per quanto non immune da interessanti letture politiche – la feroce ribellione del “contadino” Iperione crea una naturale empatia con il personaggio più oscuro dell’intera pellicola – e lasciarsi cullare da uno spettacolo visivo che ha davvero pochi paragoni nel panorama cinematografico attuale. Una barbarica chiazzatura di colori, ora frenetica ora rallentata fino allo spasmo, che irrompe davanti agli occhi e li rigenera, come solo la pura immagine in movimento può permettersi di fare: tutte le riflessioni sulla riscrittura del mito, con il Minotauro che diventa un soldato al soldo del cattivo, lo stesso Iperione che perde la sua connotazione divina (nella mitologia si trattava di uno dei Titani imprigionati nel Tartaro) per acquistarne una materiale, Teseo che non proviene più da Samo o da Sferia ma dall’immaginaria Kolpos – nome, tra l’altro, che identificava in Grecia una parte specifica del peplo e della tunica –, Fedra che da figlia di Minosse si trasforma in Sibilla e chi più ne ha più ne metta, diventano minuto dopo minuto parte del paesaggio sullo sfondo, estremamente curato ma non essenziale. Tarsem, probabilmente suo malgrado, ha firmato non un blockbuster strettamente detto ma bensì un’elegia alla creatività e all’immaginazione, armi in grado di reggere da sole l’intero film. Sarebbe facile scagliarsi contro Immortals e bocciarlo a priori, ma ciò equivarrebbe a non comprenderne i germi che stanno attecchendo, riscrivendo la storia della Hollywood epica. Operazione folle e forse anche sconsiderata, ma dalla cui magniloquente estetica è davvero arduo riuscire a trovare una via di uscita. Tarsem è un regista al di fuori di qualsiasi schema, ma che ama imprigionarvisi di propria spontanea volontà, abnegazione che è allo stesso tempo il suo più grande difetto e il suo più splendido pregio.

Info
Il trailer italiano di Immortals.
La pagina facebook di Immortals.
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-01.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-02.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-03.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-04.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-05.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-06.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-07.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-08.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-09.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-10.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-11.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-12.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-13.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-14.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-15.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-16.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-17.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-18.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-19.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-20.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-21.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-22.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-23.jpg
  • Immortals-2011-Tarsem-Singh-24.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Batman v Superman RecensioneBatman v Superman: Dawn of Justice

    di Snyder contrappone i cromatismi e la tutina di Superman alla pesante e ultra-tecnologica armatura di Batman. La fatica e il dolore di Wayne agli inarrivabili poteri kryptoniani. Una sfida impari tra umano e divino, tra chi risale a fatica dall'Inferno e chi è sceso da un ipotetico Paradiso.
  • Archivio

    Self/Less RecensioneSelf/Less

    di Tarsem Singh occhieggia la science fiction più problematica, abbozzando una riflessione sull'identità e la corporeità: ma la sua costruzione si regge su basi deboli.
  • Archivio

    Operazione U.N.C.L.E. RecensioneOperazione U.N.C.L.E.

    di Operazione vintage per Guy Ritchie che traspone sul grande schermo la serie Tv anni '60 Organizzazione U.N.C.L.E. realizzando un pilot– lungometraggio manierista andante, senza brio.
  • Archivio

    L’uomo d’acciaio

    di Kal-El, giunto sulla Terra da bambino, nasconde la propria identità e i suoi incredibili superpoteri dietro i panni un po' goffi del giovane giornalista Clark Kent...
  • Archivio

    Biancaneve RecensioneBiancaneve

    di Operazione forse troppo libera e personale, Biancaneve non deve comunque essere sottovalutato, né ridotto a puro e semplice “effetto speciale”, come sembra voler ricordare la sfrenata danza bollywoodiana che accompagna i titoli di coda.
  • Archivio

    La furia dei Titani RecensioneLa furia dei Titani

    di La furia dei Titani di Jonathan Liebesman è il sequel di Scontro tra Titani, e segue le avventure di Perso dopo l'uccisione del mostruoso Kraken. Ma l'idillio dura poco, visto che scoppia una guerra tra dei e titani... Un fantasy/peplum dimenticabile, ma in fin dei conti anche godibile.
  • Archivio

    Scontro tra titani RecensioneScontro tra titani

    di Esasperando la contaminazione tra mitologia e nuove tecnologie, Scontro tra titani è un blockbuster in cui si mette in scena il consueto luna park visivo, dimenticando di dare un po' di spessore a personaggi e narrazione.
  • Archivio

    Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di fulmini

    di Dai romanzi dello statunitense Rick Riordan prende il via una nuova saga fantasy, destinata al fallimento cinematografico.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento