1921 – Il mistero di Rookford

1921 – Il mistero di Rookford

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1921 – Il mistero di Rookford si muove in un terreno, quello dell’horror gotico e romantico, di cui non sa cogliere tutte le sfumature, anche per colpa di una regia troppo didascalica, firmata da Nick Murphy. Eppure qualcosa nell’ombra sembra muoversi…

Il fantasma del convitto

Nell’Inghilterra del 1921, alla fine della Prima Guerra Mondiale, Florence Cathart si reca in un convitto di campagna per investigare sulla presenza dello spettro di un bambino. Proprio quando crede di aver confutato la teoria del fantasma, si imbatterà in una creatura soprannaturale che sconfiggerà tutte le sue credenze logiche… [sinossi]

Il problema principale di un film come 1921 – Il mistero di Rookford è che si approssima a un genere, come l’horror di stampo gotico e romantico, che ha già regalato capolavori sia sotto il profilo letterario che cinematografico. Il film di Murphy è figlio delle suggestioni di Henry James e del suo Giro di vite, pubblicato nel 1898, così come i riferimenti cinematografici non possono far altro che ricondurre dalle parti di Suspense di Jack Clayton (tratto proprio dal racconto di James), The Others di Alejandro Amenábar o dell’imperfetto Fragile di Jaume Balagueró: a fungere da collante ideale tra i vari titoli vi sono l’ambientazione d’antan, l’atmosfera perennemente plumbea, e persino la location scelta, vale a dire un maniero di campagna lontano da qualsiasi segno di civiltà e di urbanizzazione. Un luogo fuori dal tempo, così come gli ectoplasmi sono in grado di muoversi al di là dello spazio: perché di fantasmi parla 1921 – Il mistero di Rookford, qualora non si fosse capito. Una giovane donna, decisa a smascherare con il raziocinio le credenze popolari che si basano sul sovrannaturale, viene invitata in un’antica villa che è stata adibita a scuola di campagna: i bambini sono terrorizzati dalla presenza di un fantasma, in un clima di tensione che ha portato alla morte di uno degli studenti. Da qui parte l’indagine della giovane e bella Florence, coadiuvata da uno dei professori – che non riesce a superare il trauma della morte dei suoi commilitoni durante la Prima Guerra Mondiale – e dalla governante dell’istituto: una ricerca che si trasformerà ben presto in un percorso di autoanalisi. Quali misteri nasconde realmente la sperduta Rookford per Florence?

Lo spunto di partenza, per quanto già ampiamente visto e prevedibile, racchiudeva comunque al proprio interno germi in grado di deflagrare sullo schermo, e non c’è dubbio che Murphy in cabina di regia si sia adoperato al suo meglio per cercare di donare compattezza e profondità alla pellicola: il lavoro sulla messa in scena è infatti elegante, e alcune delle soluzioni scelte appaiono perfettamente condivisibili. L’incipit, ad esempio, permette di entrare in media res nella vita professionale e intima della protagonista senza dover ricorrere a eccessive spiegazioni verbali. Allo stesso modo il lavoro compiuto sul mood è certosino e tutt’altro che disprezzabile. Laddove il film inizia a mostrare le prime crepe, invece, è sia nella costruzione dei personaggi secondari (a partire dal preside della scuola e da un professore anziano e alcolizzato), nel mettere in scena i quali si ricorre con troppa semplicità allo stereotipo, che nella necessità narrativa di trovare un punto di svolta alla vicenda in grado di far strabuzzare gli occhi allo spettatore. Una rincorsa al coup de théâtre della quale nessuno sentiva davvero la necessità e che finisce per scombinare completamente la struttura architettata con cura – e gusto – fino a quel momento: nell’ansia spasmodica di far sì che gli elementi disseminati nel corso del film si incastrino alla perfezione gli uni negli altri Murphy (anche sceneggiatore insieme a Stephen Volk) dimentica per strada l’atmosfera e la verosimiglianza, trasformando il film da ghost-story a melodramma familiare non troppo originale. Per non parlare di un finale che, indeciso sulla strada da intraprendere, rimane disperso in un limbo indistinto, più o meno come le anime sofferenti dei deceduti per morte violenta che infestano le case di mezzo mondo. Peccato, soprattutto per la professionalità mostrata dalla troupe e la bella recitazione regalata da Rebecca Hall (Frost/Nixon di Ron Howard, Red Riding: 1974 di Julian Jarrold, The Town di Ben Affleck), Dominic West (Centurion di Neill Marshall) e dalla straordinaria Imelda Staunton.

Forse Murphy prima di iniziare le riprese avrebbe fatto bene a visionare lo splendido The Orphanage di Juan Antonio Bayona, che omaggia il gotico senza mai appiattirvisi sopra.

Info
Il trailer di 1921 – Il mistero di Rookford.
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