Troppo bella!

Troppo bella!

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Due piccoli pennellini da fard introducono danzando sui titoli di testa il film Troppo bella! (Comme t’y es belle!, 2006) di Lisa Azuelos, distribuito da noi in DVD da Rai Cinema\01 Distribution.

La vita di quattro donne nella comunità ebraica parigina è scandita da passioni, lavoro e famiglia. Isa ha problemi con il marito e una irresistibile attrazione verso un uomo inglese; Alice nutre dubbi sul suo matrimonio e scopre l’amicizia e il conforto di un padre single; Léa riscopre se stessa dopo il divorzio, mentre Nina attende con ansia l’amore della sua vita… [sinossi]

Il tema dell’accessorio pervade interamente la commedia Troppo bella! dando al termine una valenza più ampia nell’investire la storia di quattro donne ebree nella moderna Parigi: Isa, Léa, Alice e Nina; tutte sorelle tranne l’ultima, pur accolta come tale. Siamo infatti in piena contemporaneità, all’oggi della bellezza imperante ad ogni costo e all’inseguimento del mito dell’eterna giovinezza, nell’era post-divorzio (condizione quasi ovvia) e col fardello della nuovissima generazione (i figli) che non riusciamo ad educare, demandando il compito a terzi (i preziosissimi extracomunitari).

Stando allo story concept che informa la sceneggiatura – della stessa Azuelos (LOL), in collaborazione con Hervé Mimran e Michael Lellouche – partecipiamo alla vicenda di Isa/Michèle Laroque (Il marito della parrucchiera, Tango) la quale aspira, come tutti, si dirà, al raggiungimento della felicità; per farlo dovrà ottenere un nuovo permesso di soggiorno per Latifa, la sua ‘governante’ tuttofare, e conquistare il bell’inglese Paul/Andrew Lincoln (Love Actually, Gangster No.1). A questa impresa, in una modalità ampiamente collaudata, fanno da controcanto le storie delle sorelle e di Nina; tutte impegnate alla ricerca dell’uomo giusto. L’accenno fatto in precedenza all’accessorio riguarda in primo luogo le istituzioni sociali: Famiglia/genitori, Matrimonio, Scuola, Religione, e non solo l’accessorio-trucco, che pure riguarda tutte loro. L’accessorietà della religione (ebraica, si badi) in primis: le quattro donne alla sinagoga si comportano come ragazzine durante la funzione e vengono redarguite come tali; i figli rendono non necessarî gli insegnamenti del nonno sostenendo di avere già appreso le vicende bibliche in forma di canzoni divertenti e possedendo i dvd dei Dieci Comandamenti. Accessorietà dell’istituzione scolastica: le madri paiono sempre impossibilitate ad accompagnare i figli a scuola, magari causa il gran traffico, o a riprenderli dopo le lezioni, magari dopo una nottata troppo intensa. Per quanto riguarda infine il matrimonio, e la sua natura altamente aleatoria, Isa si dichiara pronta a sposare una donna per pura formalità (la cittadinanza di Latifa) mentre Nina, incalzata dalla matrigna sullo stesso tema, afferma con elegante cinismo: «Da quando le valigie hanno le ruote, a che mi serve un marito?».

Una commedia di e per le donne, dunque, ma del resto lo annuncia da subito la canzone che troviamo nel menu DVD e alla chiusura del film, la quale recita: «We are a family, i got all mysisters and me». Tuttavia anche le figure maschili si portano bene, come il volgare e divertente Gilles, il marito di Alice – l’unica delle sorelle ancora legate al voto coniugale ma che presto saprà emanciparsi. Da segnalare almeno un paio di scene molto riuscite e intelligenti: La signora che si reca al centro estetico gestito da Isa per una depilazione al pube e, insoddisfatta, viene poi accostata in montaggio (agile e fluente, di Philippe Grellat e Nathalie Hubert) all’immagine di un pollo in primo piano, che la nonna priva degli ultimi peli su di un fornello a gas (ma il tema della contraffazione è speculare tra Isa, la quale interviene sul corpo femminile per migliorarlo, e suo fratello, che interviene sull’immagine digitale, lavorando al fotoritocco) e la scena di Alice con i figli al reparto giocattoli, mentre parla con Léa al telefono e le suggerisce di acquistare un vibratore. Il film è disseminato di famosissimi brani musicali perlopiù tra anni settanta e novanta; il titolo è invece destinato più alla Vita che non a una delle protagoniste in particolare, troppo bella, appunto, per essere spesa fra rinunce e frustrazioni.

Info
Il trailer originale di Troppo bella!.

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