Elegia della fuga – Gli alien(at)i sono tra noi

Elegia della fuga – Gli alien(at)i sono tra noi

I protagonisti dei film di Aki Kaurismäki, alla ricerca di un posto in cui (soprav)vivere, sono perdenti e proletari, eroi del nuovo mondo, chiusi come tutti nella prigione della società. Ma loro, per lo meno, consapevolmente. Il viaggio nel cinema del regista finlandese continua…

Se il cinema risulta meno banale dell’esistenza è perché, da una scala di cinque piani, vengono estrapolati solo gli ultimi tre gradini.
Aki Kaurismäki

L’esordio alla regia in solitaria di Aki Kaurismäki, dopo la collaborazione con il fratello Mika in Saimaa-ilmiö, è Rikos ja rangaistus/Delitto e castigo: il romanzo di Fëdor Mikhailovitch Dostoevskij, trasportato nella Helsinki degli anni Ottanta, permette da subito a Kaurismäki di ragionare su quello che sarà, d’ora in avanti, l’elemento più forte e distintivo della sua poetica. Nell’appropiarsi del personaggio di Raskolnikov (che diventa Antti Rahikainen nel film), Kaurismäki compie il primo passo per l’avvicinamento a quell’universo di uomini solitari, staccati dalla società nella quale sono costretti loro malgrado a vivere, che marchia a fuoco l’intera produzione del regista finlandese. Reietti, abituati a vivere ai margini della normalità, che fanno dei dormitori la propria casa (come Turo Pajala/Taisto Kasurinen in Ariel e Janne Hyytïainen/Koistinen Le luci della sera), e vivono nell’utopia di qualcosa che non potranno mai raggiungere (Matti Pellonpää/Nikander che in Varjoja Paratiisissä/Ombre nel Paradiso sogna di aprire una società di netturbini insieme a un collega) ma che rappresenta l’unico legame possibile con l’universo che li circonda.
Perché l’alienazione degli eroi delle pellicole di Kaurismäki non è mai una scelta particolarmente consapevole, ma sintetizza più che altro una deriva inarrestabile della società contemporanea; in un processo sociale ed economico basato su una serie di monolitiche certezze come quello del mondo occidentale, già solamente il dubbio rappresenta una deviazione dalla norma, una crepa nella massa. Ed è in questa crepa che (soprav)vivono i personaggi descritti da Kaurismäki: che vorrebbero normalità ma devono ben presto fare i conti con una società che non li considera, e non li considererà mai normali. Esempi perfetti di questa frattura tra l’individuo e la società di cui fa parte sono il romantico weekend di vacanza che si concedono Nikander e Kati Outinen/Ilona in Ombre nel paradiso, la grottesca ricomposizione della famiglia borghesemente detta in Ariel e la disperata ricerca della stessa compiuta da Kati Outinen/Iris in Tulitikkutehtaan tyttö/La fiammiferaia, la relazione tra Jean-Pierre Léaud e Margi Clarke in Ho affittato un killer.

Come si potrà facilmente notare, tutte le opere citate fanno parte delle prime creature portate a termine da Kaurismäki (con il punto di svolta rappresentato metaforicamente da Ho affittato un killer, primo film con produzione internazionale); questo perché a partire dalla metà degli anni Novanta, dopo lo spazio dedicato ai Leningrad Cowboys e il divertissement di Pidä huivista kiinni, Tatjana/Tatjana, il rapporto tra la società e i protagonisti delle opere di Kaurismäki muterà profondamente. Sia Kauas pilvet karkaavat/Nuvole in viaggio che Mies vailla menneisyyttä/L’uomo senza passato mettono in scena esseri umani che non sono stati dimenticati dalla società, ma vi si muovono in deliberato contrasto: nel primo la coppia costituita da Kati Outinen e Kari Väänänen viene licenziata e si trova, senza lavoro, a cercare un modo per riprendere a vivere, come torna a vivere (letteralmente e metaforicamente) il Markku Peltola de L’uomo senza passato. Se, nel confronto con il passato, queste due opere sembrano proporre piccoli accenni di un ottimismo precedentemente impossibile da notare – anche quando, protetto dalla coperta del grottesco e del surreale, il pessimismo muove al sorriso lo spettatore -, lo stesso non si può certo affermare per quanto concerne Juha e soprattutto Le luci della sera, con ogni probabilità l’opera più cupa e scarna mai prodotta da Kaurismäki. La società ha vinto definitivamante, e con lei sono salite sul carro dei trionfatori tutte quelle tipologie di persone che, abbandonata ogni velleità utopica, hanno fatto dell’ipocrisia la propria formula di poesia – parafrasando Claudio Lolli.
Eppure, al di là della peculiarità eremitica della stragrande maggioranza dei protagonisti descritti da Kaurismäki, l’apice del suo discorso sulla contrapposizione tra l’uomo e la società si raggiunge nell’errare sbandato dei Frank che è alla base della sinossi di Calamari Union: il cineasta finnico non è mai riuscito a sintetizzare l’intero senso del suo approccio al cinema meglio di questo vero e proprio gioco cinematografico. E in questa sintesi è ovviemente racchiuso anche il rapporto conflittuale tra chi non può (o non vuole) permettersi una qualche stabilità e il resto della collettività.

Non è certo un caso se i protagonisti delle pellicole di Kaurismäki trovano l’ostacolo principale della loro vita nel confronto con la legge; confronto che li vede ovviamente e irrimediabilmente in difetto. Al di là dell’Antti Rahikainen di Delitto e castigo (che fa anzi del carcere una scelta morale ed etica), il cinema di Kaurismäki trova nella prigione uno snodo narrativo estremamente frequente: il set dietro le sbarre appare in Ariel, Leningrad Cowboys Go America, Leningrad Cowboys Meet Moses e Le luci della sera, ma il limite che divide la legalità dal crimine è ripetutamente valicato, per scelta (Calamari Union, Hamlet liikemaailmassa/Amleto si mette in affari, Miracolo a Le Havre) o induzione (Ombre nel Paradiso, La fiammiferaia, Juha).
I protagonisti dei film di Kaurismäki, come i personaggi dei noir (genere estremamente frequentato dal regista) e dei western hollywoodiani, vivono esperienze borderline, sballottolati via da eventi decisamente più grandi di loro, ma al contrario del mondo che li circonda non perdono mai la propria morale. Pur nella loro fallacia, sono vittime di una forza più grande e opprimente: potranno apparire grotteschi, ma non saranno mai ridicoli. Nelle opere di Kaurismäki non si ride mai dei personaggi, ma con loro: se c’è qualcosa da mettere alla berlina è la norma borghese, la gretta logica del mercato, chi detiene il potere (come Giovanni Paolo II inquadrato in estrema difficoltà all’areoporto, in un’immagine del telegiornale che sta guardando Kati Outinen ne La fiammiferaia, molto probabilmente il suo film più direttamente e profondamente politico). Non a caso, parlando delle sue opere, il cineasta identifica due trilogie ben precise, una dedicata ai “proletari” (Ombre nel Paradiso, Ariel e La fiammiferaia) e un’altra ai “perdenti” (Nuvole in viaggio, L’uomo senza passato e Le luci della sera). Proletari e perdenti dunque, eroi del nuovo mondo, chiusi come tutti nella prigione della società. Ma loro, per lo meno, consapevolmente.

Speciale Kaurismäki

Elegia della fuga – Il cinema di Aki Kaurismäki
Un viaggio nel cinema di Aki Kaurismäki, tra alienati e band stralunate, luci della sera e nuvole in movimento, miracoli e sogni di fughe impossibili nell’est sovietico. Nel tentativo di penetrare la corazza di un autore fondamentale per il cinema europeo dell’ultimo trentennio.

 

Gli alien(at)i sono tra noi
I protagonisti dei film di Aki Kaurismäki, alla ricerca di un posto in cui (soprav)vivere, sono perdenti e proletari, eroi del nuovo mondo, chiusi come tutti nella prigione della società. Ma loro, per lo meno, consapevolmente.

 

Elegia della fuga
Il tema della fuga acquista fin dagli esordi una centralità assoluta all’interno della poetica di Aki Kaurismäki. Dai Franck alla ricerca dell’eldorado in Calamari Union fino ai Leningrad Cowboys che vanno e tornano dalla terra dei sogni.

 

Tra New York e Mosca
Aki Kaurismäki, nel corso della sua filmografia, ha spesso messa in scena, contrapponendoli, il mito americano e quello sovietico, tra ipotesi di fughe verso est e il fascino degli oggetti prodotti nella patria del Capitale.

 

Leningrad Cowboys Meet Kaurismäki
Il momento cruciale dell’intera carriera di Aki Kaurismäki con ogni probabilità è rappresentato dall’incontro con i Leningrad Cowboys, autoproclamatisi come la peggiore band del pianeta, persa tra standard statunitensi e cori russi.

 

Rock the Tundra
Il rock, nel cinema di Aki Kaurismäki, si muove sottopelle, attraversando l’intera filmografia del regista finlandese e penetrando in profondità, là dove è difficile fermarsi davvero ad ascoltare. Un percorso amoroso e vitale, cultrale, politico.

 

Matti e i suoi fratelli
Aki Kaurismäki non è “solo” un grande autore del cinema europeo contemporaneo; nel corso della sua carriera ha avuto la capacità di costruire attorno a sé una factory o, meglio, una famiglia in grado di seguirlo di set in set, senza abbandonarlo mai.

 

Dedicato a…
Il cinema di Aki Kaurismäki, pur così riconoscibile e dotato di un immaginario difficile da confondere con altro, non nasce certo dal nulla. Quali sono i riferimenti culturali – cinematografici, certo, ma non solo – del regista finlandese? E in che modo questa comunione d’amorosi sensi prende corpo sullo schermo?

 

Kaurismäki/Jarmusch: come in uno specchio
Tra Orimattila e Akron, nell’Ohio, corre una distanza di quasi settemila chilometri. Una distanza completamente annullata dall’esperienza autoriale di Kaurismäki e di Jim Jarmusch, che sembrano protesi in un infinito dialogo a distanza tra pellicole.

 

Per un cinema europeo
Cos’è l’Europa per Aki Kaurismäki? Quale volto e ruolo assume il Vecchio Continente nelle pieghe del cinema del regista finlandese? E in prospettiva quali sono le utopie, se esistono ancora, rintracciabili nel suo sguardo prospettico?

 

La fine (?)
In quale direzione si muoverà d’ora in avanti il cinema di Aki Kaurismäki? Quale storie lo interesseranno maggiormente, e perché? Anche l’incontro con uno dei più importanti autori europei degli ultimi decenni volge al termine…

 

Info
Nuvole in viaggio, una scena.
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