A Confession

A Confession

di

Opera prima del regista sudcoreano Park Soo-min, A Confession (Gan-jeung) è un film sull’impossibilità del perdono, individuale e storico. Non può esserci redenzione per chi ha crocifisso degli innocenti. Non può esserci redenzione per chi ha agito in nome del Potere. E non può esserci Redentore. In concorso alla ventinovesima edizione del Torino Film Festival.

Il perdono

Park Duk-joon è un uomo solo e anziano. Perseguitato dall’insonnia, ogni notte è costretto a rivivere i momenti oscuri del suo passato: un tormento a cui neanche la preghiera e la religione sono di alcun sollievo. Un giorno, la sua unica amica, la signora Lee, invita Duk-joon ad ascoltare una testimonianza in chiesa e l’uomo accetta con riluttanza. Sarà invece l’occasione per un incontro del tutto inaspettato: quello con Lim Gwang-han, il suo superiore di trent’anni prima, quando entrambi lavoravano nella polizia, specializzati negli interrogatori… [sinossi – Torino Film Festival]

È assai ambiziosa l’opera prima del regista sudcoreano Park Soo-min, A Confession, presentata in concorso alla ventinovesima edizione del Torino Film Festival [1]. Con una messa in scena scarna ed essenziale, ben poche concessioni allo spettatore e un crescendo mistico molto rischioso, Park si interroga sulla natura degli uomini, sull’essenza del Male e sull’esistenza di Dio, mettendo al centro della narrazione un personaggio totalmente negativo, un servo crudele del potere. L’anziano Park Duk-joon (Gweon Hyeok-poong), che si è macchiato di sanguinosi crimini durante gli anni della dittatura militare sudcoreana, incarna nelle intenzioni del regista un torturatore sui generis, un mostro che forse non cerca un’assoluzione dai propri peccati ma delle risposte: «Questo film ha preso ispirazione dalla realtà, ma è un’opera di fantasia. Nessun torturatore al mondo direbbe a se stesso che non ha il diritto di essere perdonato: solitamente non se ne assumono alcuna responsabilità fino alla fine. […] Questo film non vuole dimostrare che Dio non esista: al contrario parla di dubbi e paure che presuppongono che, se anche ci fosse un Dio, potrebbe non far parte di questo mondo».

Dio è altrove. Prima dell’escalation mistico-religiosa che appesantisce eccessivamente la parte finale della pellicola, in un accumulo di metafore fin troppo svelate (si veda la caricaturale figura cristologica del giovane assassino e le visioni di Duk-joon), Park svuota di senso fede e religione col personaggio del vecchio capo torturatore, l’ispettore Lim Gwang-han (Lee Dae-yeon), diventato una sorta di predicatore: la certezza del Male fagocita l’incertezza e l’impalpabilità del Bene, mascherandosi e confondendosi tra i fedeli. La chiesa, la casa del Signore, come la stanza delle torture: il cinico Lim ha trovato un altro luogo dove esercitare le proprie capacità di persuasione. E la sua predica risuona beffarda tra le mura delle chiesa, davanti ai fedeli inebetiti, vittime della grande menzogna: quale dio permetterebbe tutto questo?

La dittatura militare, la malavita, la Chiesa. La lunga carriera di torturatore di Duk-joon non conosce soste e, se il Potere cambia, la liturgia rimane la stessa: freddo, glaciale, asettico, il maestro è un’arma letale antispettacolare. Una messa (in scena) del dolore. Park confeziona una pellicola che rifugge la spettacolarità della Trilogia della Vendetta di Park Chan-wook [2], accostandosi piuttosto alle atmosfere e allo stile rarefatto di Pablo Larraín. E se alcune sequenze (sopratutto gli esterni) sembrano poco ispirate, non mancano apprezzabili e incisive soluzioni registiche, come l’inquadratura dall’alto della vasca da bagno, col prigioniero in posizione fetale, completamente impotente di fronte ai suoi macellai.
A Confession è un film sull’impossibilità del perdono, individuale e storico. Non può esserci redenzione per chi ha crocifisso degli innocenti. Non può esserci redenzione per chi ha agito in nome del Potere. E non può esserci Redentore. Amen.

Note
1. Park Soo-min, classe 1981, laureato in scrittura creativa e in produzione, ha diretto nel 2008 il cortometraggio Night of the Beast and the Virgin.
2. Tre pellicole irrinunciabili della New Wave coreana: Mr. Vendetta (2002), Oldboy (2003) e Lady Vendetta (2005).
Info
La scheda di A Confession sul sito del TFF.
La scheda di A Confession sul sito del Kofic.
  • A-Confession-2011-Park-Soo-min-01.jpg
  • A-Confession-2011-Park-Soo-min-02.jpg
  • A-Confession-2011-Park-Soo-min-03.jpg
  • A-Confession-2011-Park-Soo-min-04.jpg
  • A-Confession-2011-Park-Soo-min-05.jpg
  • A-Confession-2011-Park-Soo-min-06.jpg

Articoli correlati

  • Libri

    Il cinema coreano contemporaneo

    Edito dalla O barra O Edizioni di Milano, Il cinema coreano contemporaneo di Lee Hyang-jin ha il grande merito di essere il primo esaustivo saggio sul cinema coreano, dalle traballanti e difficoltose origini fino ai giorni nostri...
  • Archivio

    Lady Vendetta

    di Unendo i temi del rapimento e della prigionia che caratterizzavano i primi due capitoli, Park tratteggia la sua ultima parabola morale, un percorso che attraversa tutte le fasi che conducono dal peccato al riscatto...
  • Torino 2017

    A Taxi Driver RecensioneA Taxi Driver

    di Campione d'incassi e scelto dalla Corea del Sud come rappresentante per la (mancata) corsa agli Oscar, A Taxi Driver declina tutti i meccanismi e le scorciatoie retoriche dei blockbuster adattandoli a uno degli eventi più tragici e oscuri della storia sudcoreana.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento