Il figlio di Babbo Natale

Il figlio di Babbo Natale

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Tra intenti didascalici non troppo melensi e un condivisibile richiamo a un sano spirito natalizio, Il figlio di Babbo Natale procede a un ritmo assai elevato, a partire dall’incipit che sembra preso in prestito da Mission: Impossible, riuscendo comunque a dare un certo spessore ai personaggi e alle loro relazioni interpersonali.

C’è sempre tempo per il fiocco!

Come fa Babbo Natale a recapitare tutti i regali in un’unica notte? La riposta è semplice: grazie alle straordinarie officine ultra-high-tech nascoste nel sottosuolo del Polo Nord. Quando Babbo Natale dimentica il regalo di uno dei suoi milioni di bambini, il giovane Arthur, l’erede più imbranato della famiglia, si imbarca in una divertente e appassionante missione contro il tempo con il politicamente scorretto Bisnonno Natale per consegnare l’ultimo regalo della notte, prima che arrivi il tanto atteso giorno… [sinossi]

Gli elfi hanno 18,14 secondi per consegnare i regali in una casa: entrare da una finestra o dal camino, disinnescare un possibile antifurto, tenere a bada eventuali animali domestici, evitare assolutamente il contatto con genitori e figli, deporre il pacchetto (con fiocco) sotto l’albero e consumare il latte e i biscotti lasciati per Babbo Natale. Casa dopo casa, città dopo città, nazione dopo nazione: tutto in una notte, tra strategie impeccabili, tecnologie avanzatissime e una slitta-astronave sinuosa come l’Enterprise.
Alla base del divertente e fantasioso Il figlio di Babbo Natale ci sono una buona idea e un’accurata sceneggiatura: insomma, una storia da raccontare. La centralità della scrittura è il vero spartiacque nell’attuale panorama dell’animazione in computer grafica e 3D: purtroppo le valide alternative a pellicole spesso intrise di modeste gag e sovrabbondanti citazioni (molti titoli della DreamWorks Animation, sull’onda troppo lunga di Shrek) non sono numerose e scaturiscono quasi sempre dal lavoro e dalla creatività della Pixar, della Aardman, al secondo lungometraggio in CG dopo il discreto Giù per il tubo (2006) [1], e della Sony [2].

Si rintraccia facilmente nello script di Sarah Smith, all’esordio dietro la (virtuale) macchina da presa, e di Peter Baynham la consueta vitalità delle produzioni Aardman. Tra intenti didascalici non troppo melensi e un condivisibile richiamo a un sano spirito natalizio, Il figlio di Babbo Natale procede a un ritmo assai elevato, a partire dall’incipit che sembra preso in prestito da Mission: Impossible, riuscendo comunque a dare un certo spessore ai personaggi e alle loro relazioni interpersonali. Pur con tutti i limiti di un prodotto per famiglie, il film dispensa giudiziosi insegnamenti e diverte, centrando il target “genitori e figli”, parola chiave delle contemporanee produzioni animate in CG: il Natale visto dalla Aardman è infatti ironico, gioca con tecnologia e tradizione, offre ai più piccoli dei personaggi ad hoc (soprattutto l’elfo impacchettatore Bryony, fedele al motto “c’è sempre tempo per il fiocco”, e le varie renne) e strizza l’occhio agli adulti con qualche raffinata e mai invasiva citazione (si veda, ad esempio, il bacio tra i due elfi alla fine della missione).

La notte magica di Arthur, eroe imbranato e pasticcione che sconfigge il consumismo a colpi di spirito natalizio, offre alla Sony e alla Aardman la possibilità di sfoggiare una computer grafica che non ha paura di essere cartoonesca e che non insegue forzatamente il fotorealismo: nei colori, nelle ambientazioni (dal Polo Nord al Messico, passando per l’Africa, l’Ohio e via discorrendo) e nel morbido character design dei personaggi si riconosce infatti lo stile della casa inglese. La maggiore ricchezza di dettagli della computer grafica risulta ovviamente fondamentale nella complessa e riuscita sequenza dello smarrimento del regalo, irrealizzabile in stop motion.

Nota più che positiva per il doppiaggio italiano, che sfugge alla regola delle voci vip, affidando i vari personaggi a Oreste Baldini (Arthur), Michele Gammino (Babbo Natale), Giorgio Lopez (Nonno Natale), Fabrizio Pucci (Steve), Fabrizia Castagnoli (Mamma Natale) e Ilaria Latini (Bryony). La versione originale, come spesso accade, può contare su attori eccellenti: Bill Nighy, Jim Broadbent, Imelda Staunton, Hugh Laurie e James McAvoy. Sventato, in ogni caso, il pericolo Platinette.

Note
1. L’apertura alla computer grafica e la nuova collaborazione con la Sony Pictures Animation garantiscono alla casa di produzione inglese di lavorare senza troppi affanni sull’animazione a passo uno (Galline in fuga, La maledizione del coniglio mannaro, Briganti da strapazzo), tecnica raffinata che ha meno possibilità di sbancare il box office. Giù per il tubo era stato realizzato in collaborazione con la DreamWorks Animation.
2. Uno dei migliori titoli delle ultime stagioni è senza dubbio lo scoppiettante e spassoso Piovono polpette.
Info
Il trailer italiano de Il figlio di Babbo Natale.
Il figlio di Babbo Natale su facebook.
Il sito ufficiale de Il figlio di Babbo Natale.
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