Finalmente maggiorenni

Finalmente maggiorenni

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Con Finalmente maggiorenni (The Inbetweeners Movie) siamo di fronte a un frequente modo di operare dei nostri giorni: il film tratto dalla serie. Serie fortunatissima in patria, stando ai dati ufficiali. Difficile, però, appassionarsi alle avventure di questi quattro diciottenni inglesi.

Romanzo di fornicazione

Gli sciroccati Will, Jay, Simon e Neil, quattro diciottenni originari del Sud dell’Inghilterra, si recano in vacanza a Creta. Giunti sull’isola vagano tutte le notti per le strade di Malia, dando la caccia alle ragazze ed evitando gli sguardi di scherno dei ragazzi del luogo… [sinossi]

Non diremo molto (in sintonia con gli autori di questo film) a proposito di Finalmente maggiorenni. Una cosa però, o due.
È un film scritto con rabbia inaudita, pieno di rumore e di nulla, e la cosa più dolorosa è il suo effetto, per nulla urtante urticante alla pupilla grossolana dei più, incapaci oramai di scandalizzarsi se non, in forma di noia insincera, di fronte all’arte autentica – prima, settima e anche quelle in mezzo. Non è certo la coprolalìa insistita o la loquela da sottoscala a disturbare chi scrive, quanto il portato mortifero e concentrazionario dell’oggetto in questione.
Siamo ben lontani infatti dalle apparentemente analoghe operazioni statunitensi, che da ora possono godere almeno dell’incapacità di intendere e di volere, le quali tutte si curano di minare le superficialità o volgarità esibite con irrealtà varie e rassicuranti, con l’esagerazione, con l’autocritica (quand’anche inconsapevole). Parliamo di opere entrate a torto o a ragione nell’immaginario, saghe miliardarie o meno, da Porky’s ai vari Scary Movie… (che parlano però di cinema) fino ad American Pie e filiazioni. Queste le declinazioni dell’adolescente pedicelloso restando in America.

L’Inghilterra è un altro affare, senza dubbio. Risapute sono la crudezza a volte del suo umorismo, le volute dissonanze della sua ironia; non esenti entrambe da esiti occasionalmente brillanti. Con The Inbetweeners Movie (titolo originale) siamo poi di fronte a un altro frequentissimo modo di operare dei nostri giorni: il film tratto dalla serie. Serie fortunatissima in patria, stando ai dati ufficiali. Serie sui ragazzi, sui giovani studenti recalcitranti della monotona periferia inglese. E la serie circoscrive la vicenda alla sola realtà nazionale; mentre al cinema ci si è proposti di ‘far viaggiare’ i beniamini, metterli alla prova su di un altro suolo. I personaggi sono mediocri, inetti e privi di interessi, e così li vogliono i divertiti sceneggiatori della serie come del film (Damon Beesley e Iain Morris). Si potrebbe sperare allora che una vacanza tra amici sia la soluzione, l’occasione per crescere confrontandosi; del resto, lo dice il luogo comune: viaggio iniziatico, il quale sottende al più ampio cliché letterario: romanzo di formazione. Nulla può invece salvarli, il fallimento li pedina, li possiede e li permea, perché così deve essere. Ciò che preme in questo film è l’esortazione all’arrendevolezza, l’ostentazione compiaciuta di un nichilismo endemico. Alla fine i ragazzi troveranno i loro corrispettivi femminili (ragazze inglesi, si badi bene) sull’isola cretese, e con essi faranno un tiepidissimo ritorno a casa, senza nulla aggiungere a quanto (poco) possedevano prima di partire.
Se in principio abbiamo parlato di rabbia e furore degli ideatori, intendiamo essere il più chiari possibile a riguardo, citando alcune dichiarazioni degli sceneggiatori di Finalmente maggiorenni: «Io sono andato quattro o cinque volte in vacanza con altri ragazzi e le cose vanno sempre storte […]». Oppure: «[…] sogni a occhi aperti tutto il divertimento che ti aspetta, ma in realtà, quando arrivi sul posto la situazione è terrificante». E ancora: «Ti rendi conto che fuori trovi molte più persone che fanno paura rispetto a quante ne incontri a casa». Ora, senza insistere sulla pericolosità di affermazioni tanto personali, ci riserviamo di sperare in un cinema che esorti alla vita, senza per questo voler fare alcun moralismo; perché la questione della mimesi in arte è un po’ più complicata di così e non segue l’equazione secondo la quale: la mia esperienza di ragazzo è stata disastrosa per cui, non fatevi illusioni, non provateci neppure. Che idea può farsi della giovane generazione inglese uno spettatore italiano o comunque straniero che abbia assistito a tale rappresentazione? E gli stessi inglesi? Potrebbero forse rispondere come il Mark Renton di Trainspotting (film di pudore vittoriano se confrontato a questo) sostituendo a ‘scozzesi’ la parola ‘inglesi’, nella famosa invettiva antipatriottica del protagonista. Non esortiamo certo a disertare la sala in occasione di questa proiezione (non ci permettiamo di certo), ma a coloro i quali decideranno di vedere Finalmente maggiorenni chiediamo di essere più indulgenti di quanto non siano stati gli autori verso i loro compatrioti, e di restarne almeno un poco scandalizzati: reazione a volte ancora salutare.

Info
Il trailer di Finalmente maggiorenni.

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