The Help

The Help

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Nel raccontare il razzismo dal punto di vista delle donne nell’America d’inizio ’60, Tate Taylor con The Help elabora un film a suo modo classicista. Ottimo il cast.

C’era una volta in America

Eugenia “Skeeter” Phelan torna a vivere nella casa di famiglia a Jackson dopo aver frequentato l’università lontano da casa. Per sua madre, però, il fatto che si sia laureata conta ben poco. L’unica cosa che vuole per la figlia è un buon matrimonio. Ma Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo e sogna in segreto di diventare scrittrice. L’unica persona che potrebbe comprenderla è l’amatissima Constantine, la governante che l’ha cresciuta, ma la donna sembra svanita nel nulla… [sinossi]
Marthin Luther King ha appena invitato tutto il Paese
a marciare con lui a Washington in agosto,
non si vedevano così tanti bianchi e neri insieme da Via col vento.

Sono trascorsi cinquanta anni dall’esplosione della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti (l’approvazione del Civil Right Act negli Stati Uniti è datata 1964 e precede di un anno quella del Voting Right Act, promosso e fortemente voluto dall’uomo simbolo dell’opposizione alle discriminazioni, Martin Luther King) ma non sembra venire meno la necessità per la comunità internazionale di interrogarsi e riflettere su una pagina del proprio passato così grave e infamante come quella del razzismo. In un contesto politico-sociale nazionale segnato da una profonda evoluzione, con l’accentuarsi delle disparità di trattamento, fra il Ku Klux Klan e Martin Luther King, in un quadro generale in bilico fra il sogno americano e il disagio delle minoranze, The Help racconta la storia di un gruppo di donne coraggiose e di un progetto editoriale rivoluzionario e rischioso: una raccolta di testimonianze delle tate/cameriere afroamericane che offra all’opinione pubblica della “borghesia bianca” un punto di vista inedito.
Tate Taylor elabora il suo film senz’altro nel segno del recupero di una certa maniera classicista che ben si rispecchia nello stile e nelle scelte narrative: toccante e spiritoso, The Help – adattamento cinematografico del best-seller di Kathryn Stockett – non cerca di sperimentare sulla comunicazione o sulla rappresentazione e si “limita” a tratteggiare un ritratto umano che si concentra soprattutto sull’aspetto strettamente emotivo della storia.
Il vero grande pregio del film è senza dubbio l’ottima prestazione di tutto il cast, dalle protagoniste Viola Davis, Octavia Spencer e Emma Stone a Bryce Dallas Howard – nuovamente alle prese con un ruolo da “villain” che le calza a pennello –, senza dimenticare una straordinaria Jessica Chastain, perfetta ingenua svampita tutt’altro che superficiale. Sono le interpretazioni intense di queste attrici davvero ben assortite a rendere coeso e solido il risultato finale, che punta dritto al cuore del pubblico rifuggendo il sentimentalismo più di maniera.

Certo non mancano alcune semplificazioni e in generale la pellicola non si addentra negli aspetti più crudi e tragici della discriminazione razziale lasciando volutamente sullo sfondo le sue efferatezze, ma il quadro complessivo tracciato dal regista è quello di un piccolo affresco corale, un viaggio in una comunità ristretta e permeata di tutte le caratteristiche tipiche – e forse talvolta anche un po’ stereotipate –  del Sud statunitense: anche nella descrizione dei personaggi Taylor si affida a un linguaggio talvolta decisamente schematico, che gioca con le caricature dell’immaginario “vintage” e le adatta al suo impianto stilistico e narrativo.
The Help è un film “sociale” (nella sua accezione più estesa), una forte e umanissima riflessione sul senso di dignità, di etica e di orgoglio e procede con garbo e gusto nella ricostruzione mitica degli anni ’60 con le sue contraddizioni, il suo perbenismo e i suoi drammi taciuti senza cercare di marcare definizioni e giudizi.
Pur esaltando giustamente la posizione di chi coraggiosamente ha combattuto per i propri diritti sfidando le discriminazioni, The Help non “condanna” nessuno dei suoi personaggi, nemmeno quelli più meschini e scioccamente crudeli: la realtà è che le donne che costellano il film sono tutte imprigionate nelle spire di un sistema educativo e sociale che le incasella in un ruolo dal quale sono soggiogate, siano esse vittime o carnefici. Così mentre le logiche familiari impongono alle ragazze bianche poco più che ventenni di dover gestire una famiglia, alle donne nere è affidato il compito di crescere bambini trascurati da mamme impreparate a dedicarsi all’educazione dei propri figli; più in generale, la necessità di conformarsi alle aspettative altrui finisce per innalzare barriere convenzionali dai confini apparentemente invalicabili, in una assurda cristallizzazione dei ruoli che non pare offrire margini di manovra e che atrofizza le relazioni fra gli individui. Tate Taylor traduce in immagini una storia di amicizia e di desiderio di cambiamento che si pone in contrapposizione alla smania di giustificare la paura per ciò che appare diverso e che – come nei migliori racconti di formazione collettiva – descrive la presa di coscienza dell’importanza dell’ascolto e del confronto: scegliendo di procedere in questa direzione il film rischierebbe di attestarsi nel territorio del cliché (rischio non del tutto scampato, specie quando il racconto si fa inevitabilmente più enfatico) ma la già citata genuinità del cast e una lettura trasversale del fenomeno della discriminazione lascia spazio a una riflessione ampia che si configura come un dialogo generazionale interrazziale che si rapporta con il concetto di comunità, di famiglia, di maternità e di figliolanza.

Al di là del percorso strettamente emotivo The Help è un ritratto a tinte vivide che imprime sulla pellicola la bellezza dei luoghi e dei colori – la fotografia di Stephen Goldblatt è davvero notevole -, suggerendo attraverso lo schermo odori e sapori in una miscela malinconica e struggente che rende il progetto suggestivo e ben calibrato. Il cielo scuro di Jackson, Mississipi incornicia una storia di determinazione e di energia costruttiva, che trova nelle figure solide e forti degli “aiuti domestici” il simbolo della lotta per l’affermazione della propria dignità: nelle cure amorevoli di queste vice-mamme sagge sono racchiuse entrambe le facce della stessa medaglia, quella delle attenzioni negate e degli affetti strappati, nel segno di una realtà che fatica a trovare la propria emancipazione dalle aspettative e dalle convenzioni e Tate Taylor firma un film non immune da qualche imperfezione ma che sa raccontare la necessità di comunicare l’esigenza del cambiamento.

Info
Il trailer di The Help su Youtube.
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