L’incredibile storia di Winter il delfino

L’incredibile storia di Winter il delfino

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Il tono generale de L’incredibile storia di Winter il delfino, la sensibilità degli interpreti e le capacità esibite da Charles Martin Smith dietro la macchina da presa contribuiscono a limitare il più possibile le dosi di melassa, favorendo al contrario una commozione genuina, dosi tutto sommato massicce di divertimento e qualche sporadica ma non superficiale riflessione sul senso della perdita.

Si dice che i delfini parlino

Un ragazzo si imbatte in un delfino ferito che ha perso la coda, tranciata da una trappola. I due diventano inseparabili e il ragazzo spinge le persone che gli stanno intorno ad aiutare il delfino costruendogli una protesi che possa rimpiazzare la coda… [sinossi]

È innegabile che un lungometraggio come L’incredibile storia di Winter il delfino faccia appello ai sentimenti dello spettatore in maniera diretta, quasi spudorata; ma è altrettanto vero che il tono generale del racconto, la sensibilità degli interpreti, le capacità esibite da Charles Martin Smith dietro la macchina da presa contribuiscano a limitare il più possibile le dosi di melassa, favorendo al contrario una commozione genuina, dosi tutto sommato massicce di divertimento e qualche sporadica ma non superficiale riflessione sul senso della perdita. Ovvero su come far fronte alle cesure più brusche, sia in campo affettivo che in merito ad una più specifica problematica, relativa a quelle limitazioni fisiche che possono subentrare all’improvviso e in circostanze violente, drammatiche. Insomma, in tal senso questo placido film per famiglie sembra rispettare gli equilibri dando vita a un piccolo miracolo. Dietro cotanto “miracolo” vi è peraltro una storia vera: quella di Winter il delfino (che nel film interpreta se stesso), per l’appunto, animale sfregiato dalle reti dei pescatori e poi soccorso dalla gente del Clearwater Marine Hospital, dove si trovarono purtroppo costretti ad amputargli la coda, senza la quale si pensava che difficilmente sarebbe sopravvissuto. Ma le attenzioni profuse dai biologhi marini della struttura, l’interessamento di un valente medico specializzato nel sostituire gli arti perduti (normalmente braccia e gambe, in questo caso una coda) con altri artificiali, ed il calore della comunità di Clearwater hanno fatto sì che il mammifero marino tornasse a nuotare.

Da questo spunto di cronaca si è sviluppato un racconto di formazione affetto solo a tratti da faciloneria e scontati ammiccamenti, votato invece nei momenti migliori a proporsi con una verve autentica, in grado di propiziare sia graditissimi siparietti comici (ad esempio quelli che hanno per protagonista un dispettoso pellicano), sia contenuti di più elevato spessore emotivo: il rispecchiarsi della mutilazione cui è andato incontro il delfino nei traumi per certi versi analoghi subiti da alcuni esseri umani, tra cui il cugino del protagonista partito per una missione militare e rimasto gravemente ferito, rende bene l’idea. La narrazione fa perno proprio sul punto di vista doppiamente empatico di quel ragazzino, Sawyer (Nathan Gamble), la cui maturazione avviene a contatto con la vulnerabilità fisica e psicologica di due delle figure cui si sente maggiormente legato, il delfino di cui ha contribuito a salvare la vita e l’amato, rispettato, talvolta idolatrato cugino, a sua volta ex campione di nuoto. Da questo dettaglio si può dedurre che l’acqua, elemento esaltato persino da un 3D una volta tanto funzionale all’esplorazione degli spazi, acquatici e non, agisca da leitmotiv di primaria importanza. Allo stesso modo è da sottolineare, per la riuscita del film, l’apporto di una galleria di personaggi tutti estremamente vitali, frizzanti, tanto da ricordare la tipologia di pellicole con protagonisti in carne ed ossa che un tempo, in particolare tra gli anni ’60 e ’70, era solita produrre la Disney. Ben giocate anche le partecipazioni attoriali straordinarie di un Morgan Freeman o un Kris Kristofferson, entrambi nei panni di personaggi che strappano simpatia a prima vista, mentre è con particolare piacere che abbiamo riscoperto la disinvoltura di Charles Martin Smith sul piano registico: lo ricordavamo quale spigliato interprete di film tutti a modo loro memorabili, da American Graffiti a Pat Garrett e Billy the Kid, da Morte a 33 giri (che ha anche diretto) a Mai gridare al lupo.

Info
Il trailer italiano de L’incredibile storia di Winter il delfino.
Il trailer originale de L’incredibile storia di Winter il delfino.
La pagina de L’incredibile storia di Winter il delfino sul sito della Warner.
L’incredibile storia di Winter il delfino sul canale YouTube Movies.
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