E ora dove andiamo?
di Nadine Labaki
Dopo il successo di Caramel, affresco femminile ultragenerazionale, Nadine Labaki rimarca la sua consapevolezza registica ed E ora dove andiamo? certamente non tradisce le aspettative di coloro che avevano apprezzato la morbidezza malinconica del precedente lavoro: per il suo ritorno dietro la macchina da presa la regista ha scelto di dedicarsi a un’opera senz’altro più complessa e la sua eterogeneità caratteriale spinge la narrazione ad avventurarsi in territori più impervi, alternando stili e toni.
Plurale femminile
Sul bordo di una strada dissestata, un corteo di donne avanza in processione verso il cimitero del villaggio. Takla, Amale, Yvonne, Afaf e Saydeh affrontano stoicamente il caldo soffocante di mezzogiorno, reggendo le fotografie dei loro amati uomini, perduti in una guerra futile, lunga e lontana. Alcune di loro portano un velo, altre indossano croci di legno, ma tutte sono vestite di nero, unite da una sofferenza condivisa. Giunta alle porte del cimitero, la processione si divide in due congregazioni: musulmani da una parte e cristiani dall’altra. Unite da una causa comune, l’impensabile amicizia tra queste donne supera, contro ogni aspettativa, tutti i punti di contrasto religiosi che creano scompiglio nella loro società e, insieme, grazie alla loro straordinaria inventiva, mettono in atto dei piani esilaranti cercando di distrarre gli uomini del villaggio, in modo da allentare la tensione interreligiosa… [sinossi]
La stretta attualità – anche nei suoi volti più drammatici – può essere affrontata con levità e ironia e l’opera seconda di Nadine Labaki sembra esserne una nuova riprova: con E ora dove andiamo? l’attrice-regista torna a dedicarsi a una storia declinata al femminile, dando volto a uno spaccato della realtà mediorientale tratteggiato senza riferimenti espliciti a regioni specifiche. Attraverso il filtro dell’esperienza di un gruppo di donne determinate e intraprendenti, il film fotografa una terra martoriata dalla guerra fra cristiani e musulmani, concentrandosi su un piccolo e isolato villaggio arroccato sulle colline: la pacifica convivenza e gli equilibri sociali fra cittadini di confessioni diverse rischia di essere messa a repentaglio dalle eco dei conflitti religiosi che infiammano il resto del Paese.
Selezionato per rappresentare il Libano nella corsa per il miglior film straniero ai prossimi Academy Awards (dopo essersi guadagnato l’ambito premio del pubblico al Festival di Toronto), la pellicola fa propria l’ormai sempre più ricorrente commistione stilistica che affianca sequenze drammatiche a toni da commedia e azzarda addirittura delle incursioni nel musical: E ora dove andiamo? è un viaggio alla scoperta del desiderio di pace e della speranza, affrontato con piglio brioso che non cede alle tentazioni più smaccatamente retoriche.
Dopo il successo di Caramel, affresco femminile ultragenerazionale, Nadine Labaki rimarca la sua consapevolezza registica ed E ora dove andiamo? certamente non tradisce le aspettative di coloro che avevano apprezzato la morbidezza malinconica del precedente lavoro: per il suo ritorno dietro la macchina da presa la regista ha scelto di dedicarsi a un’opera senz’altro più complessa e la sua eterogeneità caratteriale spinge la narrazione ad avventurarsi in territori più impervi, alternando stili e toni. Il film non cerca di portare sullo schermo una riflessione dal respiro politico-sociale ampio1 e si attesta in una dimensione più contenuta che riesce a evocare lo scenario culturale senza sottrarre spazio e preminenza alla modulazione del racconto corale muliebre: se in Caramel la difficoltà di emancipazione, di affermazione personale e di interrelazione rappresentava il cardine nello sviluppo della storia, in E ora dove andiamo? la Labaki sottolinea il volto materno2 (strictu sensu ma non solo) delle sue ardimentose protagoniste. La regista infatti si conferma particolarmente sensibile rispetto al concetto di comunità e di famiglia, intesa non tanto come ristretto nucleo parentale quanto come ideale struttura di conforto e di confronto: il superamento delle divergenze non è un tragitto privo di ostacoli ma in un’epoca costellata da brutali degenerazioni la parabola della distrazione posta in essere dalle protagoniste si configura come una battaglia di pensiero fortissimamente ancorata alla concretezza, alla necessità di preservare la vita dei propri cari. In questo senso il film si presenta come un’operazione di rielaborazione e ampliamento dell’indagine politico-emotiva di Caramel, che traeva spunto dalle dinamiche umane nel circoscritto ambiente di un centro estetico per tratteggiare il volto delle contraddizioni della società: a quattro anni di distanza la cineasta libanese ripropone lo schema consolidato estendendone la portata e universalizzando le conclusioni, offrendo al pubblico un ritratto sentito della speranza, della dignità della sofferenza e della soverchiante importanza del riferimento a una scala di valori.
Con animo decisamente pacifista E ora dove andiamo? affianca alcuni attori professionisti a numerosi volti strappati dai villaggi che trasportano sulla pellicola tutto il loro naturale carisma, ricreando situazioni il più possibile aderenti alla realtà sebbene incasellate in un racconto immaginario che attinge copiosamente al repertorio dell’assurdo: Nadine Labaki elabora una riflessione sull’universalità della guerra e del lutto, sulla controversa natura dell’isolamento e sull’ironia come strategia di sopravvivenza, dando vita a un prodotto intelligente che sa rendere tributo a chi silenziosamente ha dovuto imparare a convivere con la tragedia fronteggiandola con il sorriso.
Il film forse manca della spontaneità e della freschezza dell’esordio e la necessità di affrontare con la dovuta robustezza un progetto ben più articolato del precedente finisce per mitigare un po’ il carattere piacevolmente istintivo dello stile della regia ma l’impianto favolistico dal quale trae spunto la pellicola e la spigliatezza del progetto rendono E ora dove andiamo? un prodotto sicuramente meritevole di attenzione, che conferma il talento di una brava regista che sa presentare riflessioni serie e impegnate modellando il dramma in funzione del suo brio narrativo.
Note
1 Per rimanere nell’ambito degli stessi territori basti pensare a La donna che canta di Denis Villeneuve, anch’esso incentrato sulla guerra, le sue conseguenze e sul primario e controverso ruolo delle donne.
2 Non è casuale che l’idea del film sia nata da un’esperienza personale, ovvero dalle riflessioni della Labaki ispirate dall’escalation di violenza che caratterizzò Beirut nel maggio del 2008, negli stessi giorni in cui la regista scopriva di essere incinta del suo primo figlio.
Info
Il trailer di E ora dove andiamo?
- Genere: commedia, drammatico
- Titolo originale: Et maintenant on va où?
- Paese/Anno: Egitto, Francia, Italia, Libano, Qatar | 2011
- Regia: Nadine Labaki
- Sceneggiatura: Jihad Hojeily, Nadine Labaki, Rodney Al Haddid
- Fotografia: Christophe Offenstein
- Montaggio: Véronique Lange
- Interpreti: Adel Karam, Ahmad Hafez, Ali Haidar, Anjo Rihane, Anneta Bousaleh, Antoinette Noufaily, Caroline Labaki, Cendrella Yammine, Chady El-Teeny, Charbel Khalil, Claude Baz Moussawbaa, Fouad Yammine, Georges Khoury, Georgina El-Zaitrini, Gisèle Smeden, Joëlle Najem, Julian Farhat, Kassem Istanbouli, Kevin Abboud, Khalil Bou Khalil, Leyla Hakim, Marie Skeif, Marlein Ziadeh, Mohamad Al Sakka, Mohammad Aqil, Mona Moukarzel, Mostafa Al Sakka, Mounzer Baalbaki, Nadine Labaki, Oksana Beloglazova, Olga Yerofyeyeva, Oxana Chihane, Petra Saghbini, Sami Khorjieh, Samir Awad, Sasseen Kawzally, Yulia Maroun, Yvonne Maalouf, Ziad Abou Absi
- Colonna sonora: Khaled Mouzannar
- Produzione: Canal+, Chaocorp, CinéCinéma, Doha Film Institute, France 2 Cinéma, France Télévisions, Les Films de Beyrouth, Les Films des Tournelles, Pathé Films, Prima TV, United Artistic Group
- Distribuzione: Eagle Pictures
- Durata: 110'
- Data di uscita: 20/01/2012




Cafarnao
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Il giardino di limoni