Sister

Sister

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L’opera seconda di Ursula Meier, Sister, ha il grande merito di riuscire a catturare l’intensità di un sentimento, di indicarci con chirurgica precisione il momento di sospensione tra un battito e l’altro del cuore.

Cercami

Simon ha dodici anni e ogni giorno, durante la stagione invernale, prende la funivia e raggiunge la stazione sciistica di St.Moritz. Simon ruba le attrezzature lasciate incustodite dai turisti – sci, scarponi, occhiali da sole, guanti: tutto quello che gli capita a tiro – e le rivende agli amici della valle, a un cameriere inglese e ad altri turisti. Con i soldi guadagnati compra da mangiare, paga le spese dell’appartamento e dell’inaffidabile sorella maggiore Louise… [sinossi]

Tra gli alti e bassi del concorso della sessantaduesima Berlinale, possiamo crogiolarci in una rassicurante certezza: L’enfant d’en haut [1], opera seconda della franco-elvetica Ursula Meier, conferma le ottime impressioni e lo stile illuminato di Home – Casa dolce casa, presentato alla Semaine de la Critique di Cannes 2008 e uscito anche nelle sale Bel Paese. Regista e sceneggiatrice dalla significativa gavetta, tra cortometraggi (Des heures sans sommeil, Tous à table), documentari (Autour de Pinget) e film per la televisione (Des épaules solides), la Meier dimostra di possedere uno sguardo complementare ai fratelli Dardenne: ancorata a una dimensione minimalista, attenta alla realtà economica e sociale, la scrittura della Meier cerca un maggiore coinvolgimento emotivo, ricorrendo ad alcune felici intuizioni narrative, svolte inattese che non appaiono mai gratuite. E sono almeno due le sequenze che rimangono impresse negli occhi e nel cuore, due dardi scoccati all’improvviso, spiazzanti. Sister ci regala infatti uno dei finali più sorprendenti degli ultimi anni, racchiudendo in uno sguardo, fugace ma di rara intensità, tutto il significato del travagliato rapporto tra Simon e Louise. Un’inquadratura, un attimo, una regia in stato di grazia. Ma l’asciuttezza è la cifra stilistica di questo lungometraggio, costruito attorno a un rapporto a due, a un nucleo puramente emotivo, con pochi personaggi di contorno, abbozzati eppure non superficiali, e le giuste ellissi narrative. Dell’altra sequenza, quasi un detour, meglio non dire nulla.

Sister è un film che vive di contrasti e di apparenze. Alla gelida ambientazione, dominata dalla neve e da scelte visivamente antispettacolari, sopratutto per la rinuncia al potenziale estetico dei paesaggi imbiancati, si oppone la costante ricerca di affetto del piccolo Simon, ladruncolo molto più maturo dei suoi dodici anni: alle fughe, ai rifiuti, ai ripetuti errori e mancanze di Louise, il ragazzino oppone una strenua resistenza emotiva. Nelle sua lotta per la sopravvivenza, il fine ultimo non è il proprio mantenimento, ma una carezza, un sorriso, anche un semplice sguardo. E se lo spoglio e grigio palazzo in cui abitano Simon e Louise fa da contraltare alle suggestive vette alpine, che brulicano di ricchi turisti e di famigliole felici, la bellezza dolce e magnetica di Léa Seydoux (Louise) [2] sembra invece contraddire l’anaffettività e l’instabilità del personaggio, aprendo squarci di speranza anche nei passaggi narrativi più raggelanti.

Le scelte del cast hanno completato l’opera. La performance e il volto del bravissimo Kacey Mottet Klein [3], costantemente pedinato dalla macchina da presa, si integrano perfettamente con i tratti ombrosi della Seydoux: un legame emotivo e fisico che sembra oltrepassare i confini della finzione cinematografica. Felice anche la scelta di Gillian Anderson (Kristin Jansen) e Martin Compston (Mike), che riescono in poche sequenze a dare spessore ai loro personaggi.
Realmente in corsa per l’Orso d’oro, Sister ha il grande merito di riuscire a catturare l’intensità di un sentimento, di indicarci con chirurgica precisione il momento di sospensione tra un battito e l’altro del cuore.

NOTE
1. Il titolo internazionale, meno ispirato, è Sister. Il film ha già trovato una distribuzione italiana: uscirà infatti grazie alla Teodora di Vieri Razzini e Cesare Petrillo.
2. La giovane attrice francese, classe 1985, è in concorso alla Berlinale anche con Les adieux à la reine di Benoît Jacquot.
3. Kacey Mottet Klein, nato nel 1998, era Julien in Home – Casa dolce casa. Nel 2010 ha interpretato il ruolo di Lucien Ginsburg in Gainsbourg (Vie héroïque) di Joann Sfar.
INFO
La scheda di Sister sul sito della Berlinale.
Il trailer ufficiale di Sister.
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