White Deer Plain

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Presentato in concorso alla Berlinale, White Deer Plain fotografa l’impossibilità del cambiamento, mostrando nel passaggio da una dinastia all’altra il fallimento di una generazione oramai senza prospettive. Wang Quan’an confeziona un kolossal storico di natura contadina, mettendo in scena più volte dei veri e propri tableaux vivant popolari, visivamente efficaci, quasi una versione cinese del celebre dipinto Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Ma la compattezza dei contadini e della pellicola viene meno nella seconda parte…

Grano rosso sangue

Nelle fertili terre di Bai Lu Yuan (White Deer Plain), villaggio della provincia dello Shaanxi, l’unica fonte di reddito è rappresentata dal grano. Le lotte interne tra i notabili del villaggio, le insostenibili pretese economiche del potere centrale e i cambiamenti storico-politici della Cina tra le due guerre mondiali si intrecciano con le vicende delle famiglie Bai e Lu e con la travagliata storia d’amore tra il contadino rivoluzionario Heiwa e la bella Tian Xiao’e, moglie di un ricco latifondista… [sinossi]

Oramai di casa alla Berlinale, il regista e sceneggiatore cinese Wang Quan’an torna in concorso con l’ambizioso dramma storico White Deer Plain (Bai Lu Yuan), un fluviale lungometraggio che guarda ai turbolenti cambiamenti politici degli anni Venti e Trenta dalla simbolica prospettiva di un villaggio agricolo, lontanissimo dai centri di potere. Il regista di Apart Together (Tuan yuan, 2010, Orso d’argento per la sceneggiatura) e Il matrimonio di Tuya (Tuya de hun shi, 2006, premiato con l’Orso d’oro), solitamente legato alla Cina contemporanea, ricostruisce solo parzialmente il faticoso percorso di rinnovamento del popolo cinese, lasciando troppo sullo sfondo il partito comunista e il Kuomintang. Una rinuncia che evita senza dubbio insostenibili derive retoriche, ma che lascia più di un dubbio sulla reale utilità di un affresco dimezzato. Tratto dall’omonimo romanzo di Zhongshi Chen, il film si concentra sulla fine di un’epoca, sull’incancrenirsi di un sistema arcaico, logoro e corrotto, volto all’autodistruzione: non c’è infatti salvezza senza l’illuminazione di una rivoluzione spinta a forza lontano dalle porte del villaggio.

Del percorso di autodeterminazione e crescita umana e politica di Heiwa (Junjie Yang), contadino dal forte temperamento, travolto dalla passione per la bella Tian Xiao’e (moglie, non a caso, di uno squallido e impotente latifondista), sappiamo in fin dei conti troppo poco, visto che sono l’arretratezza, la superstizione e la corruzione della popolazione locale a prendere il sopravvento sulla pellicola, soprattutto nella seconda parte. White Deer Plain fotografa l’impossibilità del cambiamento, mostrando nel passaggio da una dinastia all’altra (assai efficace la battuta sulla nuova dinastia chiamata repubblica) il fallimento di una generazione oramai senza prospettive: è emblematico, in questo senso, il personaggio di Bai Jiaxuan  (Fengyi Zhang), onesto e rigoroso, ma schiavo di cerimonie e tradizioni. I vari Lu Zilin (Gang Wu), capo villaggio incline alla corruzione, e Lu San (Wei Liu), padre ottuso e violento, sono contrapposti all’acculturato Lu Zhaopen (Tao Guo) e al sanguigno Heiwa: non solo una lotta tra sistemi politi ed economici, tra classi sociale e tra passato e futuro, ma uno scontro tra padri e figli, in nome di una libertà che non può più aspettare.
Wang Quan’an confeziona un kolossal storico di natura contadina, mettendo in scena più volte dei veri e propri tableaux vivant popolari, visivamente efficaci, quasi una versione cinese del celebre dipinto Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Ma la compattezza dei contadini e della pellicola viene meno nella seconda parte, in cui gli avvenimenti si susseguono senza sosta e la passione amorosa tra Heiwa e Xiao’e (Kitty Zhang Yuqi) lascia il posto a un melodramma femminile, con la povera Xiao’e facile preda degli abitanti del villaggio [1]. E i colori caldi del sole e delle distese di grano fanno posto alle atmosfere cupe, fino a una notte fatale, nera come la pece.

Tratto dal romanzo Bai Lu Yuan di Chen Zhongshi, osteggiato per molti anni dalla censura per gli espliciti contenuti erotici, White Deer Plain interrompe il proprio racconto all’inizio dell’invasione nipponica, a un passo dalla Seconda Guerra Mondiale, abbracciando parte della guerra civile, ma lasciando un retrogusto amaro. Era lecito aspettarsi (molto) di più.

Note
1. La giovane attrice cinese ha esordito sul grande schermo nel 2007 con CJ7 di Stephen Chow.
Info
Il trailer originale di White Deer Plain.
White Deer Plain sul sito della Berlinale.
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