Rebelle
di Kim Nguyen
Ispirato alla situazione congolose, Rebelle mette in scena il forzato passaggio dall’infanzia all’età adulta di Komona, racconta le dinamiche di un conflitto apparentemente interminabile e autodistruttivo, tratteggia con grazia una delicata e commovente storia d’amore, mette in scena dramma e speranza, morte e vita.
Alla ricerca del gallo bianco
Africa subsahariana. In un piccolo villaggio isolato, Komona, una ragazzina dodicenne, vive pacificamente con i suoi genitori. L’arrivo di un commando armato di ribelli sconvolge la sua esistenza: gli abitanti del villaggio vengono massacrati, Konoma è costretta dai ribelli a uccidere i propri genitori e viene arruolata a forza. Durante l’addestramento, duro e spietato, Komona conosce un ragazzo di quindici anni, chiamato Magicien… [sinossi]
Il concorso della sessantaduesima Berlinale si chiude con un colpo di coda, risollevando almeno parzialmente le sorti di una kermesse un po’ in ombra, spesso appiattita su un cinema forzatamente autoriale, “impegnato” più per dovere e necessità che per scelta e ispirazione. Rebelle (War Witch) di Kim Nguyen sembra infatti cancellare con un colpo di spugna pellicole come Aujourd’hui di Alain Gomis e Just the Wind di Benedek Fliegauf, opere contrassegnate da una fastidiosa artificiosità. Ed è soprattutto nel confronto con il film di Gomis, pericolosamente vicino ai vezzi di molto cinema europeo, che la freschezza e l’efficacia di Rebelle emergono con forza: Nguyen si tiene ben lontano da “decostruzioni narrative” o da estenuanti e gratuiti pedinamenti dei suoi personaggi, riuscendo a raccontare sia i paradossi di un continente costantemente in guerra, sia la storia di Komona, ragazzina violentemente strappata al suo villaggio dai ribelli. E il grande merito del canadese Nguyen, al suo quarto lungometraggio (Le marais, Truffe e La cité), è proprio quello di saper raccontare una storia, di non aver paura di mettere in scena linearità narrativa condita da una coinvolgente e trasparente rappresentazione dei sentimenti umani: Rebelle, in questo senso, è un felicissimo punto d’incontro tra la chiarezza del cinema popolare e le aspirazioni del cinema autoriale.
La messa in scena e la scrittura di Nguyen, che ha elaborato il progetto nel corso di un decennio, restano ancorate alla concretezza dei personaggi e del drammatico contesto, nonostante il continuo intersecarsi tra reale e immaginario. Favorito dalle felicissime scelte di cast – Rachel Mwanza (Komona) e Serge Kanyinda (Magicien) sono volti indimenticabili – e dalla suggestiva ambientazione, Nguyen riesce a rappresentare la complessità culturale e umana, le contraddizioni di un popolo che si batte per il controllo delle estrazioni del coltan, minerale che finirà sui mercati occidentali e asiatici, e che è legata a pratiche ancestrali.
Ispirato alla situazione congolose, Rebelle mette in scena il forzato passaggio dall’infanzia all’età adulta di Komona, racconta le dinamiche di un conflitto apparentemente interminabile e autodistruttivo, tratteggia con grazia una delicata e commovente storia d’amore, mette in scena dramma e speranza, morte e vita. Nguyen riesce e dosare tutti gli elementi, senza mai smarrire chiarezza e naturalezza, anche nei passaggi onirici, narrativamente coinvolgenti e visivamente assai ispirati: si veda, ad esempio, la sequenza dello scontro a fuoco tra i giovani ribelli e i soldati, con i fantasmi dei militari che alla fine della scena vanno a comporre tra le rocce una raggelante e significativa inquadratura. Ribelli, soldati, giovani, anziani: i fantasmi col corpo e gli occhi bianchi sono nelle morte tutti uguali.
Rebelle è un piccolo gioiello, un lungometraggio di appena novanta minuti, eppure denso di significati, diretto, delicato: Nguyen sfugge a una rappresentazione esclusivamente cupa della realtà, evita fastidiose derive patetiche e tratteggia dei personaggi che traboccano energia vitale, amore e/o odio, passione, paura, coraggio. Accompagnato da una splendida colonna sonora, composta da canzoni angolane degli anni Sessanta, e diviso in tre capitoli (12, 13 e 14 anni: l’età di Komona), il film regala molte sequenze emotivamente incisive ma mai ridondanti, mai retoriche: la parentesi gioiosa della ricerca del gallo bianco, simbolo di un amore puro, il ritrovamento del pettine e della camicia, il passaggio sul camion e il significativo scambio di battute “non ho soldi”, “nessuno ha soldi”. La bellezza di Rebelle è tutta nel volto candido di Rachel Mwanza e Serge Kanyinda, nelle mani grandi di Ralph Prosper (Boucher), nell’immagine del camion che si allontana. Cinema che vuole raccontare, che non si piega alla sterili derive di molte produzioni incatenate mani e piedi ai festival.
Info
Il trailer di Rebelle.
Rebelle sul sito della Berlinale.
La pagina facebook di Rebelle.
Il sito ufficiale di Rebelle.
- Genere: drammatico, guerra
- Titolo originale: Rebelle / War Witch
- Paese/Anno: Canada | 2012
- Regia: Kim Nguyen
- Sceneggiatura: Kim Nguyen
- Fotografia: Nicolas Bolduc
- Montaggio: Richard Comeau
- Interpreti: Alain Lino Mic Eli Bastien, Alex Herabo, Alexi Sabwé, Diane Uwamahoro, Dole Malalou, Gauna Gau, Jean Kabuya, Jonathan Kombe, Jupiter Bokondji, Karim Bamaraki, Kazadi Zadio, Marie Dilou, Mizinga Mwinga, Nicolas Fransolet, Rachel Mwanza, Ralph Prosper, Renate Wembo, Sephora Françoise, Serge Kanyinda, Starlette Mathata
- Produzione: ITEM 7, Shen Studio
- Durata: 90'

















