Posti in piedi in Paradiso

Posti in piedi in Paradiso

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Tre padri cacciati di casa e costretti a condividere un appartamento: in Posti in piedi in Paradiso Verdone, insieme a Marco Giallini e a Pierfrancesco Favino, forma un trio comico divertente e malinconico.

Quanto costa un posto in paradiso?

Ulisse, Fulvio e Domenico sono tre padri separati costretti a versare quasi tutto quello che guadagnano in alimenti e spese di mantenimento per ex mogli e figli. Un tempo stimati professionisti, tutti e tre vivono ora in grandi difficoltà economiche e si ritrovano a sbarcare il lunario come possono… [sinossi]
Spero che almeno un posto in Paradiso io riesca a ottenerlo.
Anche se temo resteranno solo posti in piedi.
Fulvio Brignola (Pierfrancesco Favino)

Quando la musica era diversa… e non solo per Ulisse Diamanti (Carlo Verdone), nostalgico  della musica degli Anni ’60 (vedi i Doors), ma in generale per noi in questo tempo e, nel particolare, per i tre protagonisti di Posti in piedi in Paradiso di Carlo Verdone. E’ questa la sensazione che aleggia nel background dei tre uomini; quasi senza accorgersene si può perdere – forse per leggerezza, forse per superficialità, forse per vizi – quello stato di benessere (o semplicemente di status quo prestabilito dalla società) così tanto agognato e conquistato sul campo. Ulisse da produttore discografico vincitore di tre dischi d’oro è finito a celebrare il suo passato allestendo un negozio di vinili e teche con cimeli; Fulvio Brignola (Pierfrancesco Favino) da critico cinematografico è retrocesso a «cronista del nulla» e Domenico Segato (Marco Giallini), un tempo imprenditore di successo, ora si ritrova agente immobiliare e «accompagnatore» (di piaceri) per signore attempate.

Tre uomini di interessi e strati sociali diversi, ma accomunati da una vita di coppia in frantumi e  soprattutto dalla condizione sociale (che talvolta degenera nell’esistenziale) di padri separati in un tempo di crisi economica (e non solo) tanto da diventare l’«era dei miserabili». Potrebbe apparire pretenzioso da parte di Posti in piedi in Paradiso affrontare in qualità di commedia un tema così importante da essere diventato un’urgenza dei nostri anni, ma è proprio qui che la scommessa di Verdone riesce a pieni voti, richiamando quella bellezza per cui la commedia all’italiana è diventata celebre anche all’estero, senza scimmiottarla né imitarla, ma anzi guardando avanti. Dopo Io, loro e Lara (2010), con Posti in piedi in Paradiso Verdone aggiunge un tassello fondamentale a questa sua fase matura, dimostrando una cura nel dirigere gli attori che va di pari passo con un lavoro di attore teso a creare trii, duetti, relazioni con gli attori co-protagonisti e mai volto ad oscurarli.

C’è chi, sull’esempio di Ulisse Diamanti (applicandolo al cinema), potrebbe volere ancora il Verdone dei personaggi di Un sacco bello, Viaggi di nozze o Bianco, rosso e Verdone, ma Posti in piedi in paradiso docet, nel percorso artistico proprio come nella vita vera segna un percorso di crescita. Dai personaggi, dai “tipi”, ci troviamo di fronte a delle persone, tre sfumature dell’umano: il malinconico-rassegnato (Ulisse), il frustrato (Fulvio) e l’accattone un po’ coatto (Domenico). Mettici un luogo ben delimitato in cui i tre son costretti a vivere pagando ciascuno 250 euro al mese e la commedia di situazione prende forma grazie anche ad una leggerezza e ironia miste a note di tenerezza e malinconia che la sceneggiatura sa regalare (Carlo Verdone, Pasquale Plastino e Maruska Albertazzi). Un trio di uomini sullo schermo che ben funziona grazie al terzetto di attori (e Marco Giallini spicca sempre più con le sue doti comiche, ricordando Franco Fabrizi). Tutti ingredienti ben calibrati e diretti da una regia rivelatasi sempre più asciutta, pronta a sfruttare il luogo dell’appartamento come se l’azione avvenisse in una scatola teatrale – di qui inquadrature con piani a due e a tre che ancor più han contribuito ad accentuare le relazioni tra i tre uomini, le ex-mogli, i figli.

Ci preme sottolineare un altro punto a favore di Posti in piedi in Paradiso, perché per quanto possa esserci stato il rischio, non è un film maschilista. Indubbio il punto di vista maschile dei padri, ma a bilanciare gli elementi facendo quasi da contraltare entra, infatti, in campo Gloria (Micaela Ramazzotti), cardiologa, malata di cuore e un po’ stralunata.Tra egocentrismi, uomini e donne «drogati di solitudine», ansie e senso di inadeguatezza, Verdone tratteggia un’atmosfera di precarietà, di cronicità radicata nella vita quotidiana creando una commedia amusant dal (sor)riso amaro, mai volgare e arrivando a porci delle domande senza dover necessariamente dare il contentino di una risposta. Rattrista pensare che un padre debba dire alla propria ex «grazie per farmi stare un po’ con lei» riferendosi alla “concessione” della ex-moglie nello stare con la loro piccola di tre anni. Uomini affannati, pressati dall’assegno di mantenimento e da visite ai figli prestabilite da un tribunale. Posti in piedi in Paradiso non emette però sentenze, affresca con un registro tragico-comico la tragicomicità della vita affidando ai figli uno sguardo positivo. Ulisse, Dante e Fulvio, ognuno a proprio modo, chiedono di avere la possibilità di fare i padri; le donne dal canto loro vorrebbero sentirsi accompagnate, vivere quel “noi”, potersi (af)fidare… e i figli?  Chissà, probabilmente possono prendere per mano l’adulto dal gusto ancora un po’ fanciullino.

Info
Il sito della Filmauro, casa di produzione di Posti in piedi in Paradiso.
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