John Carter

John Carter

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Con le suggestioni steam-punk, il gradevole intrecciarsi di avventura, fantascienza, fantasy e western, i rimandi alla mitologia classica, i raggi azzurrini e l’impegnativo abbigliamento del protagonista, John Carter sembra ondeggiare tra L’ultimo dominatore dell’aria di Shyamalan e il meraviglioso kitsch in salsa Queen di Flash Gordon di Hodges.

Non tutte le ciambelle…

John Carter viene inspiegabilmente trasportato su Marte, dove si ritrova coinvolto in un conflitto di proporzioni epiche tra gli abitanti del pianeta, inclusi Tars Tarkas e l’affascinante principessa Dejah Thoris. In un mondo sull’orlo del collasso, Carter scopre che la sopravvivenza di Barsoom e della sua gente è nelle sue mani. [sinossi]

La sfida a distanza tra Andrew Stanton (John Carter) e Brad Bird (Mission: Impossible – Protocollo Fantasma), firme eccellenti della Pixar alle prese con il live action, ci lascia alcune certezze. La prima, abbastanza prevedibile, è la conferma del talento cristallino di Brad Bird, già regista de Il gigante di ferro, Gli Incredibili e Ratatouille: il passaggio al cinema dal vero non ha certo indebolito la sua messa in scena, la spettacolarità e complessità dei movimenti di macchina. Un’altra certezza, nonostante i rumorosi scricchiolii dell’avventura marziana, è la vivacità di Andrew  Stanton, regista e sceneggiatore che ci ha regalato A Bug’s Life – Megaminimondo (co-regia con John Lasseter), Alla ricerca di Nemo (co-regia con Lee Unkrich) e WALL-E. Ad appesantire il suo passaggio al live action non è la volenterosa e a tratti assai ispirata mise-en-scène, ma il rischioso materiale di partenza e una sceneggiatura costretta a comprimere tutto in appena due ore.

Il parziale fallimento di questa ambiziosa trasposizione, che si risolleva in alcune spettacolari sequenze, è legato proprio all’universo narrativo di Edgar Rice Burroughs, a un immaginario e a una iconografia che rendono assai ostico il passaggio dalla carta stampata alla pellicola. Un po’ come per i supereroi in calzamaglia, John Carter scivola sul traballante piano della verosimiglianza, della credibilità delle scelte cromatiche, dei costumi, degli stessi attori in carne e ossa (o computer grafica): paradossalmente, ci troviamo a rimpiangere le animazioni di Fire and Ice – Fuoco e ghiaccio (1983) di Ralph Bakshi o, per restare tra le pagine di Burroughs, persino le ingessate tavole della serie televisiva Tarzan, signore della giungla (1976-78). Tra le produzioni più costose della storia del cinema, John Carter sarebbe stato probabilmente un perfetto film d’animazione, magari realizzato proprio tra gli anni Settanta e Ottanta, gli stessi in cui Bakshi si inabissava col suo magnifico e incompreso Il signore degli anelli.
Con le suggestioni steam-punk, il gradevole intrecciarsi di avventura, fantascienza, fantasy e western, i rimandi alla mitologia classica, i raggi azzurrini e l’impegnativo abbigliamento del protagonista (altro che calzamaglia e mantello di Superman & Co.), John Carter sembra ondeggiare tra L’ultimo dominatore dell’aria di M. Night Shyamalan e il meraviglioso kitsch in salsa Queen di Flash Gordon (1980) di Mike Hodges. Difficile da prendere sul serio quando cerca di far sedimentare storia e personaggi, il film di Stanton sopravvive sull’eccesso, sui balzi iperbolici del protagonista e della sceneggiatura, sull’ambientazione western, sulla divertente rapidità del cane marziano e sul bel montaggio alternato del doloroso flashback e dell’epico uno contro tutti – insomma, sono proprio inarrestabili questi yankee!

Stemperando l’inevitabile colata di retorica con una buona dose di ironia, Stanton cerca di mediare tra i ritmi forsennati dei blockbuster contemporanei, sempre meno interessati alla narrazione, e la sua propensione al racconto: ma è proprio nelle “pause” tra le tante sequenze spettacolari che il film si arresta bruscamente, fino ad afflosciarsi. Le macchinazioni dei Thern, i conflitti tra le popolazioni di Marte/Barsoom, la storia d’amore tra la principessa Dejah Thoris (Lynn Collins) e il protagonista (Taylor Kitsch) [1] non prendono mai corpo, consistenza: John Carter si esaurisce così nello stupore visivo, nella brillantezza degli effetti speciali, in alcune intuizioni narrative e di regia. Il 3D è sostanzialmente superfluo, ma la vera occasione mancata risale probabilmente agli anni Trenta, quando Bob Clampett cercò inutilmente di produrre una serie animata dal Ciclo di Marte.

Note
1. Attore in rapidissima ascesa: lo vedremo presto in Battleship (2012) di Peter Berg, Le belve (2012) di Oliver Stone e Lone Survivor (2013), ancora di Peter Berg.
Info
Il trailer italiano di John Carter.
John Carter su facebook.
Il sito ufficiale di John Carter.
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