10 regole per fare innamorare

10 regole per fare innamorare

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Con 10 regole per fare innamorare Cristiano Bortone tenta la strada del successo commerciale, affidandosi alla sicura ancora di salvataggio della commedia, ma il film rappresenta un triplo salto mortale indietro per le sue velleità autoriali.

Un medico in famiglia

Marco è uno studente universitario fuori sede. Il padre Renato, chirurgo estetico di successo e donnaiolo indefesso, lo ha sempre investito di mille aspettative, quasi lui dovesse essere il figlio perfetto. Ma la realtà è un’altra: Marco è un ragazzo timido e impacciato. Per questo continua a fingere con la famiglia di essere un brillante studente di astrofisica mentre ha solo un semplice lavoro part-time in un asilo. Quando Marco si innamora di Stefania, una stupenda quanto irraggiungibile studentessa di letteratura francese, le cose cambiano… [sinossi]
Dea pagana del sole sul campo centrale
spero in una volè di sguardi per me – io ti spio
Si mi piace guardare, godermi lo stile che hai
e rodermi il cuore di panna al bar
ma nessuno lo sa, no nessuno lo sa – io ti spio
Virginiana Miller, La verità sul tennis

Cinque anni fa, quando gli occhi del pubblico e degli addetti ai lavori incontrarono l’opera quarta di Cristiano Bortone, Rosso come il cielo, in molti si sperticarono in lodi verso un regista dall’impronta estetica personale, in grado di lavorare su un materiale umano e narrativo estraneo alla prammatica produttiva nostrana. Un lustro, e il cinema di Bortone sembra incarnare lo stato di un’industria al macero, minata al proprio interno da un epidemico collasso artistico: 10 regole per fare innamorare, con il quale il cineasta romano tenta la strada del successo commerciale, affidandosi alla sicura ancora di salvataggio della commedia, rappresenta un triplo salto mortale indietro per le sue velleità autoriali. Il problema è proprio nel manico: che bisogno c’è  di ingolfare ulteriormente la programmazione nei cinema con un’altra commedia, per di più quasi completamente priva di ritmo e di idee? Perché 10 regole per fare innamorare basa tutta la sua già fragile struttura narrativa su una sceneggiatura davvero zoppicante, scritta dallo stesso regista in combutta con Fausto Brizzi, autore negli ultimi anni di alcune tra le peggiori cadute di tono della commedia nazionale: sono proprio i segmenti dal sapore smaccatamente brizziano a risultare indigesti nel corso del film. Se poi si considera come anche l’intuizione iniziale, quella di basare la più classica delle love story da teen-movie (pur fuori tempo massimo in questo caso, visto che i protagonisti hanno superato lo scoglio dei venti anni) su un rigido prontuario formato da dieci regole, sia abbandonata ben presto al proprio destino – lo spettatore viene a conoscenza solo in maniera confusionaria e incompleta dei “comandamenti amorosi” – si potrà facilmente comprendere la sciatteria che pervade questa esile uscita primaverile.

Non è forse un caso che la nota più lieta dell’intera operazione sia rappresentata dalla presenza in scena del giovane Guglielmo Scilla, più noto al popolo della rete con il nome d’arte Willwoosh, quello che utilizza per firmare i suoi brevi sketch su Youtube: alla sua prima esperienza cinematografica da protagonista assoluto Scilla dimostra di saper gestire i propri tempi comici con una certa (pur grezza) sapienza, al punto da non sfigurare a fianco di un mattatore come Vincenzo Salemme. Purtroppo l’intero cast – sorprende in positivo, soprattutto dopo averlo visto in monocordi interpretazioni televisive, Giulio Berruti – viene mortificato da una messa in scena piatta, dal retrogusto fastidiosamente televisivo: un impianto scenico privo di chiaroscuri, senza la benché minima profondità, nulla di eccessivamente dissimile dalle timbriche cui sono abituati gli spettatori delle fiction RAI e Mediaset. D’altro canto 10 regole per fare innamorare ha i ritmi, le banalità narrative, la semplicità dei dialoghi delle fiction serali, al punto da far presagire l’irruzione della pubblicità tra una sequenza e l’altra. Cinema per un pubblico anestetizzato, che non ha più la facoltà di distinguere tra i vari mezzi di comunicazione e non ha tempo e voglia per affrontare qualcosa di vagamente più elaborato della pappa precotta e già (mal)digerita.

Di quando in quando il film pare indovinare la trovata divertente, in grado di smuovere con sincerità i muscoli facciali dello spettatore (le contro-regole proposte dall’infingardo Ettore, per esempio), ma si tratta di un lampo nel cielo scuro, destinato a disperdersi nel nulla. Viene veramente da chiedersi se possa esistere un pubblico di riferimento per un’opera così esile, goffa e imprecisa, e se possa bastare il tam tam mediatico (con tanto di libro dato alle stampe ad hoc) e il nome di una “star” di internet per sopperire alle mancanze strutturali di un film che sembra essere stato creato in quattro e quattr’otto per battere il ferro fintanto che rimane caldo. In attesa di scoprire la verità a riguardo, l’augurio è quello di non veder sprecato ancora a lungo il talento comico di Salemme, sempre più tragicamente sfruttato male dal cinema italiano.

Info
Il trailer di 10 regole per fare innamorare.
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