Buona giornata

Buona giornata

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Costellato di innumerevoli episodi che vanno da Milano a Firenze, da Roma a Bari, da Napoli a Potenza, Buona giornata è una pochade che alterna pochissimi spunti divertenti a una sequela di retrive battute prive di qualità.

Il buongiorno non si vede dal mattino

La cronaca di una giornata, in Italia: una giornata vissuta da personaggi dell’Italia di oggi, una fotografia degli italiani, con i loro vizi ed i loro difetti. Ma contrariamente a quello che ci raccontano quotidianamente i giornali e le Tv (tragedie, catastrofi, omicidi, furti, truffe) vediamo italiani spiritosi, buffi, comici. Quelli che, ogni giorno, affrontano i loro problemi veri, usando l’ottimismo e il buonumore. Ci si sposta da Milano a Roma, poi a Napoli, poi a Verona, Firenze, Bari, Potenza e così via, cercando di cogliere non solo il lato allegro delle situazioni ma anche il carattere regionale… [sinossi]

Pare che una persona al termine della presentazione romana di Buona giornata, la nuova pellicola diretta da Carlo Vanzina e scritta in collaborazione con il fratello Enrico, si sia avvicinato a quest’ultimo per complimentarsi della riuscita dell’operazione, aggiungendo ai complimenti di rito anche un pensiero che francamente ha lasciato il sottoscritto – e penso molti altri colleghi presenti in sala – abbastanza stupito. È infatti lo stesso Enrico a riportarle durante la conferenza stampa post visione: “Mi sembra di aver assistito a un film di Steno!”. Queste sembrano essere state le parole incriminate, pronunciate da una persona non ancora identificata. Per carità, i gusti sono gusti e per questo soggettivi, di conseguenza vanno rispettati, ma allo stesso tempo si può condividerli in pieno, in parte oppure per niente. Ma c’è un limite a tutto e il fatto di aver individuato all’interno di una sceneggiatura elementi narrativi, situazioni e personaggi che in qualche modo possano rievocare quelli presenti nella filmografia di uno di maestri indiscussi della commedia all’italiano doc, tanto da azzardare in maniera piuttosto approssimativa e superficiale un qualsiasi tipo di avvicinamento per assonanze tra i temi e gli stilemi tipici del grande cineasta capitolino e quelli riscontrabili nell’ultima “fatica” dietro la macchina da presa dei suoi figli, ci sembra piuttosto azzardato. Va bene la scelta di affidarsi nella struttura narrativa al voice over per accompagnare alcuni passaggi del racconto, che ricorda l’utilizzo che ne faceva Steno in molti suoi film, ma al di là di questo il confronto davvero non regge.

La cinquantatreesima pellicola dei Vanzina Brothers lascia il tempo che trova, restituendo alla platea di turno una minestra riscaldata di elementi drammaturgici e tecnico-stilistici già visti nel loro cinema passato. Buona giornata riporta troppo velocemente alla mente situazioni e soprattutto personaggi di una galleria ampliamente concessa agli occhi e alle orecchie del pubblico dal loro lavoro precedente. Per di più associati ad attori che hanno spesso rivestito quella tipologia di ruoli per loro o per altri colleghi. Ci ritroviamo così a rivedere lo stesso spettacolo, animato dai medesimi personaggi interpretati per l’ennesima volta da attori che quei panni e quelle situazioni comiche le hanno già messe in scena. E allora ecco qua servito sul grande schermo il solito menù infarcito con il terronciello di turno (Abatantuono con l’unica eccezione che fa il milanese trapiantato in Puglia e non viceversa), il principe squattrinato (De Sica), il tifoso (Conticini) e via dicendo. Ne scaturisce di riflesso una fastidiosa sensazione di dejà vu che rende gli sviluppi dell’intero plot prevedibili e a tratti irritanti. La sensazione, ormai diventata praticamente una certezza, è quella di un tentativo di dare continuità al passato attraverso un riciclo continuo e un riproporre in modalità random elementi a loro congeniali, che in più di una situazione si sono rivelati efficaci. Ma non è sempre domenica e bisognerebbe ogni tanto rimettersi in gioco, guardando al futuro. Probabilmente questo a Carlo ed Enrico non interessa, tanto c’è chi in Italia i loro film continuano comunque a distribuirlo, magari in cinquecento copie come in questo caso con Medusa (questo è un altro paio di maniche).

Lo script tra pochi alti (l’episodio con Mattioli e Cirilli è sicuramente il più divertente e vale quantomeno il prezzo del biglietto) e molti bassi (l’episodio della Mannino è praticamente uno spot per promuovere l’alta velocità delle Ferrovie dello Stato), ci catapulta a zonzo per l’Italia al seguito di storie buffe che cercano senza riuscirci praticamente mai di mettere alla berlina i vizi e i difetti della nostra società. Buona giornata, li mette in vetrina e ne fa degli spunti per riderci sopra, niente di più. Da questo punto di vista, per stessa ammissione degli autori, la pellicola vuole offrire solo tanto sano intrattenimento a buon mercato; ma anche se apprezziamo la sincerità ci sentiamo di pretendere almeno il ricorso a una comicità più intelligente e sottile. Forse però chiediamo davvero troppo. Il risultato è dunque un accumulo di stereotipi e battute trite e ritrite, incastonate all’interno del solito “puzzle audiovisivo” a episodi al quale i due fratelli ricorrono una volta si e l’altra no. Si sorride, questo non lo si può negare, ma i picchi comici si contano sulle dita di una mano (la scena dell’uscita da scuola della figlia piccola di Romeo, interpretato da Abatantuono). C’è da dire che l’unità di tempo (lo scorrere di un’unica giornata vissuta in diverse location da Roma a Verona, da Napoli a Monopoli) e le scelte di montaggio dei singoli episodi tra di loro aiuta la scorrevolezza del racconto, tanto da far passare dalla mente il fatto che si tratti di un film corale a sketch, caratterizzati a loro volta da registri e generi comici diversi (dalla farsa napoletana alla commedia degli equivoci). Questa sembra l’unica nota positiva di un’operazione della quale non sentiremo di certo la mancanza, come non né sentivamo assolutamente l’esigenza.

Info
Buona giornata, il trailer.

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