Green Days – Dinosaur and I

Green Days – Dinosaur and I

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La lieve romantic comedy, il (sotto)testo sulla rinascita di una nazione e il significante semiotico anime in Green Days – Dinosaur and I non appaiono mai inutili l’uno all’altro, o peggio posticci. Un film di animazione pensato sin dall’inizio come tale, e orgoglioso di esserlo.

Nostalgia della crescita

La giovane I-rang cade apposta durante l’unica gara a cui si sentiva di partecipare, per paura di perdere la corsa contro la rivale Min-jeong. Abbandonatasi all’ozio, da allora la ragazza non osa partecipare ad altre competizioni. Odia sé stessa perché si sente una nullità e odia essere considerata solo un rimpiazzo. Un giorno, da Seoul arriva Su-min, che attira la sua attenzione. Alla nuova arrivata non interessa quel che pensano gli altri e quindi fa e dice tutto ciò che vuole. I-rang la ammira per la sua unicità, il contrario della propria mediocrità. Quando si reca presso un negozio di riparazioni in centro per farsi aggiustare la radio, I-rang conosce Cheol-su che lavora al posto di suo zio… [sinossi]
Divergevano due strade in un bosco, e io…
Io presi la meno battuta,
E di qui tutta la differenza è venuta
Robert Frost, La Strada non presa

È stato lo Zeitgeist. Bella difesa, in caso di plagio. Poi, dipende tutto dagli avvocati, e mi sa che quelli dello Studio Ghibli li svezza San… Comunque, “sincerest form of flattery” [1] a parte, non è per niente male questo Green Days – Dinosaur and I. Soprattutto, è senza ombra di dubbio un film di animazione pensato sin dall’inizio come tale, e orgoglioso di esserlo. Stando al Korean Movie and Drama Database [2] il progetto durerebbe da undici anni, e consterebbe di quei suoi bei centomila rodovetri, disegnati da solo quattordici poveri eroi. Un film di design nel senso più puro del termine, ovvero dove la forma e la funzione coincidono. Così che la lieve romantic comedy, il (sotto)testo sulla rinascita di una nazione e il significante semiotico anime non appaiono mai inutili l’uno all’altro, o peggio posticci. Si aiutano, anzi. Come dovrebbe sempre essere, ma in realtà è raro vedere, almeno in siffatta qualità.

Viene da pensare che i benemeriti “copioni” di questa MWP [3] abbiano fatto propria la filosofia del loro film almeno quanto gli stessi personaggi. Partecipanti con loro e come loro di un impegno al miglioramento in cui però gli afflati competitori sono smussati da una ricerca d’armonia. Un epos paesano, velato di una strana malinconia propositiva per una fine degli anni Settanta che a noi ausoni abitanti dello Stivale possono sembrare/ricordare più il decennio precedente, per come sono descritti nella pellicola. Sta di fatto che, al netto delle retoriche e dei buoni sentimenti d’ordinanza, alla storiella di questi studentelli “amici più che innamorati”, crediamo. Alle prese con le ansie e le scoperte del divenire adulti, proprio mentre un Paese cambia anche lui, volenteroso di lasciare orme profonde come quelle dei dinosauri [4], eppure conscio che nelle corse non tutti arrivano primi, a questi protagonisti vogliamo credere, per ottimismo della volontà, come un tempo altri si fidarono del Neorealismo Rosa [5]. Vogliamo credere a loro, e alle brutte poesie della ragazzina viziata di città innamorata dell’artistoide trentenne; alla possibilità di ritornare allo sport dopo averlo piantato con ignominia per paura di perdere; alle testate wrestling; agli astronauti coreani. E persino a piangere per Love Story [6]. E questa immersione nella diegesi la dobbiamo tutta alla serietà e all’impegno nel giustapporre i piani del racconto summenzionata. Che magari non sarà tutta farina del sacco dei registi Ahn Jae-hoon e Han Hye-jin-I [7], ma in compenso rivela un’umiltà, e più di ogni cosa un buon gusto assimilatorio, da premiare, non da punire. Capito, studio legale Principessa San?

La Strada non presa… Mai che sia la Salerno-Reggio Calabria.
Note
1. In questo caso l’imitato sarebbe (più in particolare, perché tutto nel film ulula Miyazaki) il tematicamente quasi identico From Up to Poppy Hill, che però, va detto, è pressoché coetaneo. Ah, summenzionato Genius Seculi!
2. Questo l’indirizzo: www.hancinema.net.
3. Lo studio. Sta per Meditating With a Pencil. Toh, Fatevi una cultura: www.studio-mwp.com.
4. Che sono presenti nella sequenza onirica dei due sbarbatelli, piccolo pilastro cartoonesco del film ma, attenzione, non unica isola felice animata, come ad esempio la scena Newyorchese in Chico & Rita.
5. In effetti, mal gliene incolse, però…
6. Ok, non esageriamo. C’è pur sempre Ryan O’Neal.
7. O della sceneggiatrice Song Hye-jin, esperta in commedie/film TV a indirizzo romanticheggiante.
Info
Il trailer originale di Green Days – Dinosaur and I.
Green Days – Dinosaur and I sul sito del Kofic.
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