Ho cercato il tuo nome

Ho cercato il tuo nome

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Ennesima trasposizione da un romanzo di Nicholas Sparks, Ho cercato il tuo nome è un melodramma prevedibile e poco ispirato, tutto teso a un approccio “ultra-rosa” dell’intrattenimento. A dirigere è l’autore di Shine, Scott Hicks.

Chi cerca trova

Logan Thibault, un marine sopravvissuto a tre missioni in Iraq, attribuisce la propria buona sorte alla foto di una bellissima ragazza che non ha mai incontrato, ma che porta sempre con sé. Il suo ritorno in North Carolina coinciderà, perciò, con l’inizio delle ricerche della donna misteriosa… [sinossi]

Il romanziere statunitense Nicholas Sparks nella sua lunga ed estremamente prolifica carriera ha inanellato un’invidiabile serie di successi, spesso oggetto di lacrimevoli trasposizioni cinematografiche: d’altronde sia il mercato letterario che il cinema hanno sempre lasciato grande spazio alle vicende amorose più combattute, intricate e impossibili, capaci di coinvolgere e sciogliere il pubblico dal cuore tenero.
Non fa eccezione Ho cercato il tuo nome, adattamento dell’omonimo romanzo di Sparks, parabola sull’amore e il ruolo determinante del destino, che arriva sugli schermi con la regia di Scott Hicks e un protagonista maschile, Zac Efron, che ormai pare volersi finalmente smarcare dall’immagine di teen-star.

Mentre è impegnato nella sua terza missione in Iraq un marine trova sul campo di battaglia la foto di una ragazza e nel raccoglierla si salva dall’esplosione di una granata: da allora il soldato scampa a diverse imboscate e si convince che quel fortuito amuleto lo protegga dalle minacce e dai pericoli della guerra. Per questo una volta tornato in patria il ragazzo decide di rintracciare la donna ritratta per manifestarle la sua riconoscenza ma l’incontro fra i due, inizialmente animato da diffidenza e tensione, sarà il preludio per la nascita di una grande e contrastata passione. In Ho cercato il tuo nome sono ben riconoscibili tutti i cliché e i tratti caratteristici della penna di Sparks, le suggestioni emotive, le dinamiche dei rapporti e la struttura generale del racconto ricalca fedelmente schemi che l’autore ha già ampliamente collaudato in precedenza: stavolta la storia si colora grazie a un ex-marito sceriffo prepotente, una nonna amorevole e briosa e un figlioletto appassionato di musica e scacchi, mentre sullo sfondo una guerra geograficamente distante falcidia e sconvolge la quotidianità della placida provincia americana (il fratello della protagonista è morto in battaglia vittima del fuoco amico).

Scott Hicks (che con Shine nel 1997 era stato protagonista della Award Season) firma un melodramma decisamente prevedibile e poco ispirato, che nemmeno nelle intenzioni pare volersi discostare da un certo approccio “ultra-rosa” all’intrattenimento: il pathos dovrebbe essere il motore dell’azione e dell’emozione nella pellicola ma il problema nodale di Ho cercato il tuo nome è proprio la grande difficoltà di empatia nei confronti della storia, in parte a causa dell’estrema schematicità delle situazioni e della grossolana definizione dei personaggi, in parte per via dell’opprimente senso di monotonia che pervade lo sviluppo della storia. A dispetto dell’intreccio costellato di presunti colpi di scena il film di Hicks è fondamentalmente noioso e purtroppo la resa finale del progetto non è valorizzata nemmeno dall’apporto del cast che – fatta eccezione per Blythe Danner – si dimostra decisamente poco credibile e accattivante, sebbene soprattutto Efron cerchi di restituire spessore al personaggio: la sensazione è che Ho cercato il tuo nome sia un prodotto completamente privo di qualsiasi spunto di originalità o di ricerca, concepito e realizzato esclusivamente per collocarsi – senza distinguersi – nel filone di produzioni più o meno fortunate tratte dai romanzi di Sparks.
Con una fotografia patinatissima a incorniciare i dialoghi più strappalacrime, tra tramonti aranciati che infiammano le grandi pianure del sud statunitense, specchi d’acqua immersi nella natura accessibili grazie a inerpicati sentieri, piccole comunità urbane la cui vita è scandita da raccolte fondi e momenti di aggregazione cittadina, Scott Hicks realizza un film esattamente rispondente alle aspettative, che non osa e non si mette in gioco, dimostrandosi troppo marcatamente debitore dei precedenti adattamenti (su tutti Le pagine della nostra vita, I passi dell’amore e Dear John).

Ho cercato il tuo nome è un melò poco ritmato, in cui i potenziali spunti di analisi e riflessione (la guerra, i disturbi post-traumatici da stress di chi ha vissuto direttamente l’esperienza bellica e le ripercussioni emotive che coinvolgono anche le famiglie dei militari) vengono affrontati frettolosamente e anche la passione non pare mai deflagrare in maniera davvero dirompente: l’amore e la sua carica rivoluzionaria, il trionfo del bene sul male, il lieto fine come coronamento di un destino (forse) già scritto sono gli ingredienti di una ricetta zuccherosa e decisamente non indimenticabile, che ripropone lo schema della favola contemporanea risparmiando troppo in verve e ispirazione.

Info
Il trailer di Ho cercato il tuo nome su Youtube
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