Bunohan: Return to Murder

Bunohan: Return to Murder

di

Bunohan: Return To Murder è accecante, come i fari delle motociclette e le luce della lampada del ring che segnano uno dei tanti slittamenti della narrazione; è allegorico, come il wayang kulit, il teatro delle ombre malese-indonesiano; è tragico, come il rapporto dai riflessi shakespeariani tra i tre fratelli e l’anziano padre; è violento, come il sicario silenzioso e spietato Ilham.

Ombre

Scappato da un incontro mortale di kickboxing, Adil è in fuga e cerca rifugio nella sua città natale Bunohan. Lì lo raggiunge Ilham, killer assunto per ucciderlo che è anche il suo fratellastro. Entrambi si ritroveranno ben presto coinvolti nei loschi traffici del terzo fratello Bakar. Una storia complessa di tradimenti, passioni, omicidi e corruzione… [sinossi – programma Far East Film 2012]

L’opera seconda di Dain Said, Bunohan: Return To Murder, è un film sorprendente, ipnotico, probabilmente destinato a sparire come le ombre che mette in scena, che racconta con mirabile efficacia. Un’opera ambiziosa, ispirata, ma che a livello internazionale può e potrà girare solo attraverso i festival. Un vero peccato.
Prodotto di punta della cinematografia malaysiana, che proprio in questi ultimi mesi sta vivendo un momento di grande fermento creativo ed economico [1], il lungometraggio di Said mescola azione e ambizione, genere e autorialità, violenza e poesia: emblematica e quasi disorientante la macrosequenza iniziale, che intreccia piani narrativi, presente e passato, realtà e magia. Said disegna complessi piani sequenza, con un susseguirsi di intuizioni e virtuosismi tecnici: la macchina da presa cattura e riassume nel giro di pochi minuti la cifra stilistica e le elevate intenzioni di una pellicola che riesce a essere un thriller labirintico e un affresco drammaticamente sincero di un Paese che si sta smarrendo.

Bunohan: Return To Murder è accecante, come i fari delle motociclette e le luce della lampada del ring che segnano uno dei tanti slittamenti della narrazione; è allegorico, come il wayang kulit, il teatro delle ombre malese-indonesiano; è tragico, come il rapporto dai riflessi shakespeariani tra i tre fratelli e l’anziano padre; è violento, come il sicario silenzioso e spietato Ilham. Bunohan: Return To Murder è soprattutto un racconto corale, la storia delle tante storie di una terra, di un popolo: Said mette in scena uno struggente passaggio epocale, la scomparsa di un mondo che era ancora altro e che sta per essere inglobato, tra porti turistici, campi da golf e centri residenziali.
Tra le pieghe della narrazione, tra le visioni di personaggi che tornano sotto altra forma, tra le suggestive immagini di paesaggi difficilmente descrivibili, si può leggere l’amara resa e la triste constatazione di una sconfitta inevitabile: il patriarca e maestro di wayang kulit porterà con sé la sua arte antica, rifiutato dai tre figli (il killer Ilham, il corrotto Bakar, il talentuoso kickboxer Adil), così distanti tra loro e soprattutto da lui. La tradizione muore, uccisa senza alcuna pietà: ma la mano che uccide è collettiva, culturale, generazionale. E il futuro avrà i contorni decisi dal profitto, mentre gli spiriti non troveranno pace nemmeno nelle paludi e tra le mangrovie.

Un’opera ambiziosa, si diceva. Un film probabilmente di non immediata lettura per uno spettatore occidentale: eppure uno dei meriti di Dain Said è di sapersi immergere in una dimensione complessa e stratificata senza smarrirsi, tenendo saldamente per mano lo spettatore. Bunohan: Return To Murder, col suo incedere lento e straniante, con la sua struttura narrativa che si sviluppa in varie direzioni, sembra tessere le fila di uno struggente canto tradizionale che risuona tra gli alberi della foresta, quando le ombre del giorno e della notte, del presente e del passato, iniziano a confondersi.

Note
1. Per un’analisi delle attuali dinamiche e prospettive dell’industria cinematografica malaysiana rimandiamo al breve e puntuale saggio di Paolo Bertolin Entusiasticamente vostro: il cinema malaysiano nel 2011, pubblicato nel catalogo della quattordicesima edizione del Far East Film Festival di Udine.
Info
Il trailer di Bunohan.
Bunohan sul sito del Far East Film Festival.
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-10.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-09.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-08.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-07.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-06.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-05.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-04.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-03.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-02.jpg
  • Bunohan-Return-to-Murder-2011-Dain-Said-01.jpg

Articoli correlati

  • Locarno 2016

    Interchange

    di Presentato al Festival del Film Locarno, tra le proiezioni in Piazza Grande, Interchange è un ambizioso thriller sovrannaturale malese che cita Hitchcock in continuazione. Le belle idee dell'inizio si perdono ben presto in un film pasticciato che arriva a sfiorare il ridicolo.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento