Cannes 2012 – Tutto il Festival minuto per minuto

Cannes 2012 – Tutto il Festival minuto per minuto

Riparte il festival di Cannes e, immancabilmente, (ri)parte anche il “minuto per minuto”: ogni giorno vi proporremo pillole, frammenti di Croisette, annotazioni e appunti in ordine sparso, con la speranza di riuscire a restituirvi almeno in parte gli accadimenti del più chiacchierato evento cinematografico al mondo.

 

Domenica 27 maggio 2012
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Ore 20.10
Si chiude il sipario su una delle rassegne cannensi più stimolanti degli ultimi anni. Tra i vincitori, in rigoroso ordine di premiazione, Beasts of the Southern Wild di Benh Zeitlin si è aggiudicato la Caméra d’Or come miglior opera prima. Tra i premi assegnati dalla giuria ufficiale – come di consueto molto “ecumenica” – spiccano i due assegnati a Beyond the Hills di Cristian Mungiu, gratificato dei riconoscimenti alla miglior sceneggiatura e alla miglior interpretazione femminile, con le protagoniste Cosmina Stratan e Cristina Flutur. Il bravo Mads Mikkelsen ha trionfato come interprete maschile in The Hunt di Thomas Vinterberg, mentre al messicano Carlos Reygadas è andato il premio alla regia con Post Tenebras Lux. Gloria anche per l’Italia, grazie a Matteo Garrone (più che probabile lo zampino del presidente di giuria Nanni Moretti) e il suo Reality, che bissa il riconoscimento ottenuto da Gomorra quattro anni orsono. Infine, tra gli applausi sinceri della platea, Palma d’Oro all’emozionante Amour di Michael Haneke, struggente dramma che ha il suo punto di forza nel rigore della messa in scena e nell’interpretazione magistrale di Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva. [la redazione]

Ore 15.25
Giornata di Festival dedicata al recupero dei film per i pochi accreditati rimasti sulla Croisette. In attesa di scoprire i vincitori di questa edizione torniamo con la mente a ieri notte e alla proiezione di Maniac, remake di un thriller di William Lustig rifatto da Franck Khalfoun. Mettiamola così: invece di saltare sulla sedia mezza sala russava. Solo colpa dell’ora tarda? [r.m.]

 

Sabato 26 maggio 2012
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Ore 20.00
In Salle Debussy sono stati annunciati, da un Tim Roth a dir poco elettrico e tarantolato, i vincitori di Un certain regard: la sezione se l’è aggiudicata Después de Lucia di Michel Franco, mentre il premio speciale della giuria è andato a La grand soir della coppia Delépine/Kervern. Visto che migliori attrici sono state deputate ex-aequo Suzanne Clément per Laurence Anyways di Xavier Dolan ed Émilie Dequenne per A perdre la raison di Joachim Lafosse, gli uomini sono rimasti all’asciutto. Infine menzione speciale per Djeca di Aida Begic. [r.m.]

Ore 18.36
In Salle Debussy c’è stata l’anteprima stampa di Thérèse Desqueyroux, secondo adattamento cinematografico del romanzo di François Mauriac dopo quello di Georges Franju del 1962, e opera postuma di Claude Miller, morto lo scorso 4 aprile. Un film estremamente calligrafico, dominato da una recitazione fin troppo controllata ed esibita (del cast fanno parte Audrey Tautou, Gilles Lellouche, Anais Demoustier e Catherine Arditi), e risvegliato solo da alcune intuizioni nella rappresentazione del paesaggio. Applauso tiepido, ma la carriera di Miller avrebbe meritato ben altra conclusione. [r.m.]

Ore 18.15
Altri premi, a un’ora dalla chiusura della sezione Un Certain Regard. La FIPRESCI (Fédération Internationale de la Presse Cinématographique) ha scelto In The Fog di Sergei Loznitsa per il concorso, Beasts of the Southern Wild di Benh Zeitlin per Un Certain Regard e Hold Back per la Quinzaine des Rèalisateurs. Bravi. [e.a.]

Ore 17.20
In attesa del Palmarès ufficiale, segnaliamo con tutta calma i “premi” della Quinzaine des Rèalisateurs. A No di Pablo Larraín è stato assegnato l’Art Cinema Award, il Label Europa Cinemas è andato a El taaib (Le Repenti) di Merzak Allouache, mentre il premio Sacd è finito nelle tasche di Camille redouble (Camille Rewinds) de Noémie Lvovsky. [e.a.]

Ore 11.43
A quanto pare quest’anno al Festival di Cannes vanno di moda gli Stati Uniti paludosi con le loro aree rurali, e non le metropoli classiche: dopo le Everglades di The Paperboy di Lee Daniels e i boschi dell’Illinois di Lawless tocca all’Arkansas “fluviale” descritto in Mud, opera terza di Jeff Nichols (l’anno scorso qui a Cannes con l’ottimo Take Shelter). Rispetto alla sua opera seconda si avverte forse un piccolo passo indietro, ma la storia è così intensa ed emozionante e l’opera nel complesso così compatta da perdonare anche qualche passaggio a vuoto e qualche scelta un po’ troppo facile. Strepitosi i piccoli Tye Sheridan e Jacob Lofland. [r.m.]

Ore 00.45
Il penultimo film in concorso, The Taste of Money di Im Sang-soo, raggiunge i film di Reygadas, Salles e Daniels dietro la lavagna. Una satira un po’ sgangherata, fuori tempo massimo, che attori e messa in scena non riesco a risollevare. Stucchevole il giochino con The Housemaid. Registro totalmente diverso per 11.25: The Day Mishima Chose His Own Fate del grande Kōji Wakamatsu che racconta il fallito tentativo di colpo di stato di Mishima e le tragiche conseguenze: strazianti gli ultimi quaranta minuti. Non sarà glamour, ma avrebbe meritato il concorso… [e.a.]

 

Venerdì 25 maggio 2012
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Ore 17.00
Non solo cinema. Le ultime giornate del Festival di Cannes ci regalano il consueto pranzo offerto dal comune: vino (bianco, rosato, rosso) a volontà e tanti saluti alla lucidità. Il tutto con vista mare dall’alto della collina, per prendere le distanze dall’evento, dal Palais, dall’overdose di glamour. Cannes è anche questo. E così i fumi dell’alcool ci riportano stranamente alla realtà. La musica è finita, gli amici se ne vanno… [e.a.]

Ore 16.26
Prima di approfittare del cibo e (soprattutto) del vino offerto dal sindaco di Cannes alla stampa nello splendido scenario del castello della città vecchia, abbiamo posato gli occhi, in tarda mattinata, su Gimme the Loot, esordio alla regia tutto newyorchese di Adam Leon. Un’opera piccola, che ricorda molto cinema indie di inizio anni Novanta, sporco ed essenziale come i suoi giovani protagonisti, che passano le loro giornate a fare piccoli taccheggi, fumare un po’ d’erba, e sognare di entrare nella storia della Big Apple con i loro tag sui muri. Un’opera prima da tenere in considerazione, fresca e vitale. Fondamentale per non lasciarsi andare alla stanchezza degli ultimi giorni del festival… [r.m.]

Ore 12.35
Le grandi speranze riposte nell’incontro tra il genio cinematografico di David Cronenberg e quello letterario di Don DeLillo si risolve in una cocente delusione: Cosmopolis è un film inerte, che riprende fedelmente i dialoghi corrosivi del romanzo senza dare l’impressione di comprenderne davvero il senso. Una regia piana, quasi arida, per un film che procede solo ed esclusivamente per puro accumulo dialogico. E sprecare Mathieu Amalric è un crimine che va oltre ogni perdono. [r.m.]

 

Giovedì 24 maggio 2012
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Ore 23.25
Usciti in tutta fretta dalla proiezioni di In The Fog di Sergei Loznitsa ci siamo lanciati verso la proiezione a sorpresa. Sorvoliamo (…) e torniamo al film, una riflessione amarissima sulla guerra e sulla natura umana, girato con sorprendente rigore stilistico e morale. Applausi convinti in sala e possibilità di vittoria o quantomeno di un premio. Da vedere e rivedere. [e.a.]

Ore 16.35
Con una certa fatica – stampa sì, stampa no, stampa forse… – siamo riusciti a vedere il nuovo film di Patrice Leconte, Le magasin des suicides, lungometraggio d’animazione in 3D dalle buone caratteristiche tecnico-artistiche ma un po’ troppo fiacco narrativamente. Il fiato corto si avverte dopo poche sequenze e si fatica, tra troppe canzoni, ad arrivare fino in fondo. La nostra personalissima Palma d’oro dell’animazione è tutta per Ernest et Célestine, seguito a distanza da The King of Pigs. Nota di merito per le sequenze animate di For Love’s Sake di Takashi Miike. [e.a.]

Ore 11.50
Non ha racimolato molti spettatori la proiezione di The King of Pigs (Dae gi eui wang) di Yeon Sang-ho, lungometraggio coreano d’animazione, presentato alla Quinzaine. Un peccato, perché questa opera prima rappresenta un altro significativo segnale di ripresa per l’animazione della Corea del Sud, ferma per troppe stagioni ai buoni propositi di inizio decennio. Pur non privo di difetti, a partire da un’animazione fin troppo basilare, The King of Pigs è un ritratto cupo e decisamente disilluso dei “bei tempi” della scuola e della gerarchica e violenta società coreana. [e.a.]

Ore 11.07
Va bene la parata di star (Nicole Kidman, John Cusack, Zac Efron, Matthew McConaughey, Macy Gray), ma la presenza in concorso del mediocre The Paperboy di Lee Daniels resta un mistero fitto come quello dell’omicio dello sceriffo da cui prende corpo l’intera vicenda, ambientata nell’afosa Florida del 1969. Sesso, omosessualità repressa e tensioni razziali per un film costruito a tavolino e privo di qualsivoglia ispirazione. [r.m.]

 

Mercoledì 23 maggio 2012
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Ore 22.00
Mentre la retrospettiva Cannes Classic 2012 ci regalava la magnifica visione de Lo squalo di Spielberg in versione restaurata, si consumava la prima drammatica proiezione per la stampa del nuovo film di Carlos Reygadas, Post Tenebras Lux. Fischi violenti, uscite dalla sala in massa, volti visibilmente provati. Ora ci inabissiamo nella seconda proiezione per la stampa, decisamente incuriositi e al contempo preoccupati! [e.a.]

Ore 16.55
Finalmente un po’ di sana animazione. Nel programma della Quinzaine trovano spazio due lungometraggi animati: il primo, passato oggi e recuperabile nei prossimi giorni, è Ernest et Célestine, diretto dal trio Benjamin Renner, Stéphane Aubier e Vincent Patar, e sceneggiato da Daniel Pennac. Un gioiello per bambini (ma non solo), con character design morbido e tondeggiante e colori pastello, impreziosito da una lunga serie di intuizioni visive e narrative. Cambiamo discorso e torniamo brevemente alle proiezioni di ieri: anarchici come sempre, Gustave de Kervern e Benoît Delépine restano fedeli alla loro poetica anticapitalista e conquistano il pubblico con Le grand soir (Un Certain Regard). Non è il loro film migliore, ma Benoît Poelvoorde e Albert Dupontel sono irresistibili. [e.a.]

Ore 11.07
Quando in Vogliamo vivere! di Ernst Lubitsch Jack Benny/Joseph Tura chiede al colonnello nazista Ehrhardt (interpretato da Sig Ruman) se ha mai visto una sua pièce teatrale, questi gli risponde “sì, una volta. Trattava Shakespeare come noi la Polonia”. Parafrasando il tutto, si potrebbe accusare del medesimo misfatto Walter Salles, autore della trasposizione cinematografica di On the Road, il romanzo di Jack Kerouac che contribuì a sconvolgere la prassi letteraria statunitense nel secondo Novecento. In mano a Salles On the Road si trasforma in un accumulo di rapporti sessuali, immersioni nella droga e viaggi in macchina, con buona pace del substrato sociale e filosofico nascosto tra le pagine del romanzo. Senza contare che la prosa ubriaca e rivoluzionaria di Kerouac viene letteralmente smentita dalla regia sbiadita e priva di contrasti di Salles. A oggi il peggior film del concorso, e dell’intero festival. [r.m.]

 

Martedì 22 maggio 2012
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Ore 21.39
Pomeriggio e sera all’insegna del cinema francese. Nella Salle du Soixantième abbiamo recuperato Journal de France, documentario di Claudine Nougaret e Raymond Depardon che ripercorre la splendida carriera di Depardon, tra le figure di primaria importanza dell’universo documentario mondiale. Un montaggio intenso e intimo, anticipato dalla presentazione della coppia, con la Nougaret che ha dedicato l’evento al Montpellier campione di Francia di calcio, città nella quale è nata. La sala ha reagito divertita ma, da parte parigina, vagamente rattristata. In serata è stata poi la volta del ritorno dietro la macchina da presa di Leos Carax, che con Holy Motors piomba sul concorso ufficiale sparigliando una volta per tutte le carte: un film folle, geniale, impossibile da intrappolare o da dominare. Salvifico, spiazzante, eretico. Difficile possa convincere la giuria, ma al termine della proiezione stampa gli è stata tributata una vera ovazione. [r.m.]

Ore 16.10
Incredibile ma vero, la proiezione stampa di Io e te, primo film diretto da Bernardo Bertolucci negli ultimi 9 anni, è stata in gran parte disertata, tanto che gli accreditati non hanno riempito nemmeno la Salle Buñuel. Molti sono usciti ben prima della fine, e gli applausi sono stati pochi. Un vero e proprio mistero, visto che si tratta di gran lunga del miglior film italiano del festival, nonché di uno splendido spaccato intimo del rapporto che un ragazzo problematico e introverso instaura con la sorellastra. Se andasse incontro all’indifferenza mediatica sarebbe davvero assurdo… [r.m.]

Ore 11.35
Accolto da un discreto numero di applausi, Killing Them Softly di Andrew Dominik è un film di genere che attacca violentemente il sogno americano, l’essenza stessa degli Stati Uniti, l’illusione di essere una nazione, un popolo. Dialoghi fitti, cast di lusso, messa in scena studiata fotogramma per fotogramma. Ottimo, ma rischia di fare la fine del precedente e ampiamente sottostimato L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. [e.a.]

Ore 11.02
Ieri notte For Love’s Sake di Takashi Miike è finito quasi alle tre, con una proiezione funestata dal solito fuggi fuggi generale di chi ignora cosa stia andando a vedere e vi si scontra senza pietà. In realtà si tratta dell’ennesimo trattato di genialità del folle cineasta giapponese, che condensa in due ore e un quarto una storia di gang giovanili innervata di sprazzi musical, improvvisi slittamenti animati e un mix di ironia spiazzante e deflagrante melò. Rigenerante. [r.m.]

 

Lunedì 21 maggio 2012
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Ore 21.40
Il concorso di un festival internazionale, persino il monumentale Cannes, ha bisogno di nomi di richiamo, di certezze. The Angels’ Share di Ken Loach è film gradevole, abbastanza divertente e con un paio di sequenze drammatiche ben girate e significative. Ma non è un film “da concorso”. A volte basta il nome… [e.a.]

Ore 18.12
Trashed di Candida Brady, documentario sui problemi legati allo smaltimento dei rifiuti e alla loro produzione, è lastricato di buone intenzioni ma non ha davvero nulla da dire sotto il profilo puramente cinematografico. Produce Jeremy Irons, e questo spiega la sua partecipazione al festival, altrimenti la destinazione logica sarebbe stato Geo&Geo… [r.m.]

Ore 15.40
Sulla Croisette è evidentemente novembre. Si rischia una sovrapposizione climatica coi festival di Roma e Torino. Urge il sole! Ma passiamo alle notizie liete: Confession d’un enfant du siècle di Sylvie Verheyde, tratto dal romanzo autobiografico di Alfred de Musset e presentato nella sezione Un Certain Regard, conferma il talento della regista e sceneggiatrice francese, molto attesa dopo Stella. Il rischio dell’opera calligrafica era dietro l’angolo. Determinante la presenza della divina Charlotte Gainsbourg e ottima prova di Pete Doherty, non a caso fondatore del gruppo The Libertines. [e.a.]

Ore 13.08
Il tempo non migliora, e Cannes è sovrastata da un’atmosfera bigia, oltre a essere sferzata da un vento freddo e fastidioso. Le file, previste anche per oggi ai limiti della tollerabilità, potrebbero risentire in maniera cospicua del maltempo. Noi, per precauzione, abbiamo già pronto l’ombrello… [r.m.]

Ore 11.11
Alain Resnais (Vous n’avez encore rien vu), grande vecchio del cinema francese, ha solo voglia di giocare un po’, e prende amabilmente in giro i suoi spettatori orchestrando l’ennesima (e prevedibile) riflessione sul metateatro. Nulla di particolarmente interessante, nonostante alcune soluzioni di messa in scena sempre mirabili. Per non cadere nell’accusa di lesa maestà, in ogni caso, la stampa è esplosa in un applauso sentito. Improbabile che riesca a sedurre la giuria, ma non si sa mai… [r.m.]

 

Domenica 20 maggio 2012
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Ore 22.13
Siamo ancora un pochino frastornati dalla proiezione di Like Someone in Love, e non solo per la visione scomodissima in Salle Debussy, dove siamo stati costretti ad assieparci sui gradini della balconata mentre in platea si contavano numerosi posti vuoti: ciò che è curioso è annotare come l’iraniano Abbas Kiarostami abbia diretto una commedia alla Woody Allen a Tokyo, con attori giapponesi. Progetto interessante e godibile, accolto però da vergognosi boati di disapprovazione. Mah… [r.m.]

Ore 17.00
In tutti i concorsi dei grandi festival ci dovrebbe essere un film di Hong Sang-soo, coreano di nascita ma transalpino nell’anima. In Another Country, gioiellino di scrittura, è più leggero di una nuvola. Fantastica Isabelle Huppert! Intanto, proprio in questi minuti, centinaia e centinaia di accreditati stampa stanno sperando di entrare alla proiezione aggiuntiva di Antiviral di Cronenberg Jr: viste le dimensioni della sala (la Bazin), in molti resteranno delusi – ma almeno avranno fatto parte di una delle file più lunghe mai viste al Palais… [e.a.]

Ore 11.55
Poche ore di sonno, prima proiezione della mattina, una storia che rischiava di sprofondare nel patetico: il cinema di Haneke supera qualsiasi ostacolo, e noi con lui. Amour è l’ennesima dimostrazione dello sguardo lucido e rigoroso del cineasta austriaco, capace di ritrarre la terza età, l’amore e l’inevitabile resa alla morte con delicato e poetico realismo. [e.a.]

Ore 11.50
Ieri notte Dracula 3D è terminato così tardi da impedire qualsiasi aggiornamento. Recuperiamo dunque ora, con la più grande sorpresa del festival: Dario Argento non è morto! La sua lettura del romanzo di Bram Stoker non è certo priva di difetti (su tutti la scrittura) ma possiede una potenza visiva confortante e un ottimo utilizzo della tecnica stereoscopica. Pochi, in ogni caso, gli applausi e bacchettate sulle nocche all’organizzazione del Festival, che ha pasticciato clamorosamente con il 3D, facendo slittare la proiezione di una mezz’oretta. Per chiudere, la soddisfazione di percorrere la monte de marche facendosi beffe dell’abito scuro dà una piccola, ma persistente, soddisfazione. [r.m.]

 

Sabato 19 maggio 2012
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Ore 23.45
Mentre la troupe di Sapphires esce dal Grand Theatre improvvisando una sequenza di musical, e attendiamo con trepidazione (?) il primo Dario Argento in 3D della storia, bisogna raccontare quanto avvenuto poche ore fa, al termine della proiezione di The Hunt di Thomas Vinterberg: una vera e propria ovazione per uno dei film più irritanti visti di recente. Il regista danese, ancora infatuato del modello Dogma, nonostante sia stato ampiamente superato dai tempi, propone la solita invettiva antiborghese, priva però di mordente e scritta con notevole sciatteria. Qui si parla di Palma in arrivo, noi ne saremmo esterrefatti… [r.m.]

Ore 16.48
Viva i figli d’arte! La Salle Debussy si riempie in ogni ordine di posti per Antiviral, esordio al lungometraggio di Brandon Cronenberg, figlio di sua maestà David. Brandon si dimostra più realista del re, portando a termine un teso thriller filosofico uber-cronenbergiano, che ricorda da vicino ossessioni, pulsioni e deviazioni di Videdrome. Viaggio nella/sulla/con la carne che ragiona sulla manipolazione (del corpo, della mente, della società) Antiviral è una delle visioni più coraggiose e sconvolgenti di questo primo scorcio di festival. [r.m.]

Ore 10.33
La giornata si apre con l’epopea “proibizionista” dei fratelli Bondurant, raccontata da John Hillcoat in Lawless. Ottimo cast (Tom Hardy, Shia LeBeouf, Jessica Chastain, Mia Wasikowska, Guy Pearce, Gary Oldman) per un ritratto familiare d’epoca, divertito e spesso divertente, ma che appartiene all’intrattenimento puro. Francamente dal regista de La proposta e The Road era lecito aspettarsi molto di più, e la selezione in concorso appare azzardata. Alla sceneggiatura e alla scelta della colonna sonora, come oramai d’abitudine, Nick Cave, che regala anche brani assolutamente fuori tempo, come la straordinaria White Light/White Heat dei Velvet Underground. [r.m.]

 

Venerdì 18 maggio 2012
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Ore 22.10
Cristian Mungiu, tra i maggiori cineasti venuti alla luce negli ultimi anni, si conferma un cantore attento, appassionato e crudele del bigottismo della società rumena contemporanea: a dimostrarlo è lo splendido Beyond the Hills, viaggio nella vita monacale in un eremo sperduto. Uno stile convulso e rigoroso allo stesso tempo, dialoghi illuminanti e due protagoniste in stato di assoluta grazia. Qui Mungiu vinse già all’epoca di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, e ripetersi è sempre difficile, ma… [r.m.]

Ore 22.00
Ed eccoci alle belle sorprese, Beasts of the Southern Wild dell’esordiente Benh Zeitlin (Un Certain Regard): l’uragano Katrina, possenti creature preistoriche che si risvegliano, un sofferto rapporto padre-figlia, un notevole impatto visivo e una giovanissima e indimenticabile protagonista, Hushpuppy, aka Quvenzhané Wallis, meraviglioso soldo di cacio. [e.a.]

Ore 15.00
Madagascar 3 – Ricercati in Europa, aka Madagascar 3: Europe’s Most Wanted, del trio Eric Darnell, Tom McGrath e Conrad Vernon ci dice molte cose delle dinamiche festivaliere e dello stato di salute dell’animazione in computer grafica. Blockbuster annunciato, questo sequel (in leggero crescendo rispetto ai precedenti disastri) non poteva lasciarsi sfuggire il nobile palcoscenico della Croisette, e viceversa. Nel calderone del fuori concorso, in fin dei conti, ci si può davvero infilare chiunque. La sceneggiatura è firmata anche da Noah Baumbach: avrà scritto bendato? [e.a.]

Ore 11.04
Nello stesso giorno si abbattono su Cannes la pioggia e il cinema italiano: è infatti la volta di Reality di Matteo Garrone, il chiacchieratissimo film sul Grande Fratello. A dire il vero la Casa di Cinecittà è solo l’escamotage per parlare di tutt’altro, ma nel complesso l’impressione è quella di un’ottima idea dispersa in una costruzione narrativa eccessivamente estenuante. Poco approfondimento, per un’opera che rimane in superficie senza riuscire davvero a intaccare il problema culturale che attanaglia il nostro paese: alcune sequenze, però, sono davvero notevoli. Ma può bastare la classe di Garrone a tenere in piedi un intero film? [r.m.]

 

Giovedì 17 maggio 2012
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Ore 23.09
Pomeriggio intenso, dal quale ci riprendiamo solo ora dopo una cena abbondante in un ristorantino spagnolo. Partiamo da Mekong Hotel, lungometraggio corto (appena un’ora) nel quale Apichatpong Weerasethakul racchiude gran parte della sua poetica recente, tra dialoghi sulla reincarnazione e miti ancestrali thailandesi: molto interessante, ma non compiuto come i precedenti capolavori del cineasta. Poi è stata la volta di Paradise: Love, ritorno dietro la macchina da presa dell’austriaco Ulrich Seidl, tra i registi più eretici e crudeli dell’ultimo decennio: la storia è quella di una donna di mezza età piuttosto sovrappeso che se ne va in vacanza in Kenya e sperimenta gioie e dolori del turismo sessuale. Malsano, insostenibile, crudele, perfettamente coerente e profondamente duro nei confronti tanto del capitalismo quanto del terzomondismo. Avremmo voluto chiudere questo resoconto con The We and the I, ultimo parto creativo di Michel Gondry, ma purtroppo la fila è stata fatale e per sole dieci persone non siamo entrati in sala. Sarà per un’altra volta [r.m.]

Ore 13.13
Mystery di Lou Ye apre Un certain regard, e se il buon giorno si vede dal mattino le prospettive per la sezione non sono certo delle più rosee… Battute a parte, il cineasta cinese (qui al lavoro anche con soldi francesi, come dopotutto per il precedente Love and Bruises) pone la firma in calce a un thriller sui generis, cupa riflessione sulla famiglia cinese che non riesce a evitare le secche di una narrazione bolsa. Si fatica a capire dove volesse andare realmente a parare Lou, e anche alcune scelte stilistiche appaiono a dir poco forzate. Peccato [r.m.]

Ore 11.05
Il nome di Jacques Audiard appare sui titoli di testa e il Gran Theatre esplode in un apllauso convinto. Alla fine però l’entusiasmo sembra piuttosto scemato e non certo a torto: Des rouille et d’os segna un deciso passo indietro per il regista transalpino, il quale alterna belle intuizioni visive a una scrittura ampiamente prevedibile e poco coinvolgente [r.m.]

 

Mercoledì 16 maggio 2012
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Ore 22.10
Secondo film in concorso, After the Battle di Yousry Nasrallah, che guarda all’Egitto post-rivoluzionario con risultati alterni. Nasrallah mescola politica e privato, legandosi alla tradizione cinematografica egiziana: manca qualcosa in fase di scrittura, nonostante un finale struggente. La giornata si chiude con birra e hamburger. A domani. [e.a.]

Ore 18.10
Saltato senza troppi rimpianti Woody Allen: A Documentary, mettiamo in cascina Roman Polanski: A Film Memory di Laurent Bouzereau, che ripercorre vita e successi del grande cineasta. Tragedie e premi, opere d’arte e carcere. Polanski è un monumento, ma Bouzereau sembra restare troppo in superficie, didascalico, quasi intimorito. Tra pochi giorni nelle sale. [e.a.]

Ore 17.43
Il festival è partito, e c’è anche già stata la tradizionale conferenza stampa della giuria: Nanni Moretti, che riveste il ruolo di presidente, ha affermato “Sarò un capoclasse democratico. Per fortuna i poteri del presidente di giuria sono limitati”. Speriamo che non ricada nell’errore di Venezia, quando fece vincere il mediocre Monsoon Wedding di Mira Nair… [r.m.]

Ore 14.40
Esistono anche nel cinema certezze granitiche, e una di queste è l’ars poetica di Wes Anderson: Moonrise Kingdom, il film in concorso che apre ufficialmente la sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes è un’opera solo all’apparenza leggera, in grado in realtà di aprire squarci di vita dolenti, nostalgici. Un film che si insinua nei crepacci dell’anima e li riempie di tragica ironia, grazie a una storia d’amore adolescenziale tenera e incorruttibile. [r.m.]

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Info
Il sito ufficiale del Festival di Cannes.
I titoli del Concorso.
I film di Un Certain Regard.
Le pellicole fuori concorso.

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    di L’amore nelle sue diverse sfaccettature è il cuore nevralgico del sublime, personalissimo lavoro di György Pálfi. Amore tra uomo e donna, come anche amore incondizionato per il cinema.
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    In Another Country

    di Tre donne, tutte chiamate Anne, visitano una dopo l'altra una piccola stazione balneare di Mohang e dormono nello stesso piccolo hotel sulla costa. Incontreranno, tra l'altro, sempre le stesse persone, tra le quali un bagnino che continua a camminare avanti e indietro...
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    Holy Motors

    di Dopo tredici anni torna con Holy Motors l'immaginifico universo di Leos Carax. Un viaggio surreale con protagonista il fedele Denis Lavant.
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    Cogan - Killing Them Softly RecensioneCogan – Killing Them Softly

    di Per stanare e punire due ladruncoli che hanno rapinato una bisca clandestina, la mafia assolda l'esperto killer Jackie Cogan, ma il compito si rivelerà più difficile del previsto...
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    Anime nella nebbia

    di URSS, 1942. Fronte occidentale. La regione è occupata dell'esercito tedesco e i partigiani locali stanno cercando di resistere in tutti i modi...
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    Re della terra selvaggia RecensioneRe della terra selvaggia

    di L'esordio al lungometraggio di Benh Zeitlin, presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, gronda creatività e vitalità, talento visivo e tecnico, capacità di scrittura.
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    Moonrise Kingdom RecensioneMoonrise Kingdom – Una fuga d’amore

    di Una storia d'amore tenera e bizzarra diretta con cristallina classe registica da Wes Anderson con un cast strepitoso.
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    La parte degli angeli RecensioneLa parte degli angeli

    di Presentato in concorso al Festival di Cannes 2012 e accolto con un certo entusiasmo dalla stampa internazionale, La parte degli angeli ha i contorni del mero intrattenimento, sicuramente gradevole, ma privo di mordente, di una reale ragion d'essere. Il Loach politico, arrabbiato e sincero era ben altro.
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    Vous n’avez encore rien vu

    di Il drammaturgo Antoine, prossimo alla morte, convoca nella sua casa alcuni suoi amici, tutti attori...
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    Amour RecensioneAmour

    di Viaggio al termine di una notte che non ha fine, Amour di Michael Haneke mostra la disgregazione umana in grado di andare al di là di qualsiasi autodifesa della logica.
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    Madagascar 3 – Ricercati in Europa

    di , , Alex il leone, Marty la zebra, Melman la giraffa e Gloria l'ippopotamo stanno ancora cercando di tornare nella loro amata Grande Mela...
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    The Taste of Money

    di Young-jak è al servizio di una potente famiglia coreana, un vero e proprio centro di potere politico ed economico...
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    Un sapore di ruggine e ossa RecensioneUn sapore di ruggine e ossa

    di Tratto da una raccolta di racconti del canadese Craig Davidson, Un sapore di ruggine e ossa conferma le doti di Jacques Audiard, pur senza raggiungere le vette dei film precedenti.
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    Student

    di Il regista kazako Darežan Omirbaev mette in scena Delitto e castigo di Dostoevskij con una ricerca di essenzialità e un lavoro di geometrie figli della grande lezione del cinema sovietico.
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    11/25 The Day Mishima Chose His Own Fate

    di La vita e la morte di Yukio Mishima, intellettuale di punta del Giappone del secondo dopoguerra, raccontate da Kōji Wakamatsu, al suo penultimo film.
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    Buon anno Sarajevo

    di Con Buon anno Sarajevo la regista Aida Begic racconta la difficile vita per una coppia di orfani di guerra nella Bosnia contemporanea.
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    Le-grand-soirLe grand soir

    di , I Bonzini gestiscono il ristorante La Pataterie, all'interno di una zona commerciale. Il figlio più grande, Not, è il più vecchio punk d'Europa. Il fratello, Jean-Pierre, lavora come venditore in un negozio di letti e materassi. Quando Jean-Pierre viene licenziato, i due fratelli si ritrovano. Le Grand Soir è la storia di una famiglia che decide di fare la rivoluzione a suo modo...
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    Cannes 2019 - Minuto per minuto dalla CroisetteCannes 2019 – Minuto per minuto

    Quinlan approda sulla Croisette e arriva il momento del tradizionale appuntamento del minuto per minuto. Dalla selezione ufficiale alla Quinzaine des réalisateurs e alla Semaine de la critique, ecco a voi il Festival di Cannes 2019!

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