Los pasos dobles

Los pasos dobles

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Los pasos dobles di Isaki Lakuesta, un viaggio immaginifico, lirico e crudele nell’Africa (post) coloniale. Un inno umanista alla peregrinazione.

Scritto sulla sabbia

Il modo migliore di sfuggire ai tuoi inseguitori è non lasciare traccie del tuo passaggio, camminare all’indietro sulle tue stesse impronte: così sono i doppi passi. E questo è quel che scriveva François Augiéras, le cui vicissitudini leggendarie hanno ispirato la fantasia di moltissimi francesi… [sinossi]
– Cos’è che si distrugge quando viene diviso?
– Non lo so, ma certamente non è la birra.

Chi fu François Augiéras? Scrittore e pittore, attraversò la Francia del secondo dopoguerra come un’anima inquieta, impossibile da ingabbiare nelle strettoie della società, sempre teso al viaggio (peregrinò un po’ per tutto il Mediterraneo, dalla Grecia all’Algeria, e arrivò a ritirarsi persino sul monte Athos): un pensiero riottoso e controcorrente, quasi eretico per la sua continua tensione a mettere su carta – e su tela – ciò che agli occhi del perbenismo borghese appare più scabroso e inaccettabile. Un intellettuale in perenne rivolta contro il mondo, la civiltà, e in fin dei conti se stesso, e che sarebbe ora di recuperare, a più di quarant’anni dalla morte.

A muovere un primo passo in questa direzione ci pensa, almeno in parte, Los pasos dobles, opera quarta di Isaki Lacuesta, figura a sua volta assai difficile da inquadrare senza incorrere nell’errore o nella semplificazione: regista dotato di un grande senso della messa in scena ma al tempo stesso del tutto inadatto alle pretese industriali dell’ingranaggio cinematografico “istituzionale”, Lacuesta sta costruendo, mattone dopo mattone, una poetica espressiva e umanista che non ha molti eguali nel panorama contemporaneo europeo. In tal senso l’affermazione all’ultimo festival di San Sebastian potrebbe rappresentare il definitivo lancio internazionale di un regista che ad appena trentasette anni ha già ampiamente dimostrato di possedere uno sguardo del tutto personale, lontano da qualsivoglia compromesso commerciale o da eccessive strizzatine d’occhi al pubblico. Il cinema di Lacuesta non sembra essere particolarmente amato dagli spettatori, infatti, e lo conferma la fredda accoglienza ricevuta dal superbo Los pasos dobles a Roma durante l’annuale appuntamento con la rassegna CinemaSpagna. Un peccato capitale, considerando invece lo straordinario nitore di un’opera inclassificabile, dotata di una libertà espressiva sorprendente e salvifica, in grado di ribaltare il senso della visione in ogni momento, trovando traiettorie impensabili e all’apparenza impossibili.
Non si tratta, come probabilmente si sarà potuto intuire, di un biopic dedicato ad Augiéras, né tanto meno dell’adattamento cinematografico di uno dei suoi romanzi – quasi tutti autobiografici, tra l’altro – perché tale prammatica non risveglia alcun interesse in Lacuesta. Los pasos dobles è qualcosa di più, e di completamente diverso: una sorta di canto libero strutturato sulle ossessioni, le cadenze e le parole del romanziere. E sui suoi dipinti, ovviamente, visto che è proprio dall’idea di pittura che prende corpo l’intero lungometraggio. Lavorando su due livelli diversi, quello di un gruppo di studiosi dell’opera pittorica di Augiéras e quello della fantomatica vita africana dello stesso scrittore – tradotto però sullo schermo nel ruolo del suo alter ego Abdallah Chambaa, interpretato dall’esordiente Bokar Dembele (conosciuto anche come Bouba) – Lacuesta porta a termine una vera e propria opera sperimentale, che ricorda tanto le improvvisazioni della nouvelle vague quanto la riflessione sul terzo mondo à la Glauber Rocha. Il personaggio di Chambaa vive tutte le esperienze che un uomo può avere nel deserto, dalla legione straniera fino alle bande dei predoni, e la sua vita è sempre tesa un passo più in là, verso quel mare che più volte nel corso della pellicola viene citato e non trova mai una propria materializzazione sullo schermo.

Senza dimenticare anche la brillante sceneggiatura, opera dello stesso regista in collaborazione con Isa Campo, che colleziona dialoghi e monologhi degni di un culto imperituro (come il protagonista che afferma “A volte sono debole, a volte sono forte. Conosco tutte le lingue del mondo anche se nessuno me le ha mai insegnate”), e l’annichilente fotografia di Unax Mendía, che apre squarci di infinito agli occhi degli spettatori. Los pasos dobles è un’opera preziosa, gioiello incastonato nella storia del cinema: sarebbe un peccato non accorgersene.

Info
Il trailer de Los pasos dobles.
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