Lawless

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La crudezza mai compiaciuta e lo sguardo antropologico del regista australiano si sono tramutati con Lawless in una più pragmatica confezione da grande pubblico: il lavoro sul genere delle pellicole precedenti svanisce, per lasciare il posto a una (ben realizzata) serie di cliché. Non manca infatti nessuno in questo crime movie di buoni sentimenti, venato di suggestioni western: le fanciulle sono belle, i cattivi sono sadici, i buoni hanno il pugno pesante e la mira buona e le storie si trasformano rapidamente in leggende. In concorso a Cannes 2012.

Anche gli angeli distillano alcolici

Franklin, Virginia. Durante gli anni del proibizionismo tre fratelli sono coinvolti nel commercio clandestino di alcolici. Howard Bondurant, il maggiore, è segnato dagli orrori della prima guerra mondiale; Forrest è carismatico, di poche parole e dal pugno letale; Jack, il più giovane, è ambizioso, ama la bella vita ed è innamorato di Bertha, la figlia del pastore. Pur così diversi tra loro, sono indivisibili e apparentemente invincibili… [sinossi]

La vecchia storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ci frega sempre. Lawless è ben girato, ha una notevole colonna sonora (e ci mancherebbe…) e un cast da stropicciarsi gli occhi. È abbastanza appassionante e divertente e alcune sequenze restano impresse, tra gole tagliate, scazzottate con generosi schizzi di sangue, sparatorie e un’apprezzabile dose di ironia. Una storia vera, non particolarmente originale, ma buona per una serata rilassante, di intrattenimento moderatamente ambizioso. Eppoi ci si può ritrovare a dissertare sul fascino e sull’eleganza di Jessica Chastain (Maggie, femme fatale dal cuore buono e dall’oscuro passato) e Mia Wasikowska (Bertha, non troppo ligia al binomio casa e chiesa); sulla straripante fisicità di Tom Hardy (Forrest Bondurant) che gioca a fare Marlon Brando (mentre Guy Pearce gioca a fare Gary Oldman, che a sua volta si rilassa nei panni per lui semplicissimi del gangster Floyd Banner); sulla bella faccia da caratterista di Jason Clarke (Howard Bondurant), che rivedremo presto in The Great Gatsby di Baz Luhrmann e Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow; sulla ritrovata vena di Shia LaBeouf (Jack Bondurant), che dai tempi di Guida per riconoscere i tuoi santi (2006) di Dito Montiel e Bobby (2006) di Emilio Estevez non azzecca due ruoli di fila.

Appunto, il ricco cast, su cui non si può sorvolare. Da tanta abbondanza, plasmata dai talenti degli aussie John Hillcoat e Nick Cave [1] e accolta dal concorso della sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes, ci si poteva aspettare molto di più [2].
L’impressione è che proprio il peso specifico del cast, potenzialmente ottimo per scalare il box office, abbia smussato l’autorialità di Hillcoat, visibilmente lontano dai precedenti. La proposta e The Road. E così la crudezza mai compiaciuta e lo sguardo antropologico del regista australiano si sono tramutati in una più pragmatica confezione da grande pubblico: il lavoro sul genere delle pellicole precedenti svanisce, per lasciare il posto a una (ben realizzata) serie di cliché. Non manca infatti nessuno in questo crime movie di buoni sentimenti, venato di suggestioni western: le fanciulle sono belle, i cattivi sono sadici, i buoni hanno il pugno pesante e la mira buona e le storie si trasformano rapidamente in leggende.

Manca una seria contestualizzazione storica, appena abbozzata e dai contorni quasi favolistici; alcuni personaggi non si elevano oltre la macchietta (davvero troppo sopra le righe l’agente speciale incarnato da Guy Pearce); l’ironia di Tom Hardy e i quadretti romantici affidati a LaBeouf e Wasikowska non possono essere la panacea di tutti i mali.
L’epopea proibizionista dei rocciosi fratelli Bondurant merita senza dubbio la visione, ma porta con sé il retrogusto amaro dell’occasione mancata, del passo indietro, della normalizzazione mainstream. Lawless è un Hillcoat minore o, tanto per trovare padri e padrini, un Walter Hill di cassetta, nonostante la bellissima White Light/White Heat di una colonna sonora da recuperare al volo. Ad avercene, direbbe qualcuno. Maledetto bicchiere mezzo vuoto.

Note
1. Nick Cave, noto soprattutto come cantautore e musicista, ha scritto tre sceneggiature per Hillcoat: Ghosts… of the Civil Dead (1988), La proposta (2005) e Lawless.
2. L’ideale collocazione di Lawless era probabilmente la sezione fuori concorso, ma i nomi di richiamo fanno gola anche al concorso della Croisette. I fotografi pullulano sul tappeto rosso.
Info
Il sito ufficiale di Lawless.
Lawless su facebook.
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