Un sapore di ruggine e ossa

Un sapore di ruggine e ossa

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Tratto da una raccolta di racconti del canadese Craig Davidson e presentato in concorso al Festival di Cannes, Un sapore di ruggine e ossa conferma le doti di Jacques Audiard, pur senza raggiungere le vette dei film precedenti. Ottime performance di Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts, sorprendente guerriero metropolitano.

Bello senz’anima

Ali deve badare al piccolo Sam, cinque anni. È suo figlio, ma lo conosce appena. Senza un tetto sulla testa, senza soldi e senza amici, Ali trova ospitalità dalla sorella ad Antibes. Le cose sembrano finalmente sistemarsi. Una notte, dopo una lite in discoteca, Ali conosce Stéphanie, bella, elegante, istruita. Lei è un’istruttrice di orche in un parco acquatico, lui un ex-pugile che lavora come buttafuori e guardia notturna… [sinossi]

Una sequenza riassume quasi perfettamente pregi e difetti dell’ultimo film di Jacques Audiard, Un sapore di ruggine e ossa, in concorso alla sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes. Uno dei film e dei registi più attesi. Ali, pugile di talento e di grande fisicità e padre immaturo e inaffidabile, sfonda a forza di pugni una lastra di ghiaccio, frantumandosi entrambe le mani: una sequenza girata con estrema abilità da Audiard, tecnicamente e visivamente impeccabile, emotivamente coinvolgente, ma prevedibile e meccanica, ultimo tassello di una sceneggiatura complessivamente debole. In questo senso, Un sapore di ruggine e ossa è un film che scorre su due binari paralleli: l’ispirata e raffinata messa in scena – il terribile incidente al parco acquatico, il risveglio all’ospedale di Stéphanie, gli incontri clandestini di boxe, il ritorno di Stéphanie al parco acquatico e l’incontro con l’orca, la sequenza sul ghiaccio – sembra non incrociare mai lo script, frettoloso nel tratteggiare il rapporto tra Ali e la sorella e fin troppo schematico. E se il convincente incipit appare funzionale e riesce a sintetizzare in poche inquadrature le dinamiche padre/figlio (la strada, il treno, la cartina geografica della Francia, la battuta “ho fame”), altri passaggi narrativi e personaggi secondari appena abbozzati lasciano evidenti buchi di sceneggiatura, spazi vuoti, ellissi troppo ampie che la relazione tra Ali e Stéphanie o le interpretazioni di Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts non possono colmare.

Sorretto da un ottimo cast, Un sapore di ruggine e ossa sacrifica le pur preziose presenze di Corinne Masiero e soprattutto Bouli Lanners [1], tenuti troppo sullo sfondo, privati di un’adeguata consistenza – come, del resto, lo sguardo sulla crisi economica e il conflitto di classe. Audiard focalizza eccessivamente l’energia creativa sullo sbilanciato rapporto tra Stéphanie e il rude Ali: dinamiche ricorrenti nel cinema e nella poetica del regista e sceneggiatore francese, che non riesce a ritrovare la compattezza e l’equilibrio narrativo di Sulle mie labbra (Sur mes lèvres, 2001). Indubbiamente un passo indietro rispetto alle opere precedenti: si ha infatti l’impressione di assistere a un esercizio di stile, a uno sfoggio di talento registico, a una somma di buone e ottime sequenze. Col suo successo e la trionfale accoglienza, Il profeta (Un prophète, 2009) può essere un peso scomodo da portare.

Tratto da una raccolta di racconti del canadese Craig Davidson, Un sapore di ruggine e ossa probabilmente tradirà le elevatissime attese di molti cinefili ma dovrebbe avere i numeri giusti per scalare il box office: alla mise-en-scène dal forte impatto visivo, fin dai titoli di testa, prossimi alla videoarte, e alle performance e a nomi degli attori si sommano la carica emozionale da melò e la spettacolarità degli incontri di Ali. Autorialità di cassetta?
Data per scontata l’interpretazione della magnetica Marion Cotillard, dobbiamo sottolineare il lavoro di Matthias Schoenaerts, che all’innegabile physique du rôle aggiunge una debordante carica emotiva: un guerriero metropolitano, un ammasso di muscoli che a fatica riesce a trovare una stabilità effettiva, una vita normale. Rozzo e divertente, minaccioso e fragile.

Note
1. Il belga Lanners è un caratterista che non può passare inosservato, capace di ritagliarsi anche ruoli da protagonista. Due sue recenti interpretazioni hanno avuto fortuna anche nelle sale italiane: Kill Me Please (2010) di Olias Barco e Louise-Michel (2008) di Gustave de Kervern e Benoît Delépine. Da seguire con attenzione anche la parallela carriera da regista e sceneggiatore: dopo l’esordio con Ultranova (2005) e l’apprezzato Eldorado Road (2008), è stato premiato alla Quinzaine des Réalisateurs per Les géants (2011).
Info
La scheda di Un sapore di ruggine e ossa sul sito del Festival di Cannes.
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