Antiviral

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Fantascienza distopica a breve scadenza, Antiviral è una sorta di previsione quasi inevitabile, un domani già scritto: genetica, tecnologia, idolatria divistica, totale asservimento al consumismo, azzeramento delle individualità.

La covata malefica

Syd March lavora per una clinica che rivende sieri di virus, estratti dalle malattie che hanno colpito personaggi famosi e destinati a fan morbosi e ossessionati dalle celebrità. Spinto dalla possibilità di lauti guadagni, Syd usa il proprio corpo come veicolo per rivendere i sieri in maniera clandestina. Quando però si infetta con il virus che ha provocato la morte della popolare Hannah Geist, Syd diviene a sua volta oggetto di mira di collezionisti, criminali e fan. Per evitare una morte certa, l’uomo dovrà svelare la natura misteriosa del virus e trovarvi un antidoto… [sinossi]

David Cronenberg ci aveva avvertiti. O almeno ci aveva provato: dei bambini mutanti e letali di Brood – La covata malefica (The Brood, 1979), uno è oramai cresciuto ed è pericolosissimo. È troppo tardi. Figlio e clone allo stesso tempo, carne della/dalla carne, si nutre del sangue e delle cellule paterne, ne rivitalizza i virus, i demoni sotto pelle, le orrorifiche visioni. Mutazione/clonazione che cammina già con le proprie gambe, Brandon Cronenberg è un figlio d’arte a tutti gli effetti, una garanzia di immortalità del corpo e dello spirito. Cronenberg non morirà mai, nutrendosi sempre di se stesso. Amore filiale e cannibalismo, patricidio e omaggio filologico.

Presentato nella sezione Un Certain Regard della sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes e in corsa per la Camera d’Or come migliore opera prima, Antiviral è già un cult movie a prescindere dai giudizi e dalle opinioni: la coda chilometrica di accreditati stampa per la proiezione aggiuntiva in sala Bazin è una sorta di (in)volontaria consacrazione.
Brandon Cronenberg è un predestinato di lusso, cresciuto a pane e poetica paterna: il suo esordio, omaggio/rielaborazione/aggiornamento di Crimes of the Future (1970), Scanners – I pensieri possono uccidere (1981), Videodrome (1983) e via discorrendo, appare in un certo senso quasi scontato, naturale, come per gli altri figli dei grandi visionari e creatori di universi narrativi del cinema contemporaneo. Il pensiero corre inevitabilmente al fallimentare e maldestro Boxing Helena (1993) di Jennifer Chambers Lynch, stritolata da un confronto improponibile, e a I racconti di Terramare (2006) di Goro Miyazaki, spesso ingiustamente sottovalutato perché rigorosamente filologico.

Antiviral è fantascienza distopica a breve scadenza, una sorta di previsione quasi inevitabile, un domani già scritto: genetica, tecnologia, idolatria divistica, totale asservimento al consumismo, azzeramento delle individualità. L’oppio dei popoli. Cronenberg tratteggia un futuro prossimo asettico, spaventoso nel suo bagliore, contrassegnato da qualche lampo fanta-horror mutuato da Videodrome. Popolarità, iconografia divistica e deificazione sono tra i mali del nostro secolo, oramai penetrati nei nostri corpi, mescolati al nostro sangue: la degenerazione della società è un patrimonio genetico, una condanna cellulare. Nel raccontare la società come un simulacro, Cronenberg riesce a non restare intrappolato nelle sue stesse visioni, nella sterile replica del cinema paterno: Antiviral, di cui resta impressa a fuoco la potente immagine del braccio della star/idolo Hannah Geist [1], è un virus mutante, che del corpo paterno si nutre per affermare la propria arte.
In questo senso, l’esordio di Brandon Cronenberg potrebbe essere letto come un ritratto di famiglia sui generis, come l’ammissione di una dipendenza genetica, di una creatività costretta a ripetersi in eterno, rigenerandosi di padre in figlio. L’idea di un Cronenberg immortale ci andrebbe più che bene: il cinema del geniaccio canadese è la nostra Hannah Geist, siamo schiavi di una icona che ci sovrasta e ci guida. Siamo caduti nella trappola. Iniettateci il virus sottopelle.

Note
1. La canadese Sarah Gadon, già in A Dangerous Method (Emma Jung). La rivedremo tra pochissimo in Cosmopolis (Elise Shifrin), tra le pellicole più attese del concorso di Cannes 65.
Info
Antiviral sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer di Antiviral.
Il sito ufficiale di Antiviral.
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