Qualcuno da amare

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Il film giapponese di Abbas Kiarostami, Qualcuno da amare, non passerà alla storia, ma ha qualcosa di interessante da dire sui rapporti interpersonali nell’oriente occidentalizzato e sul rinnovamento della sophisticated comedy contemporanea.

Nonni e nipoti

La surreale storia d’amore tra una studentessa giapponese, che si concede ad uomini facoltosi per pagarsi gli studi, e un vecchio professore, il quale si prende cura di lei… [sinossi]

Paradossi del cinema: Abbas Kiarostami, tra i principali autori della new wave che esplose nell’Iran post-khomeinista, se ne va dall’altra parte del mondo, a Tokyo, per mettere in scena una commedia di personaggi che guarda in maniera insistente dalle parti del cinema di Woody Allen. Lo stordimento è la reazione minima indispensabile di fronte a un’informazione di questo tipo: per quanto il cinema del cineasta iraniano stia progressivamente spostandosi in territori fino a poco tempo fa per lui inesplorati (si vedano sia l’esperimento Shirin sia l’interessante ma non particolarmente compiuto Copia conforme, presentato sulla Croisette nel 2010), nessuno probabilmente avrebbe potuto preconizzare ritmiche e timbri che caratterizzano Qualcuno da amare, ospitato nel concorso ufficiale della sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes.

Sulla Costa Azzurra buona parte della stampa ha reagito alla proiezione prorompendo in un uragano di fischi di disapprovazione, ululando tutto il proprio dissenso verso un film e un regista che sembra aver perso la credibilità su cui poteva contare fino alla fine degli anni Novanta, sorretto da un numero spropositato di opere capitali (Il viaggiatore, Dov’è la casa del mio amico?, Close-Up, E la vita continua, Sotto gli ulivi, Il sapore della ciliegia e Il vento ci porterà via): una reazione spropositata e incomprensibile, non solo per la qualità dell’opera in questione, ma anche e soprattutto per il valore complessivo del cinema di Kiarostami, che in un mondo civile dovrebbe garantirgli comunque un doveroso riguardo.

Tanto più che Qualcuno da amare si dimostra opera tutt’altro che banale o “minore”: spogliando la propria poetica delle ambizioni che erano tratto caratteristico dei suoi film, Kiarostami non rinuncia a confermare alcuni degli elementi peculiari della sua messa in scena, immergendoli in un contesto a prima vista a lui non congeniale. Come già scritto in precedenza la Tokyo descritta nel film sembra più che altro la New York di Woody Allen e anche i personaggi portati in scena appaiono come riflessi di quelli partoriti dalla penna del cineasta statunitense: l’anziano intellettuale, la giovane ragazza sprovveduta e l’innamorato non particolarmente intelligente sono figure ricorrenti nel cinema di Allen, ma finora mai affrontate da Kiarostami. Sotto il profilo della narrazione Qualcuno da amare si divide in quattro blocchi coerenti e perfettamente staccati gli uni dagli altri (si esclude qui l’intermezzo, più breve, del viaggio in taxi di Akiko, non a caso curato in fase di scrittura da un’altra penna, quella di Mohammad Rahmani): l’incipit nel locale – dove domina in lungo e in largo la musica di Duke Ellington, a proposito di fantasmi alleniani –, la sequenza notturna a casa del professore in pensione, il viaggio metropolitano in automobile dei tre protagonisti e il ritorno a casa dell’uomo per il finale. Una scelta ben precisa, e che permette a Kiarostami di lavorare in maniera compiuta sui lunghi e articolati dialoghi che dettano i tempi della sua commedia degli equivoci: ci si diverte spesso e volentieri nel seguire le elucubrazioni sull’amore, la vita e la morte dei personaggi, anche grazie al brillante script redatto dallo stesso cineasta iraniano.

Dal punto di vista strettamente formale, invece, Qualcuno da amare sottolinea in maniera inequivocabile la statura autoriale di Kiarostami, che replica molte delle ossessioni rintracciabili nelle precedenti sortite registiche: le sequenze in automobile, il lavoro ripetuto all’infinito sull’immagine/specchio, la macchina da presa piazzata dietro tende, vetri e “ostacoli” simili, tutti segnali della continuità del lavoro del cineasta, qui alle prese con la sua prova più leggera, ma che non è comunque il caso di sottovalutare. Perché non passerà alla storia, Qualcuno da amare, ma ha qualcosa di interessante da dire sui rapporti interpersonali nell’oriente occidentalizzato, e sul rinnovamento della sophisticated comedy contemporanea. In ultima analisi, resta da sottolineare l’ottimo cast scelto per l’occasione: Rin Takanashi, Tadashi Okuno e Ryo Kase dominano letteralmente la scena, lasciando comunque spazio per apparizioni d’eccezione come quella di Denden.

Info
Il trailer di Qualcuno da amare su Youtube.
La scheda di Qualcuno da amare sul sito della Lucky Red.
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