La parte degli angeli

La parte degli angeli

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Presentato in concorso al Festival di Cannes 2012 e accolto con un certo entusiasmo dalla stampa internazionale, La parte degli angeli ha i contorni del mero intrattenimento, sicuramente gradevole, ma privo di mordente, di una reale ragion d’essere. Il Loach politico, arrabbiato e sincero era ben altro.

Colore chiaro, gusto pulito

Processato per aver picchiato a sangue un altro ragazzo, Robbie evita per un soffio la galera – il giudice tiene conto della sua imminente paternità – ed è condannato a trecento ore di lavoro socialmente utile. Per amore della compagna Leonie e del neonato figlio Luke, e sostenuto dai nuovi amici del servizio sociale, Robbie promette di non perdere più la testa e di rigare dritto… [sinossi]

Accolto con un certo entusiasmo dalla stampa internazionale, quantomeno a sentire gli applausi a fine proiezione nella sala Debussy [1], il nuovo film di Ken Loach sembra confermare la china discendente degli ultimi anni: un prodotto indubbiamente ben realizzato, con il consueto stuolo di bravi attori britannici, ma oramai di maniera, divertente ma sostanzialmente sterile. Loach lavora d’esperienza, condisce la propria poetica di comicità e derive favolistiche, ma sembra non avere molto da dire. Ritroviamo l’ambientazione proletaria, lo sguardo sulle difficoltà economiche e sociali delle classi deboli e alcuni passaggi di efficace realismo, ma La parte degli angeli, in fin dei conti, è solo una variante di tanto cinema inglese visto negli ultimi decenni, da Full Monty – Squattrinati organizzati (1997) di Peter Cattaneo a Grazie, signora Thatcher (1996) di Mark Herman, passando per Billy Elliot (2000) di Stephen Daldry e via discorrendo. Insomma, uno schema a suo modo consolidato, quasi un genere che alla working class associa di volta in volta una via di fuga, una salvifica professione o talento, dalla danza alla musica, dal calcio allo spogliarello. Mancava, effettivamente, il prodigioso olfatto di Robbie, ragazzo difficile che si scopre grande intenditore di whisky…

La parte degli angeli ha i contorni del mero intrattenimento, sicuramente gradevole, ma privo di mordente, di una reale ragion d’essere. Il Loach politico, arrabbiato e sincero era ben altro. Certo, c’è l’incipit spassoso, il buon numero di gag e la cruda sequenza dell’incontro tra Robbie e il ragazzo pestato a sangue, ma è davvero troppo poco per il regista di Piovono pietre (1993) e Ladybird Ladybird (1994) e soprattutto per il concorso di Cannes. Ma le grandi firme servono anche alla competizione della Croisette.
A lasciare più che perplessi è soprattutto la svolta favolistica della sceneggiatura, il disinvolto passaggio dal violentissimo flashback del pestaggio a una sorta di variante scozzese della banda del buco. Il forzato ottimismo della pellicola finisce per banalizzare il ritratto proletario e per annacquare alcuni personaggi interessanti (il protagonista, la risoluta compagna Leonie e il generoso Harry, figura classica del cinema di Loach), già minati dalle macchiette che accompagnano Robbie nell’avventura della distilleria. E così la consueta famiglia allargata e solidale dipinta da Loach in tante altre pellicole si trasforma in un’armata Brancaleone alla conquista di un miracoloso barile di whisky – apprezzabile la frecciatina all’acquirente a stelle e strisce: tanti soldi, berretto in testa e un gusto non all’altezza del conto in banca.

De La parte degli angeli, non distante da Il mio amico Eric (2009), ci restano la sequenza d’apertura sui binari del treno, capace di strappare grasse risate, e l’efficace e onesta messa in scena del pestaggio: colpi di coda di un cineasta che forse si è stancato delle barricate e dei comizi politici. Guardiamo comunque con speranza al prossimo progetto, il documentario Spirit of ’45. Merita un plauso il cast, dal protagonista Paul Brannigan al caratterista di lungo corso John Henshaw (Harry).

Note
1. L’applauso non sempre si traduce in un buon giudizio sul foglio cartaceo o digitale. A scorrere le stelle di Screen, daily della Croisette, la valutazione è comunque abbastanza alta (tranne la netta stroncatura del New York Times e il voto mediocre del danese Weekendavisen Berlingske).
Info
La parte degli angeli sul sito del Festival di Cannes.
La parte degli angeli sul sito della Bim Distribuzione.
La parte degli angeli: videointervista a Ken Loach.
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