Io e te

Io e te segna il ritorno alla regia di Bernardo Bertolucci a quasi dieci anni di distanza da The Dreamers; una storia di rapporti familiari, fratelli e sorelle che imparano gradualmente a conoscersi, e forse ad amarsi. Protagonisti sono i giovani e sconosciuti Tea Falco e Jacopo Olmo Antinori. Fuori concorso a Cannes 2012, dove avrebbe meritato assai maggiore attenzione da una stampa stanca e impreparata.

Ragazzo solo, ragazza sola

Un introverso adolescente informa i suoi genitori che ha intenzione di andare in settima bianca con i suoi compagni di scuola, ma in realtà passa il suo tempo da solo in una cantina… [sinossi]
Dimmi ragazzo solo dove vai,
perché tanto dolore?
Hai perduto senza dubbio un grande amore
ma di amori è tutta piena la città.
David Bowie, Ragazzo solo, ragazza sola (versione italiana di Space Oddity)

Nonostante esuli dalla lettura critica del film e dalle sue qualità intrinseche, è impossibile aprire la recensione di Io e te senza soffermarsi su quanto accaduto durante la prima proiezione stampa al Festival di Cannes, dove era ospitato tra le opere fuori concorso: una delle sale più piccole del Palais, la Buñuel, riempita solo per tre quarti, un viavai verso l’uscita pressoché continuo, e infine un’accoglienza fredda, con pochi sparuti applausi a fronteggiare un muro di silenzio. Il perché di un trattamento simile è mistero al quale appare davvero arduo trovare una soluzione credibile: anche qualora si trattasse semplicemente di un mancato apprezzamento nei confronti del film, rimane inconcepibile come il primo lungometraggio diretto da Bertolucci negli ultimi nove anni – da quando cioè approdò a Venezia con il largamente sottostimato The Dreamers – sia stato trattato con tanto snobismo, del tutto indegno del ruolo ricoperto dal regista italiano nella storia del cinema  mondiale.
Tanto più che Io e te (primo film diretto in italiano da Bertolucci dai tempi de La tragedia di un uomo ridicolo), tratto da un romanzo di Niccolò Ammaniti edito da Einaudi, dimostra come l’inattività di Bertolucci, dovuta anche ai gravi problemi fisici che l’hanno afflitto, non abbia minimamente intaccato il nitore ammaliante della sua messa in scena. Basterebbe farsi narrare in breve la trama che si sviluppa nel film per rendersi conto di quanto rientri nelle corde della poetica espressiva del cineasta emiliano: la storia di Lorenzo, quattordicenne introverso che si nasconde per una settimana in cantina mentre i genitori lo credono in vacanza con la scuola, e qui incontra dopo anni la sorellastra Olivia, venticinquenne videoartista con gravi problemi di dipendenza dalla droga, appartiene in tutto e per tutto all’indole di Bertolucci. Vi si ritrovano all’interno l’adolescenza inquieta, la difficoltà nei rapporti interpersonali, la maturazione e soprattutto la reclusione claustrofobica in uno spazio chiuso e delimitato: elemento essenziale, questo, per comprendere appieno l’approccio stilistico di Bertolucci, e indissolubilmente legato alla scelta di raccontare lo scontro spesso privo di soluzione tra i personaggi e il contesto che li circonda.

Come già accaduto per Fabrizio/Francesco Barilli in Prima della rivoluzione, Athos/Giulio Brogi ne La strategia del ragno, Joe/Matthew Barry ne La luna, Lucy/Liv Tyler in Io ballo da sola e Kinski/David Thewlis ne L’assedio, anche il giovane Lorenzo – sorprendente l’interpretazione del quindicenne Jacopo Olmo Antinori, qui all’esordio, strano incrocio tra lo sguardo folle/tenero di Emile Hirsch e Malcolm McDowell e l’esuberanza mesta di Robert Smith – non riesce a comprendere e a farsi comprendere dall’universo nel quale vive: la madre è quasi spaventata dall’imprevedibilità delle sue reazioni, il padre assente si fa sentire solo tramite sms, i compagni di classe lo snobbano, perfino il suo psicologo non riesce a instaurare un rapporto di reciproca apertura. Già recluso idealmente in un mondo fatto di libri, animali esotici e fumetti, Lorenzo arriva al punto da scegliere la vita in cantina piuttosto che prendere parte a una gita scolastica sulla neve. La sua settimana bianca personale è però rovinata dall’irruzione di Olivia, a sua volta sola, debole e insicura (sta cercando una via d’uscita dalla dipendenza dall’eroina), ma carica di una vitalità che al fratello minore manca completamente – e la catanese Tea Falco riesce a cogliere benissimo le sfumature di un personaggio decisamente complesso.
Il loro è un incontro deflagrante, che Bertolucci racconta con un tocco sublime, in cui la regia si fa strumento della messa in scena, senza per questo limitare il proprio potenziale immaginario: muovendosi in uno spazio esiguo, Bertolucci riesce a reinventarlo di volta in volta, ponendo la firma in calce a un’opera fluida, essenziale, pulsante. Il “boys don’t cry” delle prime sequenze poco per volta si trasforma in un “ragazzo solo”, ma non per questo sconfitto: lui e la sorella trovano un punto d’incontro nella reciproca voglia di tenerezza e comprensione, in una cantina/ventre materno che li protegge e li nutre, per poi partorirli (forse) a una nuova vita. E il romanticismo decadente di Ragazzo solo, ragazza sola, cantata da Olivia in una delle sequenze più tenere e toccanti dell’intero film, sfuma nell’originale inglese di David Bowie. Fantascienza del quotidiano, come una settimana bianca trascorsa nel sottosuolo di un palazzo borghese del centro di Roma.

Info
Il trailer di Io e te.
  • io-e-te-2012-bernardo-bertolucci-06.jpg
  • io-e-te-2012-bernardo-bertolucci-05.jpg
  • io-e-te-2012-bernardo-bertolucci-04.jpg
  • io-e-te-2012-bernardo-bertolucci-03.jpg
  • io-e-te-2012-bernardo-bertolucci-02.jpg
  • io-e-te-2012-bernardo-bertolucci-01.jpg

Articoli correlati

  • Interviste

    Enrico Ghezzi: “La verità è il primo inganno”

    Verità e finzione, F for Fake. Welles, Ciro Giorgini, Adriano Aprà e la critica. Fuori Orario e le dicotomie Rossellini/Lang, Truffaut/Godard, Lumière/Méliès. Abbiamo intervistato Enrico Ghezzi.
  • Editoriale

    Tre canti su Bowie

    Comporre un omaggio per David Bowie, morto oggi all'età di sessantanove anni, è operazione futile e fondamentale allo stesso tempo. Un canto in tre brevi parti per una delle figure imprescindibili dell'arte dell'ultimo secolo.
  • Cult

    Prima della rivoluzione RecensionePrima della rivoluzione

    di Dopo l'esordio pasoliniano con La commare secca, Bernardo Bertolucci in Prima della rivoluzione (1964) faceva sua l'istanza libertaria della Nouvelle vague e, rielaborandola, ci permetteva di scoprire la cinefilia, lo stile come fatto morale, l'autobiografismo, la tensione anti-borghese.
  • Festival

    Cannes 2012:Cannes 2012

    Finita la 65a edizione, cerchiamo come sempre di tracciare un bilancio, di capire cosa resterà tra qualche mese o tra qualche anno. La Palma d'oro a Haneke era scritta nelle stelle...
  • Venezia 2017

    Novecento RecensioneNovecento

    di In Venezia Classici viene presentato il restauro in digitale di Novecento, forse il film più ambizioso di Bernardo Bertolucci, il racconto di poco meno di cinquant'anni di storia politica e sociale italiana nella contrapposizione tra i figli di un padrone e di una contadina.
  • Interviste

    Bernardo Bertolucci e il restauro di Ultimo tango a ParigiIntervista a Bernardo Bertolucci

    Il ritorno in sala di Ultimo tango a Parigi nella versione restaurata in digitale grazie alla Cineteca Nazionale permette di tornare a ragionare su un film che colpì in profondità l’immaginario cinematografico italiano e internazionale. Ne abbiamo parlato con Bernardo Bertolucci nella sua casa romana.
  • Saggi

    In attesa della rivoluzione. Per Bernardo BertolucciIn attesa della rivoluzione. Per Bernardo Bertolucci

    La notizia della morte di Bernardo Bertolucci non coglie di sorpresa, ma palesa la nostra impreparazione a un lutto simile. Perdere il pensiero di un cineasta sempre proteso in avanti, in un percorso che non prevede le secche del pensiero dominante, ci lascia soli e sperduti.
  • Classici

    Ultimo tango a Parigi RecensioneUltimo tango a Parigi

    di Tra gli oggetti cinematografici più censurati e vilipesi, al centro di polemiche infinite, Ultimo tango a Parigi è una riflessione sulla borghesia che diventa scandaglio della (delle) nouvelle vague vere o supposte, e della tensione a una libertà solo vagheggiata, ma impossibile...
  • Notizie

    Omaggio a BertolucciOmaggio a Bertolucci per il secondo appuntamento della rassegna Ritorno in pellicola

    Mercoledì 13 febbraio al Teatro Palladium di Roma è in programma alle ore 20.30 Prima della rivoluzione (1964) di Bernardo Bertolucci, per il secondo appuntamento della rassegna Ritorno in pellicola, a ingresso gratuito e proiezioni in 35mm. Roberto Perpignani, montatore del film, sarà l'ospite della serata.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento