Vous n’avez encore rien vu

Vous n’avez encore rien vu

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Una costruzione teatrale che rifugge la misera rappresentazione cinematografica del teatro, e che da questo punto di vista rinnova il proprio sguardo una volta di più proprio grazie a Vous n’avez encore rien vu, tratto dalla fusione di due pièce del drammaturgo francese Jean Anouilh.

Orfeo riemerso

Il drammaturgo Antoine, prossimo alla morte, convoca nella sua casa alcuni suoi amici, tutti attori che hanno interpretato diverse versioni della sua pièce Euridice. Prima di morire, Antoine ha registrato una dichiarazione in cui chiede loro di assistere alle prove di una nuova versione: una giovane troupe infatti ha chiesto il permesso di rimettere in scena la pièce e ha bisogno dei loro consigli… [sinossi]

Se a prima vista approcciarsi oggi al cinema di Alain Resnais può apparire semplice, vista la riconosciuta (e studiata) statura autoriale del regista di Hiroshima mon amour, la realtà è molto più complessa. Negli oltre sei decenni di attività, dall’esordio dietro la macchina da presa del 1946 (il breve documentario Schéma d’une identification e il lungometraggio oramai perduto Ouvert pour cause d’inventaire) fino al terzo millennio, Resnais non si è mai seduto sugli allori, lavorando la materia cinematografica con un’indole sanamente inappagata.

Se infatti c’è un dato che rende imperdibile la visione di Vous n’avez encore rien vu, ultimo lungometraggio in ordine di tempo di Resnais presentato in concorso alla sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes, è la vitalità che a novant’anni quasi compiuti questo maestro della Settima Arte ancora mette in mostra: una carriera all’insegna della continua ricerca formale, sempre tesa a una ricostruzione dello spazio filmico in grado di esulare dalla prassi. Dal dialogo interiore di Hiroshima mon amour alla fantascienza della memoria di Je t’aime je t’aime, fino ad arrivare alla criptica e ammaliante riflessione di Providence e a On connaît la chanson, che cercava di ritrovare nelle parole delle canzoni popolari il senso di una nazione o (forse) dell’intera Europa, Resnais ha tracciato una linea riconoscibile e unica, dominata da un’ossessione quasi spasmodica per gli spazi chiusi e per l’elemento fuori campo. Una costruzione teatrale che rifugge la misera rappresentazione cinematografica del teatro, e che da questo punto di vista rinnova il proprio sguardo una volta di più proprio grazie a Vous n’avez encore rien vu, tratto dalla fusione di due pièce del drammaturgo francese Jean Anouilh, Eurydice e Cher Antoine ou l’amour raté (rispettivamente rappresentate per la prima volta in scena nel 1941 e nel 1969). Giocare con il teatro di Anouilh permette a Resnais di rinverdire la propria riflessione sul metalinguaggio: al momento della sua morte il drammaturgo Antoine d’Anthac convoca nella sua magione alcuni degli attori che hanno interpretato sui palchi francesi la sua pièce Eurydice; questi ultimi sono invitati a giudicare il video di una compagnia di giovani teatranti che vorrebbe portare in scena la tragedia, e nel visionarlo si lanciano in ulteriori interpretazioni della stessa. Il teatro nel teatro nel teatro che si fonda con il cinema e con il video, per una sovrapposizione di temi, stili e approcci che risulta a conti fatti il volto più interessante del film: la reiterazione coatta di scene e battute (in pratica ogni linea di dialogo viene ripetuta tre volte, la prima dagli attori nel video e le altre dai diversi interpreti che vi stanno assistendo) sottolinea con forza uno degli elementi essenziali dell’arte teatrale. Ogni personaggio in scena rivive più volte, grazie alle interpretazioni di vecchie e nuove conoscenze del cinema di Resnais come Sabine Azéma e Pierre Arditi (rispettivamente all’ottavo e al settimo film con il regista, entrambi dai tempi de La vie est un roman, nel 1983), Lambert Wilson, Mathieu Amalric, Anne Consigny e Michel Piccoli, presente in concorso a Cannes in un piccolo ruolo anche nel geniale Holy Motors di Leos Carax.

Registrata la solita, magistrale, messa in scena (si prenda la splendida sequenza alla stazione dei treni, in cui il non visibile diventa l’elemento in più dell’azione, horror vacui che rinforza uno spazio di per sé volutamente scarno, vuoto, nudo) e applaudito il coraggio mostrato nel lavorare con il digitale a un’età nella quale la maggior parte dei suoi colleghi se n’è andata da tempo in pensione, va però considerato come il cinema di Resnais sembri diventare anno dopo anno sempre più solo e semplicemente un gioco da condividere con fidati sodali (in questo caso anche con Bruno Podalydès, di almeno tre generazioni più giovane, scelto da Resnais per dirigere la rappresentazione in video). Per quanto si continui a gridare al capolavoro a ogni nuovo film, forse sarebbe il caso di non prendere più troppo sul serio l’ultima deriva della sua carriera: lo segnalava già il delirante finale de Gli amori folli, lo ribadisce con forza l’ultima parte di Vous n’avez encore rien vu, dove la presunta immortalità del teatro viene prima difesa e poi scherzata con l’ironia sardonica di un regista che, giustamente, ha solo voglia di divertirsi. Con questo film Resnais potrà anche ricevere quella Palma d’Oro che nessuno ha mai voluto assegnargli, ma si tratterebbe comunque di un premio alla carriera: quello, sì, davvero doveroso.

Info
La scheda di Vous n’avez encore rien vu sul sito del Festival di Cannes.
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