The Taste of Money

The Taste of Money

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Le orge con prostitute d’alto bordo, il classismo esibito senza remore, l’ossessione per il controllo, lo sfoggio della ricchezza e di una cultura posticcia e l’ossessivo attaccamento al denaro e al potere sono note di un refrain che non può comporre uno spartito: The Taste of Money si accontenta della sontuosa ambientazione, dello sterile giochino metacinematografico e di qualche gag di grottesca comicità. Una satira fuori tempo massimo, in concorso al Festival di Cannes.

Cameriera bella presenza offresi

Young-jak è al servizio di una potente famiglia coreana, un vero e proprio centro di potere politico ed economico. Testimone della corruzione morale e degli intrighi dei suoi datori di lavoro, Young-jak viene coinvolto nelle loro vicende private… [sinossi]

È un oggetto strano l’ultimo film del regista coreano Im Sang-soo, The Taste of Money (Do-nui mat), presentato in concorso alla sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes: visivamente molto curato, tanto da apparire inutilmente patinato, è narrativamente sgangherato, come un divertissement riuscito male. Satira fuori tempo massimo, The Taste of Money sembra guardare solo alla superficie, allo stereotipo dell’alta borghesia, del potente di turno che gioca con tutto e tutti, soffocando qualsiasi sentimento e rovinando immancabilmente le vite degli altri in nome dei propri interessi. E se la stessa messa in scena è una scontata e abusata dichiarazione di intenti, è proprio nella fotografia leccata di Kim Woo-Hyung [1], nelle insistite geometrie e nelle atmosfere forzatamente asettiche che il film (e, in parte, il cinema) di Im Sang-soo denuncia i propri limiti: estetica fine a se stessa, che si avvicina pericolosamente al vuoto pneumatico della famiglia Baek, soggetto/oggetto osservato come un pesce in un acquario.

Azzerando qualsiasi possibilità di coinvolgimento emotivo e assottigliando lo spessore umano dei personaggi, nonostante le buone intenzioni del ritratto sociologico e politico, Im disegna con squadra e righello un ipermelodramma familiare, condito da eccessi e personaggi grotteschi che alla lunga lasciano indifferenti. Non possono bastare, infatti, i riferimenti al degrado etico e morale della società sudcoreana contemporanea e al bassissimo profilo dei vertici politici [2] per riempire dei vuoti simulacri: l’attacco frontale all’attuale presidente della Corea del Sud, Lee Myung-bak, paragonato a Silvio Berlusconi, appare chiaro nelle dichiarazioni del regista/sceneggiatore, ma si scioglie come neve al sole sul grande schermo. In questo senso, The Taste of Money è un film politico che potrebbe risultare persino controproducente.
Le orge con prostitute d’alto bordo, il classismo esibito senza remore, l’ossessione per il controllo, lo sfoggio della ricchezza e di una cultura posticcia e l’ossessivo attaccamento al denaro e al potere sono note di un refrain che non può comporre uno spartito: The Taste of Money è un film che si accontenta della sontuosa ambientazione, dello sterile giochino metacinematografico – le proiezioni di The Housemaid (1960) di Kim Ki-young e di The Housemaid (2010) di Im, oltre al legame narrativo con la suddetta pellicola – e di qualche gag di grottesca comicità, come la sequenza di seduzione tra il giovane Young-jak e la diabolica signora Baek o la scazzottata tra Young-jak e l’insopportabile erede dei Baek.

Tra le pellicole più deludenti del concorso di Cannes 65, il film di Im Sang-soo si inabissa nella lunga parte finale con alcune forzature narrative poco condivisibili (la scena di sesso nel bagno dell’aereo, il risveglio del cadavere nella bara) che sottolineano inutilmente la natura grottesca dello script. Nota di chiusura su Darcy Paquet, creatore del sito KoreanFilm e selezionatore del Far East Film Festival di Udine, che veste i panni di Robert Altman (gulp!): una scelta che accentua gli incastri metacinematografici, ma che costringe Paquet a un improponibile confronto col resto del cast.

Note
1. Continua la collaborazione tra Im e il direttore della fotografia Kim Woo-Hyung, dopo le più proficue esperienze di La moglie dell’avvocato (2003), The President’s Last Bang (2005) e The Old Garden (2006). Importante anche il lavoro con il desaparecido Jang Sun-Woo: Bad Movie (1997), Bugie (1999) e il clamoroso fiasco Resurrection of the Little Match Girl (2002).
2. Le presidenziali coreane sono previste per il mese di dicembre.
Info
The Taste of Money sul sito del Festival di Cannes.
The Taste of Money sul sito del KOFIC.
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