Le grand soir

Le grand soir è un inno all’anarchia, la celebrazione (un po’ meccanica) degli indiani metropolitani, di quei personaggi marginali tanto cari alla poetica dei due cineasti. In questa sorta di rivincita degli ultimi su un sistema in crisi economica ed etica profonda e apparentemente irrimediabile, il punk più vecchio d’Europa Not incarna lo spirito di de Kervern e Delépine e probabilmente il disagio di una larga fetta del pubblico transalpino (e non solo), mentre l’ambientazione in una zona commerciale allarga i confini della satira.

Indiani metropolitani

I Bonzini gestiscono il ristorante La Pataterie, all’interno di una zona commerciale. Il figlio più grande, Not, è il più vecchio punk d’Europa. Il fratello, Jean-Pierre, lavora come venditore in un negozio di letti e materassi. Quando Jean-Pierre viene licenziato, i due fratelli si ritrovano. Le Grand Soir è la storia di una famiglia che decide di fare la rivoluzione a suo modo… [sinossi]

Le ovazioni del pubblico e il premio speciale della giuria di Un Certain Regard alla 65a edizione del Festival di Cannes sembrano raccontarci solo una parte dell’opera quinta di Gustave de Kervern e Benoît Delépine: le trascinanti interpretazioni di Benoît Poelvoorde e Albert Dupontel, maschere perfette di una comicità nonsense, sorreggono forse fin troppo un lungometraggio sinceramente politico, fieramente resistente, ma privo della forza graffiante di Louise-Michel (2008) e delle suggestioni visive e nostalgiche di Mammuth (2010).

Le grand soir è un inno all’anarchia, la celebrazione (un po’ meccanica) degli indiani metropolitani, di quei personaggi marginali tanto cari alla poetica dei due cineasti. In questa sorta di rivincita degli ultimi su un sistema in crisi economica ed etica profonda e apparentemente irrimediabile, il punk più vecchio d’Europa Not incarna lo spirito di de Kervern e Delépine e probabilmente il disagio di una larga fetta del pubblico transalpino (e non solo), mentre l’ambientazione in una zona commerciale allarga i confini della satira – i non morti, a trentaquattro anni dal cult movie Zombi (1978) di George A. Romero, sono europei e sembrano gli unici capaci di ribellarsi al sistema, liberi dalle sirene del consumismo. Ci si riconosce in Not e forse ancor di più nel fratello borghese Jean-Pierre/Dead, travolto dal tracollo/tradimento del suo fragile microcosmo: Le grand soir, western moderno e road movie circolare a detta degli stessi autori, pizzica le corde giuste ma con lo scorrere dei minuti sembra prigioniero della propria struttura narrativa, della location. Insomma, un manifesto politico condivisibile ma un po’ troppo retorico.

Complice l’efficace locandina del film, con l’indiano (Poelvoorde), il cowboy (Dupontel) e un cavallo in bella posa in un supermercato di un centro commerciale, è quasi inevitabile allacciarsi alla surreale stop motion di Panico al villaggio (2009) di Stéphane Aubier e Vincent Patar [1], lungometraggio indubbiamente interessante ma dal fiato un po’ corto. Anche Le grand soir muove i propri personaggi in un ambiente chiuso, dai contorni quasi paradossali, accumulando gag riuscite e imprevedibili snodi narrativi. Ma anche l’indiano, il cowboy e il cavallo di Kervern e Delépine alla lunga assomigliano a soldatini di plastica. Non mancano, come detto, sequenze fulminanti: Not che si prende gioco delle telecamere a circuito chiuso; il ballo di Not di fronte alla vetrata de ristorante e il controcampo degli allibiti avventori; la comparsata di Gérard Depardieu; Not e Jean-Pierre alla ricerca di un lavoro, con il curriculum fradicio.

Alla fine, dopo le risate, gli applausi e i pugni chiusi, si ha l’impressione che quacosa stia girando a vuoto, come se la contagiosa anarchia di de Kervern e Delépine si stia trasformando in una trappola dorata, in una (auto)celebrazione che scivola pericolosamente verso la ripetizione e la prevedibilità. E così, nonostante il giudizio complessivamente più che positivo, ci assale il timore che la poetica anticapitalista dell’irriverente duo possa cristallizzarsi in uno sterile marchio di fabbrica.

Note
1. Altro duo che in posizione decisamente più defilata e con l’aggiunta di Benjamin Renner era presente alla 65a edizione del Festival di Cannes con il delizioso Ernest et Célestine (Quinzaine des Réalisateurs).
Info
Il trailer originale di Le grand soir.
Le grand soir sul sito del Festival di Cannes.
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