Killer Elite

Killer Elite

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Nella componente dinamica, sviluppata su diversi livelli e forme di azione tanto corporea quanto balistica e dinamitarda, è possibile rintracciare il meglio di Killer Elite. La regia di  McKendry è solida, degna di un veterano: a brillare sono soprattutto i frequenti corpo a corpo che animano molti dei passaggi più convincenti sul versante action, filmati con un’aggressività e una crudezza che ricorda i capitoli della saga dedicata a Jason Bourne.

Assassini nati

Un gruppo di agenti della SAS diventa il bersaglio di un team di assassini mercenari denominato The Clinic. A ingaggiare The Clinic è un ex leader dell’Oman che vuole vendicare la morte del figlio. I killer di The Clinic sono specializzati nel far passare i delitti per incidenti fortuiti, ma stavolta se la dovranno vedere con i vigilantes impegnati a proteggere i membri della SAS… [sinossi]
Il sangue delle vittime va lavato con il sangue degli assassini.
– Sultano Amr bin Issa

Chi sono i fantomatici e temuti Uomini Piuma prova a spiegarcelo prima Ranulph Fiennes nel bestseller The Feather Men e adesso Gary McKendry con il suo esordio dietro la macchina da presa, Killer Elite, che del romanzo del 1991 firmato dall’ex ufficiale dell’esercito britannico, esploratore e scrittore, nonché membro in passato della misteriosa SAS (Special Air Service), è la trasposizione per il grande schermo. Del resto, chi meglio di Fiennes poteva raccontare e descrivere le intricate e machiavelliche strategie messe in atto dalla suddetta organizzazione segreta, creata per proteggere ex e attuali affiliati, oltre ai loro familiari, lui che per alcuni anni la fitta ragnatela di intrighi ha contribuito a tesserla. Eventi e volti che succhiano linfa vitale dalla storia vera, quella appurata e quella ancora celata nell’ombra, che l’autore ha riversato in una trama avvincente che mescola sapientemente azione e spy story. Ne è scaturito uno sguardo dall’interno, lucido e chirurgico, che ha fatto sì che le pagine prendessero spessore e potenza narrativa; caratteristiche che hanno permesso al romanzo di calamitare a sé l’attenzione di moltissimi lettori in tutto il mondo, ma che purtroppo sono venute meno nella sceneggiatura dell’adattamento cinematografico.

Da non confondere con l’omonima pellicola del 1975 diretta da Sam Peckinpah, con la quale condivide il titolo ma non gli esiti, Killer Elite di McKendry soffre il continuo calo di tensione dovuto a frequenti derive sentimentali e drammaturgiche che nello scritto affidato a Matt Sherring assumono macchinosi e verbosi connotati narrativi, a differenza della calibrata e perfetta fusione della materia letteraria appartenente al dna della matrice originale. Lo script, infatti, perde spesso la bussola e non riesce a giocare con i registri e i generi con la stessa facilità espressa dal romanzo. Piuttosto si appoggia agli stereotipi dell’action e del thriller di spionaggio, cercando invano il modo migliore per farli coesistere. Questo accade solo di rado, ma l’asticella tende praticamente quasi sempre a favore dell’azione, vera valvola di sfogo e scialuppa di salvataggio alla quale il regista e gli attori si aggrappano con le unghie e con i denti.

Ed è proprio nella componente dinamica, sviluppata su diversi livelli e forme di azione tanto corporea quanto balistica e dinamitarda, che è possibile rintracciare il meglio di Killer Elite. La regia di  McKendry è solida, degna di un veterano e si tramuta in scene d’azione che lasciano il segno: dalla sparatoria nel prologo messicano a quella del pozzo nel deserto, passando per il tentativo di fuga dal carcere nella fortezza dell’Oman. Ma a brillare sono soprattutto i frequenti corpo a corpo che animano molti dei passaggi più convincenti sul versante action, filmati con un’aggressività e una crudezza che ricorda i capitoli della saga dedicata a Jason Bourne: vedi ad esempio lo scambio di colpi proibiti tra i personaggi di Danny e Spike, rispettivamente interpretati dall’esperto del genere Jason Statham e dal versatile Clive Owen. Entrambi formano insieme a un De Niro in gran forma (vedere la sparatoria iniziale e la scena della metro per credere) un bel trio, che è l’altra nota positiva dell’operazione.
Al contrario, quando dall’azione si ripassa alle parole, l’adrenalina smette di circolare tra i fotogrammi e la componente thriller non riesce a mantenere a galla il tutto. Il ritmo decelera e i passaggi a vuoto si affacciano sullo schermo, lasciando negli spettatori che hanno letto il romanzo l’amaro in bocca e alla restante parte della platea solo lampi di buon intrattenimento.

Info
Il trailer di Killer Elite.
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