Il cammino per Santiago

Il cammino per Santiago

di

Nelle pieghe de Il cammino per Santiago si avverte il fremito di un sentimento amoroso familiare, quasi ci si trovasse a spiare l’intimo bisogno di una relazione intra-generazionale: letto sotto questo profilo il film acquista un valore testamentario unico, atto d’amore ricambiato di un figlio verso il proprio genitore. Se si esclude ciò, Il cammino per Santiago non può invece essere annoverato tra le migliori sortite registiche di Estevez.

La marcia del figlio

Un medico statunitense vuol recuperare il corpo del figlio, morto durante una tempesta mentre si stava recando in pellegrinaggio a Santiago de Compostela, in Spagna. Per capire cosa passasse nella mente del giovane durante quel viaggio, l’uomo decide di affrontare in solitaria il percorso di 800 km che lo separa dal centro spagnolo, portando con sé le ceneri del ragazzo. Durante il cammino, Tom incontrerà altri pellegrini, che lo aiuteranno a riscoprire il vero valore della vita… [sinossi]

Davvero particolare il percorso artistico compiuto da Emilio Estevez, figlio maggiore di Martin Sheen e fratello di Charlie Sheen: dopo essersi segnalato come uno dei volti nuovi più interessanti della Hollywood degli anni Ottanta (come dimostrano I ragazzi della 56ª strada di Francis Ford Coppola, Repo Man di Alex Cox e soprattutto il cult-movie adolescenziale Breakfast Club di John Hughes), Estevez ha esordito alla regia nel 1987, ad appena venticinque anni, ponendo la firma in calce a Wisdom, crime movie non particolarmente compatto ma senza dubbio godibile. Ma è con il successivo Men at Work (intitolato in Italia Il giallo del bidone giallo) che la schizofrenica poetica del rampollo di casa Sheen inizia a prendere corpo: da allora le sue incursioni alla regia si sono distinte per una libertà creativa pressoché irrefrenabile, con Estevez alle prese con le storie e gli approcci estetici più disparati. Titoli come Conflitti di famiglia, il misconosciuto Culture Clash in AmeriCCa e Bobby stanno a testimoniare la sorprendente poliedricità del cineasta e attore statunitense, sempre in grado di cambiare stile senza per questo dover minimamente snaturare la propria poetica, attenta a svelare il volto di un’America troppo spesso idealizzata e standardizzata, aprendo il fianco a disquisizioni mai banali sul sistema capitalistico e sulle sue storture e distonie.

In qualche modo parla di tutto ciò anche Il cammino per Santiago, sesta regia cinematografica in venticinque anni per Estevez, e opera tra le più personali tra quelle da lui messe in scena finora. Non tanto, e non solo per la presenza davanti alla macchina da presa tanto dello stesso Estevez nel ruolo del viaggiatore statunitense morto in un incidente di montagna mentre affrontava il faticoso percorso del cammino di Santiago, quanto di suo padre nelle vesti del padre del defunto, costretto ad attraversare l’oceano per raccogliere i resti del figlio e destinato a prendere il suo posto nel pellegrinaggio attraverso la Spagna dai Pirenei fino alla Galizia: chi ha dimestichezza con il cinema di Estevez sa bene quanto il cinquantenne nativo di New York ami ospitare sul set le interpretazioni dei suoi parenti. Ciò che davvero rende personale questa storia di elaborazione del lutto ispirata dai racconti di Jack Hitt è piuttosto il doloroso rapporto, carico di dolcezza, instaurato tra padre e figlio. Nelle pieghe de Il cammino per Santiago si avverte il fremito di un sentimento amoroso familiare, quasi ci si trovasse a spiare l’intimo bisogno di una relazione intra-generazionale: letto sotto questo profilo il film acquista un valore testamentario unico, atto d’amore ricambiato di un figlio verso il proprio genitore. Se si esclude ciò, Il cammino per Santiago non può invece essere annoverato tra le migliori sortite registiche di Estevez: ciò che conquista da subito è l’eccellente capacità del regista di cogliere l’umanità che prende corpo davanti alla macchina da presa senza bisogno di filtri, come palesato dal quartetto di protagonisti che affronta, novella Armata Brancaleone, il cammino alla volta della (supposta) tomba di Giacomo il Maggiore. Oltre al già citato Tom interpretato da Martin Sheen, i vari Joost (Yorick Van Wageningen), Sarah (Deborah Unger) e Jack (James Nesbitt) sono caratterizzati in maniera forse superficiale ma perfettamente in grado di creare una naturale empatia con il pubblico: Estevez è essenzialmente un regista di attori, e riesce a trarre dal proprio cast il meglio in ogni situazione.

Peccato che, nonostante alcune sequenze decisamente toccanti e ispirate, Il cammino per Santiago non sappia fare a meno di alcune cadute di tono francamente evitabili: l’intera sequenza con protagonista la comunità rom, per esempio, lascia completamente il tempo che trova, dominata com’è dai cliché e screziata da una dominante retorica difficile da sopportare.
Non è questa tra l’altro l’unica occasione in cui il luogo comune prende il sopravvento sull’ispirazione artistica, elemento che rende instabile la basica struttura narrativa del film di Estevez: resta in ogni caso il piacere di godere della classe cristallina di Martin Sheen, e di assistere ad alcune pagine di divertita ironia, spesso contagiosa. Ed è già qualcosa…

Info
Il trailer originale de Il cammino di Santiago.
Il cammino di Santiago sul canale YouTube Movies.
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-01.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-02.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-03.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-04.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-05.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-06.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-07.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-08.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-09.jpg
  • Il-cammino-per-Santiago-2010-Emilio-Estevez-10.jpg
[fbcomments width="700px"" num="10" countmsg="Commenti"]

Lascia un commento