Versipellis

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Il tema della licantropia in Versipellis, il cortometraggio diretto da Donatello Della Pepa presentato al XXXII Fantafestival di Roma.

Homo homini lupus

Una bestia feroce sta seminando panico e morte per le vie di Roma. Ma esistono dei legami tra gli efferati omicidi e due giovani gemelli, Giulio e Francesco Ferretti, uniti da un difficile passato familiare. Mentre il commissario Vanni indaga sugli strani delitti per riuscire ad anticipare le mosse dell’ignoto assassino, Giulio e Francesco iniziano a darsi la caccia, spinti da un istinto primitivo e selvaggio che non sanno spiegarsi, e che li poterà a incontrarsi prima che finisca la notte. [sinossi]

Anche in un’epoca in cui il vampiro ha decisamente vinto la sfida al botteghino, tornando a essere terreno di indagine tra gli autori più disparati (ultimi in ordine di tempo Tim Burton e Dario Argento), non è possibile sottacere sulla modernità della figura mostruosa del licantropo. Con la sua natura essenzialmente transgender e il tema della trasmutazione corporea che acquista una inevitabile centralità narrativa, il lupo mannaro ha incarnato la metafora del contemporaneo con ineguagliato potere orrorifico, pur continuando a essere utilizzato in modo saltuario, inadeguato o del tutto inappropriato. Anche per questo si saluta con un certo entusiasmo l’irruzione sul proscenio nazionale di Versipellis, cortometraggio diretto da Donatello Della Pepa che da alcuni mesi fa parlare di sé negli ambienti maggiormente attenti a quel che si agita nel sottobosco indie nostrano e che nei prossimi giorni sarà protagonista nel palinsesto del XXXII Fantafestival di Roma.
La licantropia non è stata affrontata con particolare continuità dal cinema italiano, neanche negli anni d’oro della nostra produzione di genere, durante i quali si è fatto ricorso con maggiore insistenza a fascinazioni gotiche, dalle ghost-story alle fiabe nere. È dunque con grande interesse che ci si avvicina al lavoro di Della Pepa, illuminato dal pallido chiarore della luna piena. Vale subito la pena notare come in fase di stesura della sceneggiatura il giovane regista (già conosciuto per Moebius – Chi bussa alla mia porta? e Imparare ad essere morto) sia stato coadiuvato da Luca Ruocco, a sua volta promotore, pochi anni addietro, del ritorno dietro la macchina da presa di Eddy Endolf (al secolo Marco Antonio Andolfi) con Riecco Aborym, nel quale a venti anni di distanza veniva ripreso il protagonista de La croce delle sette pietre, alias Il lupo mannaro contro la camorra, vero e proprio oggetto di idolatria per i cultori del trash (in)volontario.

Le similitudini tra Riecco Aborym e Versipellis si limitano però al solo soggetto indagato, vale a dire il tema della licantropia: la via scelta infatti da Della Pepa dimostra una consapevolezza del mezzo e una volontà di giocare con i dogmi del genere senza lasciarvisi asservire che manca completamente ai lavori di Endolf. Semmai il paragone all’interno del panorama indipendente italiano dovrebbe riguardare I dincj de lune, mediometraggio con il quale esordì nel 1999 l’udinese Lorenzo Bianchini. Ma si tratta in ogni caso di giochi critici che probabilmente lasciano il tempo che trovano. Quel che appare subito evidente in Versipellis è che la struttura narrativa sembra già protendersi un passo più in là, verso la lunga distanza: se c’è infatti qualcosa da imputare al bel cortometraggio diretto da Della Pepa, è l’eccessivo affastellamento di personaggi e sottotrame, alcune delle quali destinate inevitabilmente a essere sacrificate all’interno di un percorso che si dipana per poco più di venti minuti. Un sacrificio che in pur minima parte frustra le speranze degli spettatori, perché la storia della bestia che si aggira di notte per le strade di una Roma livida come non mai riesce davvero a coinvolgere, grazie alla regia accorta di Della Pepa, a un interessante utilizzo dei dialoghi e alla verve attoriale di un cast scelto con una lungimiranza non poi così comune nel vasto cosmo a se stante del cinema di genere: su tutti spicca un eccellente Lorenzo Pedrotti, che dopo aver lavorato con Mirko Locatelli (un regista che sull’indipendenza avrebbe più di una cosa da dire) è diventato un volto onnipresente nel cinema di genere dell’Italia contemporanea, grazie alle interpretazioni in Imago mortis e Krokodyle di Stefano Bessoni, Giallo di Dario Argento e il recente Paura 3D dei Manetti Bros.

Versipellis ha l’intelligenza di non lasciarsi ammaliare dall’intrattenimento puro e semplice, scavando nell’immaginario licantropico alla ricerca di una metafora non solo della bestialità insita nell’uomo, ma anche e soprattutto dell’inadeguatezza a vivere: Giulio e Francesco, gemelli con un vissuto familiare a dir poco traumatico, inseguono disperatamente una “nuova pelle” che permetta loro di affrontare il grande freddo che li circonda con una corazza in grado di difenderli dalle insidie che si nascondono tanto all’esterno quanto dentro loro stessi. Un’intrusione nel genere che si fa anche spaccato metropolitano credibile, doloroso, empaticamente autentico. Eppure sarebbe grave non rimarcare il valore del cortometraggio come horror tout court: grazie anche a uno stupefacente lavoro di trucco ed effetti speciali, la bestia irrompe in scena in tutta la sua fisicità, come evidenzia la splendida sequenza della trasformazione nel bar. Un’opera matura, che lascia intravedere un futuro roseo per Della Pepa e Ruocco, a sua volta regista di Alma [gotica], dalla seducente posa avanguardista, nonché membro della compagnia teatrale DoppioSenso Unico insieme a Ivan Talarico, al quale viene qui regalata un’apparizione speciale. Con la speranza che le belle intuizioni disseminate in Versipellis possano prima o poi trovare una loro naturale collocazione in un lungometraggio.

Info
Versipellis, il teaser.
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