Settimana della Critica 2012 – Presentazione

Settimana della Critica 2012 – Presentazione

È stato presentato a Roma il programma della Settimana della Critica 2012, ventisettesima edizione della più antica tra le sezioni autonome e parallele della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: nove opere prime alla ricerca del “nuovo”, seguendo uno schema oramai consolidato nel corso degli anni.

L’imprinting alla prima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dopo gli otto anni di regno incontrastato di Marco Müller fa confrontare gli addetti ai lavori, come d’abitudine, con il programma stilato dalla Settimana della Critica. Un palinsesto, quello messo in piedi dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, che non ha subito contraccolpi (almeno all’apparenza) dalle scosse telluriche che hanno investito la kermesse lagunare nel corso degli ultimi mesi: il comitato di selezione coordinato dal Delegato generale Francesco Di Pace – e composto da Goffredo De Pascale, Anton Giulio Mancino, Cristiana Paternò e Angela Prudenzi – esaurirà infatti solo il prossimo settembre il proprio mandato. Anche per questo motivo, con ogni probabilità, il programma portato all’evidenza dei giornalisti nel corso della consueta conferenza stampa nella sala 1 del cinema capitolino Quattro Fontane non ha riservato particolari sorprese: chiunque abbia avuto modo di seguire da vicino le evoluzioni della più antica delle sezioni collaterali della Mostra di Venezia nel corso degli ultimi anni difficilmente potrà glissare sul filo rosso che le attraversa, avvincendole strettamente tra loro.

Le opere prime pescate nel marasma di materiale ricevuto durante gli ultimi mesi, infatti, anche in questo 2012 sembrano a prima vista percorrere un tracciato oramai battuto con una regolarità indefessa, che rappresenta al tempo stesso il pregio principale e il difetto più riconoscibile della sezione. Se da un lato non v’è dubbio che tornare a ragionare sul cinema europeo come epicentro possibile (inevitabile) delle speculazioni sullo stato della “giovane” Settima Arte rappresenti una sfida affascinante e per molti versi doverosa, allo stesso modo dispiace constatare come non si sia cercato di osare di più, espandendo gli orizzonti fin dove l’occhio sia in grado di mettere a fuoco: se in piena era-Müller la scarna messe di raccolti in quel dell’Estremo Oriente e del bacino del sud-est asiatico da parte della SIC poteva essere facilmente spiegata con il fatto che tali aree geografiche rappresentavano il terreno di caccia grossa per la selezione ufficiale, oggi appare quasi delittuoso non volgere lo sguardo verso il grande fermento produttivo che ha investito l’Asia (e l’Africa). Ma a conti fatti il vero discrimine, com’è giusto che sia, è rappresentato dalla qualità intrinseca delle opere, e su questo si potrà mettere bocca (qualora fosse necessario, ça va sans dire) solo a partire dal 29 agosto, quando sugli schermi del Lido appariranno le immagini di Water, opera collettanea che raccoglie alcuni dei più interessanti talenti di Israele e Palestina, e che è stata scelto (fuori concorso) come film d’apertura.

Sarà poi la volta dei sette film in concorso, gruppo del quale fa parte anche un italiano, La città ideale di Luigi Lo Cascio, prodotto da Angelo Barbagallo e da Rai Cinema: il noto attore siciliano si confronta con un soggetto inusuale, che a prima vista sembra percorrere in discesa la strada della paranoia. Il resto della selezione, a voler rimanere nel mero campo statistico, spalanca il portone ai film diretti da donne: East Sleep Die di Gabriela Pichler, vitale ritratto di una ragazza di origine montenegrina nella Svezia che deve fare i conti con la crisi economica; No quiero dormir sola di Natalia Beristain, lento percorso di conoscenza e avvicinamento tra una giovane messicana e la propria nonna malata di alzheimer; Lotus di Liu Shu, altra istantanea sulla condizione della donna, inserita nel contesto di una nazione, la Repubblica Popolare Cinese, che pare ancora dover muovere i passi decisivi verso una reale uguaglianza sociale tra i sessi. In questo discorso sulle regie al femminile la parola fine spetta di diritto all’atteso Kiss of the Damned, opera prima della figlia d’arte Xan Cassavetes, film di chiusura fuori concorso che mette in scena il mito del vampiro in una chiave interpretativa che a prima vista sembra riallacciarsi ai succhiasangue post-modern prodotti da David Lynch per il solitamente sottostimato Nadja di Michael Almereyda: un’esperienza bizzarra che forse avrebbe meritato di concorrere per la vittoria finale.

A tal proposito, da quest’anno il premio del pubblico non sarà più assegnato dal Kino ma dalla sempre benemerita RaroVideo, tra le case di distribuzione home video italiane sicuramente quella che con maggiore coerenza ha perseverato nella (ri)scoperta del cinema visionario e d’autore: il migliore augurio per i giovani (e meno giovani) esordienti di quest’anno è quello di scalfire a tal punto la materia cinematografica da meritarsi negli anni prossimi un posto di diritto nel listino delle edizioni curate dai fratelli Curti.

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