Pinocchio

Pinocchio

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Il simpatico burattino Pinocchio corre a perdifiato, incrociando in tutta (troppa) fretta i gendarmi, Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, il Pescatore Verde e la Fata Turchina. E così una lunga serie di intuizioni grafiche non hanno tempo di sedimentare, di essere apprezzate appieno.

Quanta fretta, ma dove corri, dove vai…

Il falegname Geppetto si costruisce un burattino da un ciocco di legno e gli dà nome Pinocchio. Ma il burattino scappa e nei suoi numerosi incontri rischia di perdere la vita. Fortunatamente però arriva a salvarlo la Fata Turchina che lo cura insieme al Corvo, la Civetta e il Grillo-parlante. Pinocchio finisce nell´Isola dei Balocchi e viene trasformato in asino. Infine si ritrova nel ventre di un pescecane, dove ritrova e salva Geppetto, che con la sua barca era andato a cercarlo in mare ed era stato da questo inghiottito… [sinossi]
Naso di legno, cuore di stagno, burattino,
quando diventerai un bimbo come noi.
Pan di mollica, scansafatica, dove vai?
Sono un burattino, non mi fermo  mai!

Non è facile rapportarsi al Pinocchio di Enzo D’Alò, presentato alle Giornate degli Autori della 69. Mostra del Cinema di Venezia e vagito di un’industria cinematografica d’animazione che potrebbe finalmente (ri)nascere – definirla industria è probabilmente stolto ottimismo o totale pazzia. L’opera in questione mette in mostra evidenti pregi e altrettanti, e forse più, difetti, ma è l’importanza storico-economica a prendere il sopravvento su qualsiasi altra considerazione.Coproduzione europea (Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo) capitanata da Enzo D’Alò, questa versione del capolavoro di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, potrebbe avere per i destini del cinema italiano un peso specifico considerevole. Lo si capisce guardando oltralpe, sbirciando almeno un po’ tra le recenti produzioni transalpine: Ernest et Célestine del trio Stéphane Aubier, Vincent Patar e Benjamin Renner, Zarafa di Rémi Bezançon e Jean-Christophe Lie, Une vie de chat di Alain Gagnol e Jean-Loup Felicioli e, per non spingerci oltre, Mià e il Migù di Jacques-Rémy Girerd (con partecipazione italiana). Insomma, lo sappiamo da circa un secolo: si può fare animazione anche nel Vecchio Continente e addirittura tradizionale, senza computer grafica e 3D. E si può fare anche molto bene.

Augurando tutto il successo possibile al lungometraggio di D’Alò, vogliamo guardare positivamente a questo Pinocchio, ennesima e forse non indispensabile versione per il grande schermo –  L’altra speranza è Iginio “Winx” Staffi, col suo Not Born to Be Gladiators, aka Gladiatori a Roma: qualcuno storcerà il naso, ma sarà il caso di ricordare L’apetta Giulia e la signora Vita e gli esordi della computer grafica nostrana. Poi le cartucce saranno finite. Ed è per questo, in fin dei conti, che preferiamo porre l’accento sulla composizione delle inquadrature, sulle felici scelte cromatiche e sulla ricchezza dei fondali, che spesso mascherano i limiti del budget e di un character design non sempre convincente, piuttosto che sulla scelta azzardata di condensare in un’ottantina di minuti un racconto che avrebbe richiesto uno svolgimento più arioso.

Il simpatico burattino corre infatti a perdifiato, incrociando in tutta (troppa) fretta i gendarmi, Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, il Pescatore Verde e la Fata Turchina. E così una lunga serie di intuizioni grafiche non hanno tempo di sedimentare, di essere apprezzate appieno: dai viali alberati alle architetture dei paesi, dalla fugace impiccagione di Pinocchio ai conigli con la bara, per finire con un sacrificato paese dei balocchi. Probabilmente D’Alò e Umberto Marino avrebbero dovuto optare per una trasposizione infedele, sforbiciando senza remore, calibrando maggiormente la sceneggiatura e dando quindi più risalto alla caratura artistica dei paesaggi.

Pinocchio, che verrà gettato nella mischia natalizia, è un dignitoso prodotto per bambini, infiocchettato dalla gradevole colonna sonora di Lucio Dalla (anche se il ritmo sincopato che accompagna i tre medici al capezzale di Pinocchio ci è sembrato un po’ fuori luogo). Non  raggiunge le vette de La Freccia Azzurra, l’esordio di D’Alò datato 1996, ma ci permette di guardare avanti un po’ più speranzosi.

Info
Pinocchio sul sito delle Giornate degli Autori.
Il trailer italiano di Pinocchio.
Pinocchio sul sito della Lucky Red.
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