Forgotten
di Alex Schmidt
Alla prima opera sulla lunga distanza, il pluripremiato cortista tedesco Alex Schmidt con Forgotten si cimenta con un horror che definire classico è poco, visto il modo pedissequo e ben poco ispirato con cui segue ogni dettame del genere, senza essere in grado di mostrare la benché minima personalità autoriale. A Venezia 2012 nel fuori concorso.
Come ai vecchi tempi
Durante l’infanzia Hanna e Clarissa erano l’un per l’altra la migliore amica. Passavano insieme ogni vacanza con i loro genitori in una vecchia casa su una piccola isola. Poco dopo il nono compleanno di Hanna le due bambine persero i contatti fino a un inaspettato incontro venticinque anni dopo. Le due donne riprendono l’amicizia da dove l’avevano lasciata, e decidono spontaneamente di passare insieme alcuni giorni sull’isola, in memoria dei vecchi tempi. Quando Hanna scopre che una loro compagna di giochi del villaggio scomparsa da bambina non era mai più stata trovata, inizia a interrogarsi sul passato. Qualcosa di orribile era accaduto sull’isola… [sinossi]
A novembre nelle sale tedesche e probabilmente mai in quelle italiane, anche se i gusti dei distributori nostrani, che lasciano in moltissimi casi a desiderare, non escludono totalmente il rischio di vederlo materializzare nei prossimi listini, l’opera prima di Alex Schmidt approda in anteprima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, pescato sciaguratamente all’ultimo momento utile nel fuori concorso della 69esima edizione. Si tratta di Forgotten, esordio nel lungometraggio del pluripremiato cortista di Berlino, autore di piccole perle come Bass in Contra e Rabenmutter. Data la sua predilezione per il cinema di genere, esplorato in lungo e in largo con esiti davvero incoraggianti, la scelta di una commistione tra thriller psicologico e horror per il suo passaggio dalla breve alla lunga distanza non poteva che apparire scontato. Peccato che il risultato non soddisfi per nulla le aspettative dello spettatore, costretto a sorbirsi quasi due ore di shocker vecchio stile ma fuori tempo massimo.
Nelle intenzioni c’è il tentativo di realizzare un film su un amore deluso e amareggiato, sul lato oscuro degli esseri umani, sul rapporto intimo fra due ragazzine che distruggerà per sempre la loro vita e non solo. Le frecce nell’arco, però, falliscono in tutti i casi il bersaglio grosso. Schmidt finisce così con il portare sul grande schermo una raffigurazione mal riuscita degli abissi dell’animo umano intrecciandoli con elementi immaginifici. Cala personaggi e storia in un’ambientazione rarefatta che non offre via di scampo, una dimensione né dolce né spaventosa in cui ci si potesse perdere facilmente e dove fosse difficile distinguere tra la follia e la normalità, tra il bene e il male. Ma il tentativo si arena miserabilmente E il pensiero corre agli altalenanti H2Odio di Infascelli e al recente The Woman in Black di James Watkins.
In Forgotten Schmidt, alla pari della sua protagonista, asseconda in tutto e per tutto il titolo del film non mantenendo la promessa, ossia quella di fare bene, sciogliendo l’intero potenziale a disposizione come si scioglie la neve al sole. La pellicola si impossessa degli ingredienti ricorrenti nei generi chiamati in causa, ma senza personalizzarli, preferendo a un tentativo di originalità un più sicuro appiglio al cliché. Ne viene fuori una materia narrativa che assembla alla peggio gli ingredienti ripescati per l’occasione dal filone orrorifico, dalla casa isolata all’isola maledetta (The Ring docet), passando per bambine alienate e pericolose, abitanti psicolabili e l’uso continuo del sound effect, come appunto lo shocker old style impone, per amplificare l’effetto sorpresa. Quest’ultimo però è un lusso che il film del regista tedesco non riesce a permettersi, a causa di una costruzione della suspence ridotta a zero frutto di una prevedibilità quasi irritante. Demerito di una scrittura macchinosa, di un legnoso e inconsistente scheletro narrativo che palleggia in maniera confusa tra presente e passato attraverso incursioni temporali che danno origine a un “puzzle” drammaturgico scricchiolante, e soprattutto di uno sviluppo dei personaggi scarsamente delineato. Il tutto confluisce in un epilogo talmente telefonato da essere smascherato nella mente dello spettatore dopo pochissimo tempo. E questa è una trappola difficile da evitare per un regista che decide di avventurarsi sul campo minato del cinema horror.
Info
Il trailer di Forgotten.
- Genere: horror, thriller
- Titolo originale: Du hast es versprochen
- Paese/Anno: Germania | 2012
- Regia: Alex Schmidt
- Sceneggiatura: Alex Schmidt, Valentin Mereutza
- Fotografia: Wedigo von Schultzendorff
- Montaggio: Andreas Radtke
- Interpreti: Alina Sophie Antoniadis, Clemens Schick, Greta Oceana Dethlefs, Katharina Thalbach, Laura de Boer, Lina Köhlert, Max Riemelt, Mia Kasalo, Mina Tander, William Boer
- Colonna sonora: Marian Lux
- Produzione: Magnolia Filmproduktion, Wüste Film, Wüste Film Ost, Zweites Deutsches Fernsehen
- Durata: 104'


Venezia 2012 – Bilancio
Venezia 2012
Venezia 2012 – Presentazione