Intervista ad Ali Asgari
Un promettente cineasta lanciato sulle orme di Abbas Kiarostami, Jafar Panahi, Mohsen Makhmalbaf e Asghar Farhadi, in trasferta al Figari Film Fest. Ecco come è avvenuto l’incontro con Ali Asgari, questo giovane autore di cortometraggi nato in Iran ma stabilitosi negli ultimi tempi in Italia, che coi suoi lavori sta già facendo parlare di sé.
Più in particolare, si intitola Tonight is Not a Good Night for Dying il corto presentato allo scoppiettante festival sardo, dove noi lo abbiamo scoperto e diversi altri addetti ai lavori sono rimasti colpiti, sorpresi. Il pubblico di Golfo Aranci si è difatti trovato di fronte un cortometraggio assai breve, ma originalissimo nell’impostazione e capace di generare emozioni profonde: girato tutto in soggettiva, Tonight is Not a Good Night for Dying ci mostra per l’appunto gli ultimi istanti di vita di un uomo, precipitato violentemente in strada da una certa altezza. Prima lo schianto, sul marciapiede di un’affollata via di Teheran. Incidente? Suicidio? Le domande di rito e gli atteggiamenti più disparati si accavallano nella variegata folla accorsa accanto al corpo, un rivolo di gente osservato dagli occhi immobili del moribondo. Ma sarà un dolly dalle evidenti coloriture metafisiche a spingere lo sguardo verso l’alto, facendo un po’ di luce sull’oscura vicenda…
La grande cura formale e l’umanesimo di fondo presenti in questo lavoro ci hanno spinto ad approfondire la conoscenza di Ali Asgari, prestatosi volentieri a una breve intervista.
Il tuo cortometraggio Tonight is Not a Good Night for Dying era in concorso al Figari Film Fest e ha colpito l’attenzione degli addetti ai lavori. Puoi dirci come è nata l’idea di questo lavoro?
Ali Asgari: L’idea è nata quando uno dei miei amici mi ha raccontato la storia di un uomo morto dopo essere caduto da un balcone. Ma nessuno sa perché lui è caduto. E un altro amico mi aveva raccontato di quando era stato lui vicino a morire: mi ha detto così, “sentivo i suoni e vedevo la gente, le persone, ma non potevo fare nulla”. Perciò ho deciso di raccontare questa storia ma in un modo speciale, realizzando gli ultimi momenti di una persona che sta per morire. Avevo queste due azioni, un cadere e un morire, per cui dovevo trovare un rapporto tra loro. Mi sono quindi impegnato a trovare un motivo per la caduta e ho scelto il tradimento, perché questo è un soggetto che da sempre mi colpisce…
Hai pensato sin dall’inizio di girare Tonight is Not a Good Night for Dying in soggettiva? Puoi dirci qualcosa su una scelta stilistica così forte?
Ali Asgari: Sin dall’inizio ho pensato alla soggettiva perché volevo mostrare gli ultimi momenti di una persona che sta per morire; volevo rappresentare il suo mondo e cosa succede nella sua mente, per questo la soggettiva era per l’unico modo. Normalmente, quando vogliamo fare un film formale, la forma è più importante della storia e qualche volta succede che non ci sia nemmeno una storia, ma io volevo creare un’ambientazione in cui forma e storia fossero parallele. Fare un film cosi attento allo stile è però difficile, soprattutto se si tratta di un cortometraggio, perché quando facciamo i corti non abbiamo abbastanza soldi e dobbiamo farlo con pochi strumenti. Per fare un film formalmente valido ci vogliono tante prove e servono mezzi sufficienti, serve poi molto tempo ma io non avevo tutte queste cose: per esempio mi serviva un dolly molto alto, almeno 12 metri, ma in Iran ce n’era soltanto uno che viene affittato per i cortometraggi, così abbiamo deciso di prendere un dolly di 7 metri e costruire un piattaforma da 5 metri.
Dove è ambientato il cortometraggio? Chi sono gli interpreti?
Ali Asgari: Il film è ambientato a Teheran, in Iran. Solo alcuni sono veri e propri attori, difatti quattro di loro sono attori e gli altri sono abitanti di quella strada, cui abbiamo chiesto di fare le comparse.
In rete ci sembra di aver individuato due versioni differenti del tuo cortometraggio, una con la musica nella parte finale e una senza. Puoi spiegarci se è così, ed anche il perché?
Ali Asgari: Quando volevo montare Tonight is Not a Good Night for Dying non c’era abbastanza tempo per fare sound mixing e color correction. Quindi ho fatto sound mixing e color correction io stesso, in Italia, col mio computer personale. Ho messo una musica nella parte finale, ma non mi piaceva, perché la musica prendeva troppa attenzione e gli spettatori dimenticavano la storia oppure il suo perché. La qualità non era ancora buona, ma l’ho mandato ad alcuni festival, ed è stato selezionato in pochi festival fuori dall’Italia. Sono tornato in Iran e uno dei miei amici ha fatto sound mixing e collor correction, così l’ho rimandato ad altri festival. Questa volta il risultato era molto diverso, in tanti lo hanno accettato.
Per restare in tema, prima di arrivare a Golfo Aranci il tuo film ha girato parecchi altri festival?
Ali Asgari: Si, questo corto fino ad ora è stato in più di 35 festival in tutto il mondo, da Canada e America a Egitto, Turchia e paesi europei, ma ancora non in Iran.
Che atmosfera hai trovato, invece, al Figari Film Fest?
Ali Asgari: L’atmosfera a Golfo Aranci era molto amichevole, gli organizzatori molto modesti e quasi come amici, nel comportarsi con noi. Tutto ciò sebbene fosse la prima volta che li vedevo. I membri della giuria erano affabili e simpatici, quando invece in alcuni festival la giuria non parla mai con i registi. Golfo aranci, invece, è un posto molto bello e c’erano abbastanza spettatori, considerando una zona cosi piccola.
Quali sono stati i tuoi precedenti lavori cinematografici? E quali sono adesso i tuoi progetti?
Ali Asgari: Prima di fare questo cortometraggio facevo l’aiuto regista da quattro anni e ho lavorato in più di dieci lungometraggi, alcuni dei quali sono stati in festival prestigiosi come Cannes e Locarno. Questo è il mio primo cortometraggio fatto seriamente, ma dopo ne ho fatti altre due di corti, uno in Italia e un altro in Iran che si intitola Barbie e che, fino ad ora, è stato in tanti festival. In questi giorni sto scrivendo due sceneggiature, sempre per cortometraggi, che intendo poi realizzare nei mesi di ottobre e novembre…
Sei nato in Iran, ma in questo momento stai studiando e lavorando in Italia: come è maturata la scelta di venire qui?
Ali Asgari: Io volevo uscire dall’Iran per fare qualche esperienza cinematografica fuori e tornare dopo due o tre anni nel mio paese. Per me non era così importante quale paese, ma poi ho scelto Italia perché era un po’ più facile e conoscevo già la lingua, e in più perché nel cinema italiano avevo trovato alcune similarità a livello di senso, forma, struttura, contenuti e filosofia. Ma anche perché i registi iraniani famosi sono tutti influenzati dal cinema italiano, soprattutto dal neorealismo e dal periodo immediatamente successivo.
L’Iran negli ultimi decenni ha prodotto un cinema importante, autori di grande valore. Quali sono i registi del tuo paese di origine che preferisci e perché?
Ali Asgari: I miei registi preferiti sono Kiarostami, Panahi e Asghar Farhadi che recentamente ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero, con Una separazione. Questo perché mi piace un cinema che parli di società e consideri i problemi sociali quale tema principale; un cinema che parli dei rapporti tra le persone analizzando la società. Quindi il loro approccio mi piace. Non mi piace, invece, un cinema che all’uscita della sala mi faccia già dimenticare il film, infatti il film dopo l’uscita dal cinema non deve finire per gli spettatori, che devono pensare e devono restare coinvolti.
Cosa pensi, infine, del cinema italiano di oggi?
Ali Asgari: Prima di venire in Italia pensavo che il cinema italiano fosse ancora un cinema forte e importante nel mondo, perché non vedevo tanti film italiani e perché l’Italia ha una grande tradizione e un cinema importante nella storia mondiale, ma adessi penso che non sia forte come in passato. Ci sono pochi film importanti realizzati magari da registi vecchi, come Cesare deve morire dei fratelli Taviani. Ma ci sono anche alcuni registi più giovani che mi piacciono molto e proteggono il nome del cinema italiano alzando la bandiera d’Italia nei maggiori festival. I registi come Garrone, Sorrentino, Salvatores e Luchetti, per intenderci. Non solo tra i lungometraggi ma pure nel cortometraggio non ci sono tanti film interessanti. Nei festival italiani che qualche volta frequento, vedo tanti film commedia e fantastici di basso livello, che sono imitazioni e copie di indegni film americani. Io sento un’influenza molto forte del cinema americano, che secondo me sta per distruggere il cinema italiano nonostante questo, secondo me, abbia ancora tante cose da dire.





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