Cesare deve morire

Cesare deve morire

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L’uscita in DVD per la CG Home Video di Cesare deve morire ci permette di parlare ancora di uno dei film più riusciti dell’anno, vincitore dell’Orso d’Oro al festival di Berlino.

Nella sezione di Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia il regista Fabio Cavalli prova il “Giulio Cesare” di Shakespeare: come attori ci sono i detenuti, dei quali alcuni segnati dal “fine pena mai”. Quotidianamente, nelle celle, nei cubicoli dell’ora d’aria, nei bracci del penitenziario, il film documenta le cadenze oscure delle giornate dei reclusi e di come, attraverso prove che sempre più li coinvolgono nel profondo, s’innerva di forza e di vita la pagina del grande testo shakespeariano, fino al successo della messa in scena nella sala teatrale di Rebibbia… [sinossi]

La recente notizia che vede nuovamente protagonisti i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, designati dalla commissione dell’Anica per rappresentare l’Italia nella prossima corsa all’Oscar per il miglior film straniero, ci offre l’opportunità di parlare ancora di una delle opere più riuscite dell’anno. Dal momento della sua presentazione alla passata edizione del Festival di Berlino, Cesare deve morire non ha fatto che raccogliere consensi: Orso d’oro alla Berlinale, cinque premi al David di Donatello e soprattutto un grande successo di pubblico.

Si parte da un progetto semplice, l’idea di realizzare un film a basso costo sviluppando il lavoro che Fabio Cavalli, regista teatrale, compie ormai da anni all’interno del carcere di Rebibbia. Così i fratelli Taviani, 164 anni in due, eppure capaci di lavorare a un cinema sempre pieno di vitalità, si lanciano nell’impresa di riprendere la messa in scena del Giulio Cesare di Shakespeare interpretato dai detenuti della sezione di Alta sicurezza. Cinema che racconta il teatro, teatro che racconta la vita, Cesare deve morire parte così da una semplice rappresentazione, ma nel dipanarsi raggiunge le vette più elevate dell’espressione artistica fino a farsi esso stesso “opera d’arte”. Il film trascende i concetti di meta-cinema e meta-teatro ponendo l’accento altrove: nelle storie universali di uomini preda dei loro tormenti, dei loro conflitti, delle proprie ambizioni.

Mettere in scena Giulio Cesare in un carcere porta con sé diversi effetti. Significa, in primis, affidarsi all’essenza: corpi, parole, sguardi che parlano di sofferenze e passioni autentiche; significa, inoltre, offrire un’esperienza catartica a tutto tondo per il legame simbiotico tra i personaggi shakespeariani e gli attori, incarcerati per reati legati alla criminalità organizzata e che quindi ben conoscono la sete di potere e di ricchezza, il tradimento e la vendetta; significa, infine, offrire, attraverso questa esperienza, un percorso di riscatto. Parlare di libertà, di colpa, di redenzione, all’interno di un carcere e per mezzo degli stessi detenuti, trasmette una sensazione straniante e al contempo amplifica il valore di questi temi arrivando a fondere il racconto con la realtà.

Un’opera come Cesare deve morire, ponendosi al di là della storia e del medium utilizzato, mette in moto profonde riflessioni sulla natura stessa dell’arte, che si traduce qui in impegno civile, etico e morale arrivando perfino a scomodare il concetto stesso di “Sublime nell’arte”, non tanto nella sua accezione romantica, quanto piuttosto nella definizione con cui Longino, nel I sec. D.C., superando l’accezione tecnicistica del “bello”, attribuiva al “sublime” una valenza morale ed emotiva definita come “la risonanza di un animo grande”.
Uno dei punti di forza di questo lavoro risiede nella traduzione del testo nei dialetti di origine degli attori. Così facendo, il senso di verità che viene trasmesso è stupefacente al punto da rendere non troppo bizzarra la possibile lettura di Cesare deve morire come film di denuncia sociale e politica sull’Italia e il Giulio Cesare di Shakespeare come testo di intramontabile attualità.
Un’altra scelta contribuisce a infondere all’opera quel senso di unicità che la contraddistingue e consiste nel rappresentare il testo in un unicum spazio temporale, che non conosce celle, porte chiuse o altri limiti. Gli attori recitano sul palco o in cortile, nei corridoi come nelle proprie celle, senza porre un confine tra la loro vita e la rappresentazione.

A tutto ciò si aggiungano un lavoro sul sonoro ancora una volta accuratissimo e originale, com’è consuetudine nei film dei Taviani, che sottolinea, amplifica e suggerisce. Il montaggio di Roberto Perpignani (giustamente premiato con un David tutto per sé), compagno di viaggio dei Taviani sin dai tempi di Sotto il segno dello scorpione, ci mette sempre “quel qualcosa in più”: a lui sicuramente dobbiamo qualcosa per la realizzazione di una delle più belle sequenze del film, quella in cui vengono selezionati gli interpreti che parteciperanno all’impresa. Si aggiungano, infine, diversi riferimenti interessanti che rimandano chiaramente alla filmografia dei Taviani (come le porte sbarrate delle celle, inquadrate frontalmente e così simili alle porte che chiudevano in castigo il piccolo Giulio Manieri in San Michele aveva un gallo, o i sussurri dei carcerati che riecheggiano i sospiri della sequenza del paese in amore in Padre Padrone). Insomma, siamo dalle parti del capolavoro.

Da non perdere quindi anche l’edizione in DVD, uscita a fine luglio grazie a CG Home Video, in grado di offrire allo spettatore una visione perfettamente nitida e rispettosa della splendida fotografia in bianco e nero con cui è stato catturato gran parte del film. Oltre all’ottima qualità video e audio, il dvd è ulteriormente impreziosito dalla presenza di alcuni contenuti speciali tra i quali spiccano I diari di Cesare, backstage di ventotto minuti realizzato da Lorenzo Perpignani, che ci permette di assaporare l’atmosfera vissuta sul set, ma soprattutto le interviste agli straordinari interpreti del film: Salvatore Striano, Vincenzo Gallo, Juan Dario Bonetti, Antonio Frasca, Giovanni Arcuri, Cosimo Rega. Sono loro il cuore pulsante dell’opera e ascoltando queste voci diverse, le loro esperienze, le analisi, comprendiamo appieno la grandezza del lavoro realizzato e il difficile percorso di questi uomini, che non si stancano mai di ripetere quale sia il valore (sublime) dell’arte.

Info
La scheda di Cesare deve morire sul sito della CG.
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