L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva

L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva

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Sovrapponendo L’era glaciale 4 e il mediocre Madagascar 3 si può notare la costante e preoccupante coincidenza delle strutture narrative, della sovrabbondanza e tempistica delle gag, dell’utilizzo delle musiche e delle canzoni, della piattezza del character design, del ricorso sistematico a una pretestuosa tridimensionalità. Tra alti e bassi, tra impresentabili disastri e prodotti in fin dei conti discreti, Blue Sky, DreamWorks e affini producono e riproducono lo stesso film, conquistando sempre più spettatori e mercati, imponendo un gusto globalizzato che punta decisamente verso il basso.

Scrat e la Pesca gigante

Il cataclisma continentale causato da Scrat spinge gli amici Manny, Diego e Sid ad affrontare l’avventura più grande. A bordo di una zattera-iceberg, incontreranno diverse creature marine e affronteranno i pirati, ma soprattutto scopriranno un nuovo mondo… [sinossi]

Alcune questioni, più o meno interessanti, ruotano attorno a L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva, ennesimo capitolo di una serie che minaccia di continuare [1]. Il film diretto da Steve Martino e Mike Thurmeier, ancor prima di mostrare i passi in avanti tecnici ed estetici della Blue Sky, si offre come termometro dell’animazione nordamericana in computer grafica (e, di conseguenza e in perenne ritardo, della piatta controparte europea), avvinghiata al box office e artisticamente dipendente dai destini della Pixar. A farla breve, sovrapponendo L’era glaciale 4 e il mediocre Madagascar 3 – Ricercati in Europa si può notare la costante e preoccupante coincidenza delle strutture narrative, della sovrabbondanza e tempistica delle gag, dell’utilizzo delle musiche e delle canzoni, della piattezza del character design, del ricorso sistematico a una pretestuosa tridimensionalità. Tra alti e bassi, tra impresentabili disastri e prodotti in fin dei conti discreti, Blue Sky, DreamWorks e affini producono e riproducono lo stesso film, conquistando sempre più spettatori e mercati, imponendo un gusto globalizzato che punta decisamente verso il basso.

I suddetti passi in avanti della Blue Sky sono evidenti, enfatizzati da un 3D senza sbavature ma superfluo.  La sequenza della fantomatica deriva dei continenti, ad esempio, efficace soprattutto su uno schermo di ampie proporzioni,  non è tecnicamente all’altezza della perfezione grafica di Happy Feet 2, tanto per restare in territori ghiacciati, ma riduce sensibilmente il gap tra gli Studios di Chris Wedge e l’agguerrita concorrenza. Impossibile, almeno per il momento, chiedere alla Blu Sky una ricchezza nei dettagli (l’acqua, i peli degli animali eccetera) che si avvicini alle performance della DreamWorks o, ancor più distante, della Pixar. Eppure, forse nostalgici, continuiamo a preferire i fondali abbozzati e lo script solido del primo L’era glaciale, diretto nel 2002 da Chris Wedge e Carlos Saldanha.

La sceneggiatura, vivacizzata dalle anarchiche incursioni della mascotte Scrat, si rivela ben presto troppo esile, una sorta di collante tra una gag e l’altra. Didascalico nei contenuti, L’era glaciale 4 gioca la carta dell’eterno conflitto tra genitori e figli, mescolando avventure piratesche, intrecci romantici, disastri planetari e un po’ di scialbo teen movie. I primi turbamenti della giovane mammut Pesca, la fulminea love story tra grossi felini preistorici e la sfida tra il pacifico Manny e il sanguinario Capitan Sbudella non si sviluppano, sono frammenti di una scrittura da sitcom – impossibile, a questo punto, non citare il cortometraggio che precede il film, Il giorno più lungo all’asilo (The Simpsons: The Longest Daycare) di David Silverman, divertissement in CG che ci riconcilia con l’animazione smaccatamente commerciale.

Nota di chiusura sul doppiaggio, diretto da Marco Guadagno. La scelta di affidare alla voce di Filippo Timi il personaggio del mammut Manny, doppiato negli episodi precedenti dal più affidabile Leo Gullotta, si rivela poco felice. Il talentuoso attore perugino, già poco a suo agio come voce del roccioso Bane ne Il cavaliere oscuro – Il ritorno di Nolan, non riesce a dare corpo al personaggio. Discorso opposto per Francesco Pannofino, che si cala facilmente nei panni di Capitan Sbudella, e per il sempre affidabile Pino Insegno, voce storica dello smilodonte, aka tigre dai denti a sciabola, Diego.

Note
1.
L’episodio precedente, L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri, ha sbancato il box office: 886.686.817 dollari nel mondo, 195.385.000 negli Stati Uniti e 29.682.000 euro in Italia.
Info
L’era glaciale 4 su facebook.
Il trailer italiano de L’era glaciale 4.
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