Code Name: Geronimo

Code Name: Geronimo

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Resoconto dell’operazione che portò all’uccisione di Osama bin Laden, Code Name: Geronimo cerca inutilmente il coinvolgimento emotivo, lo spirito nazionalista, lo stupore dei mezzi tecnici, delle armi avanzate: ma tutto questo si adagia su una trama da piccolo schermo, su una regia priva di ispirazione che nemmeno una colonna sonora onnipresente e instancabile può risollevare o mascherare.

L’uomo nero

Sono passati dieci anni dagli attacchi dell’11 settembre: da allora, l’intellingence americano ha scatenato la più grande caccia all’uomo di tutti i tempi. Nel 2011 però, la CIA decide di selezionare un’unità speciale di Navy Seals, per una missione segreta in Afghanistan. Il nome in codice dell’obiettivo finale è Geronimo, lo stesso del temibile capo Apache capace di sfuggire per anni alle truppe americane dell’Ottocento. Nemmeno i membri del team conoscono il reale obiettivo di questa operazione, direttamente coordinata dalla Casa Bianca: trovare e uccidere Osama Bin Laden. Il gruppo si troverà ad affrontare e gestire una crescente tensione, che porterà ogni componente a riflettere sulle proprie vite, sui propri sogni e sul senso ultimo della missione, fino a trovare la forza e il coraggio per portare a termine il proprio compito… [sinossi]

La data d’uscita del modesto Code Name: Geronimo non è casuale, ma cerca (giustamente) di cavalcare la maratona elettorale statunitense, fortunatamente conclusa nell’unico modo accettabile. Il discorso di Barack Obama alla nazione che riecheggia nel finale del film appare quantomai calzante, una sorta di promemoria del magnetismo e del fascino mediatico che contraddistingue il primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America – ben poco condivisibile la scelta di doppiare Obama nella versione per il mercato italiano.
Il primo problema della pellicola diretta da John Stockwell (Turistas, Trappola in fondo al mare) è proprio legato al concetto di attualità e di utilità: come reagire di fronte a un film che cerca di raccontare, senza dati precisi o particolari rivelazioni, una storia che tutti conosciamo, rilanciata giorno dopo giorno dai canali televisivi di tutto il mondo, con trasmissioni, speciali e via discorrendo? L’impressione è che si sia lavorato frettolosamente, con poche idee, per anticipare altre produzioni (la mente corre a Kathryn Bigelow e al suo atteso Zero Dark Thirty).

Costretti a girare attorno a un’operazione militare dalle tinte poco chiare, regista e sceneggiatore (Kendall Lampkin) cercano di fare leva su un presupposto realismo, mettendo in scena alternativamente la preparazione dei Navy Seals, la pianificazione strategica dell’intelligence e qualche posticcio accenno alla dimensione umana e personale dei soldati. Il risultato è un ibrido, un war movie che occhieggia all’estetica dei videogiochi e che scivola su parentesi minimaliste fuori luogo, tra mogli fedifraghe, videochat bollenti e qualche lacrima. Code Name: Geronimo cerca inutilmente il coinvolgimento emotivo, lo spirito nazionalista, lo stupore dei mezzi tecnici, delle armi avanzate: ma tutto questo si adagia su una trama da piccolo schermo, su una regia priva di ispirazione che nemmeno una colonna sonora onnipresente e instancabile può risollevare o mascherare.

Il costante tentativo di rendere realistiche sequenze e immagini, tra footage, bianco e nero e soggettive in notturna da sparatutto, con tanto di cane addestrato, si arena di fronte agli eccessi della suddetta colonna sonora e a una serie di movimenti di macchina poco coerenti, come nella sequenza fuori dal bar, con la mdp che rotea senza motivo – un po’ come il machismo esibito, la scazzottata e le battute sessiste. Pietra tombale della pellicola è lo sguardo unidirezionale, la sommaria descrizione del nemico, dell’uomo nero, del Babau. Nessuna sfumatura e troppe finte certezze.
Il destino oltreoceano di Code Name: Geronimo (Seal Team 6: The Raid on Osama Bin Laden), relegato nel circuito televisivo, rende paradossalmente più interessante seguire l’andamento al botteghino italiano di questo film, scelto dalla Koch Media per il suo esordio nel mercato italiano. Primo titolo di un trittico calibrato sul grande pubblico, Code Name: Geronimo sembra però l’anello debole, ben lontano dallo spessore tecnico, artistico o narrativo dei più spettacolari Lawless di John Hillcoat e The Grey di Joe Carnahan.

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